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Carcere, tra sovraffollamento e nuovo pacchetto sicurezza le associazioni chiedono diritti e clemenza

Autore: Giuseppe Manzo
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Parlare di carcere e di diritti dietro le sbarre oggi rappresenta un atto di coraggio. In un Paese che mette a punto il nuovo decreto sicurezza dopo quello “Caivano” del 2023 racconta di un approccio politico-mediatico sulla giustizia e sull’inasprimento penale dei reati fortemente radicale. Eppure lo scorso 6 febbraio a Roma, dopo il Giubileo, un cartello molto ampio di associazioni si è riunito all’Università Roma Tre per mettere al centro la questione del sovraffollamento, dei suicidi e delle condizioni in cui vivono non solo i detenuti ma anche gli operatori, a partire dalla stessa polizia penitenziaria.

I dati

I dati aggiornati a febbraio 2026 sulla popolazione carceraria confermano una situazione di grave sofferenza del sistema penitenziario italiano e, in modo particolarmente evidente, degli istituti della Campania.
A livello nazionale, il tasso di affollamento ha raggiunto il 138,26%, con 63.703 persone detenute a fronte di 46.074 posti effettivamente disponibili.

Dei 51.271 posti regolamentari, ben 5.197 risultano non disponibili, segno di un progressivo deterioramento strutturale del patrimonio penitenziario. La situazione più grave si registra nell’istituto di Lucca, dove il sovraffollamento ha raggiunto il 257%.

C’è poi un altro dato dove si può comprendere come la narrazione dell’ “emergenza criminale” vada letta sempre in modo accurato. Su 63.499 detenuti totali di cui 47.857 con condanna definitiva, ben 16.690 devono scontare meno di due anni, ovvero oltre un terzo dei detenuti definitivi. Trovare un’alternativa a chi ha pochi mesi o al massimo 18-20 mesi da scontare, per reati piccoli, permetterebbe un primo grande passo per una migliore condizione carceraria.

“Il sovraffollamento crescente, oggi riguardante anche gli istituti penali per minorenni, le condizioni materiali di vita degradate, l’isolamento drammatico degli istituti penitenziari dal territorio, la difficoltà di garantire i diritti fondamentali nonché i percorsi di cura, lavoro e reinserimento per le persone recluse sono ormai ampiamente documentati”, ha affermato Caterina Pozzi, presidente nazionale Cnca. E poi ha aggiunto: “a subirne le conseguenze sono sia le persone detenute, in particolare le più vulnerabili, sia lo stesso personale penitenziario – compreso quello sanitario e socio-assistenziale – che opera quotidianamente in contesti che favoriscono il burnout”.

Durante l’evento romano – di cui si può leggere un’attenta cronaca di Ilaria Dioguardi su Vita – uno degli interventi più duri che lega questa condizione carceraria al nuovo decreto sicurezza arriva da Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone: “questo pacchetto sicurezza non aumenta la sicurezza dei cittadini ma riduce le garanzie, indebolisce i controlli e colpisce diritti fondamentali. È una visione della sicurezza fondata sulla repressione, non sulla legalità costituzionale”.

Non sarà semplice, ma l’intento di organizzazioni che vanno dalle Acli al Cnca, da Antigone alle centrali cooperative, da A Buon diritto al Forum Droghe, è quello di recuperare uno spazio di discussione e proposta che non preveda solo sbarre ma anche il recupero e l’inclusione.

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