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Perché hanno fiducia nella scienza. Perché è responsabilità civile. Per salvare vite. Per la salvezza di tutti. Sono tanti i motivi con cui gli operatori socio-sanitari e cooperatori sociali da tutta Italia lanciano la campagna #noicivacciniamo costruita insieme a Legacoopsociali, attraverso un video pubblicato sui canali youtube e social network (Facebook e Twitter) dell’Associazione che rappresenta oltre 2400 cooperative sociali.
“In questa emergenza senza precedenti è fondamentale intervenire sul territorio per prevenire nuovi casi e decongestionare gli ospedali. Per questo è necessario intervenire nelle comunità più fragili, come le strutture per anziani, dove quando il contagio arriva si propaga in modo velocissimo” spiega Tommaso Fabbri, coordinatore dei progetti di MSF nelle Marche. All’ospedale di Jesi intitolato a Carlo Urbani, team MSF stanno inoltre formando i medici di base impegnati ad assistere pazienti positivi a domicilio o negli hotel Covid, dove verranno accolte le persone in via di guarigione ma che hanno ancora bisogno di assistenza.
La memoria dell’Olocausto appartiene a tutto il mondo. Nei campi di sterminio nazisti si è consumato il “Porrajmos” (in lingua romanì “distruzione, annientamento”). Dal 1936 al 1945 furono sterminati 500mila rom e sinti dal regime nazi-fascista. Furono vittime dello studio per la “mutazione della psicologia razziale” essendo ritenuti “esseri deviati”, tra loro migliaia di bambini. Tra il 2 e il 3 agosto 1943 più di 4mila persone, in maggioranza donne e minori, furono sterminati nel “campo degli zingari” ad Auschwitz. È una memoria dimenticata come quella della partecipazione tra le fila partigiane di Amilcare Debar, il partigiano Taro della Brigata Garibaldi, che ebbe il riconoscimento ufficiale dal presidente Sandro Pertini. E oggi? Quali condizioni vivono le comunità rom, spesso accusate e discriminate dalla propaganda politica? L’associazione Chi rom e chi no e Chikù – Centro culturale e gastronomico di Scampia hanno realizzato e diffuso un video in cui prendono parole le nuove generazioni rom, ragazze nate in Italia, che chiedono casa e futuro per un’inclusione lontana dalla logica dei campi “istituzionali” o dal degrado in cui sono costretti per la propria sopravvivenza.
Gli effetti devastanti del ciclone Idai in Mozambico e nelle altre aree colpite continuano a farsi sentire e con la maggior parte delle comunità ancora prive di accesso stabile all’acqua pulita, i bisogni medici rischiano di aumentare. Medici Senza Frontiere (MSF) sta supportando il Ministero della Salute locale in particolare nel contenere l’epidemia di colera. Sono ufficialmente 1.400 i casi confermati in tutto il paese, ma le équipe di MSF hanno curato oltre 1.000 pazienti sospetti solo a Beira, e si preparano ad affrontare l’incremento di altre malattie trasmesse dall’acqua, oltre che di malaria, infezioni della pelle e respiratorie.
A Lecco un ristorante dove prima c’era la ‘ndrangheta. Un terreno confiscato alla camorra in provincia di Viterbo dove fare inclusione lavorativa. Un nido in un immobile che era nelle mani del clan dei casalesi a Casal di Principe. Sono le tre storie del documentario “Un bene di tutti”: tre cooperative sociali, La Fabbrica di Olinda, coop Alicenova e coop Eva, che recuperano e restituiscono alla comunità edifici, aziende e terreni confiscati. Il documentario è promosso da Legacoopsociali e realizzato dal videomaker Stefano Cioni nell’ambito di un tirocinio formativo con il quotidiano on line nelpaese.it, all’interno del Master Sociocom in comunicazione sociale dell’Università di Roma Tor Vergata.
Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che stanno intervenendo per rispondere alla devastazione del ciclone Idai in Mozambico, confermano che la situazione è sempre più allarmante. Le piogge intense continuano e nelle prossime ore o giorni, le autorità locali potrebbero essere costrette ad aprire le dighe per evitare che cedano, cosa che comporterebbe ulteriori inondazioni. È ormai evidente che si tratta di unasituazione estremamente grave che richiederà una imponente risposta d’emergenza.