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Venerdì, 17 Agosto 2018

IL "FRAGILE MOSAICO" DEL LIBANO: PROGETTO DI UN RACCONTO CON PRODUZIONI DAL BASSO In primo piano

Scritto da  Redazione Mar 22, 2018

Nessun muro è mai riuscito e mai riuscirà a fermare chi deve entrare . E certamente tutti i muri impediscono a chi sta dentro di vedere cosa accade fuori. Oltre i muri insanguinati con i quali la Fortezza Europa protegge le sue paure, oltre quel Mediterraneo diventato un cimitero di migranti, oltre le mobili linee del fronte, si dipanano storie, vicende e narrazioni che sono tessere indispensabili per leggere quel fragile mosaico che è il mondo contemporaneo.

Storie, vicende e narrazioni che abbiamo inseguito con #OverTheFortress , incontrando i migranti nei campi greci di Idomeni . Storie, vicende e narrazioni che abbiamo ascoltato nei laboratori tessili delle città turche di Gaziantep, di Kilis e di Antakya da voci di bambini. Bambini fuggiti dalla Siria in guerra , molti dei quali senza più familiari a fianco. Piccoli schiavi che sono i veri protagonisti di quel decantato miracolo economico che il Paese di Erdogan sta attraversando nel settore tessile . Vigliacche conseguenze di quei trattati di controllo che l'Europa ha energicamente preteso ma di cui non vuole vedere le conseguenze, pur prevedendo, nella sua legislazione, chiari meccanismi di tutela per i "minori non accompagnati" che riescono ad entrare nei suoi confini.

Ed è proprio questo non voler vedere che è alla base di tutte le nostre paure . Perché guardare al di là di questi muri, fa male e ti mette davanti tutte le tue responsabilità. Ed è proprio per questo che gettare lo sguardo oltre è una necessità , oltre che un dovere. Un viaggio, un viaggio vero, ha sempre un inizio ma non ha mai una fine. Le risposte che raccogli nel tuo cammino innescano altre domande che ti porterai dentro anche dopo il ritorno. Ripartire, per cercare altre risposte e scoprire altre storie da narrare , è un percorso che viene naturale al viaggiatore.

“Per noi, che abbiamo avuto la sorte di nascere dentro la Fortezza Europa – è scritto sulla pagina di Produzioni dal basso - il cammino non può essere altro che un cammino a ritroso di quello percorso dai migranti. Intere famiglie in fuga dalla guerra e che abbiamo incontrato ai confini d'Europa ci hanno raccontato del Libano , di grandi campi profughi dove parenti e amici si sono rifugiati. Uomini, donne e bambini sopravvissuti ai bombardamenti e alla pulizia etnica si sono aggiunti ai profughi palestinesi cacciati da Israele”.

“Abbiamo deciso di raggiungere questi campi, di parlare con queste persone, di raccontare le loro storie . E lo faremo in un momento delicatissimo per il Libano. Domenica 6 maggio , infatti, dopo ben nove anni di "democrazia sospesa" e di continui rinvii, si svolgeranno le consultazioni elettorali che eleggeranno il nuovo Governo”.

Stretto tra un Israele prevaricante e una Siria in fiamme, appetito da potentati economici come le ricche famiglie degli sceicchi del sud, attraversato da un flusso migratorio che non ha nessun altro sbocco, il Libano si gioca il futuro in uno scontro tra il Partito di Dio, sciita e filo iraniano, e lo schieramento filo saudita attualmente al potere.

Uno scontro che rischia di compromettere quel " fragile mosaico " mediorientale che ancora resiste nell'altra sponda del nostro stesso mare Mediterraneo. “Un viaggio è di per sé un racconto. ‘Fragile Mosaico’ - così abbiamo deciso di chiamare l'esperienza che faremo in terra libanese - vuole essere un tentativo di condivisione di questo racconto . E lo faremo con tutti i mezzi a nostra disposizione registrando e monitorando i diversi aspetti che animano questo luogo antichissimo e ricchissimo di diversità”.

A seguire questo viaggio sarà il Progetto Melting Pot Europa , che già ha lanciato la campagna #OverTheFortess , l'associazione Ya Basta Êdî Bese , e Borders of Borders . “Tante saranno le persone che ci racconteranno le loro storie, e tante saranno le storie che noi racconteremo. Tante le domande per le quali Fragile Mosaico cercherà di offrire, a chi ci vorrà seguire, strumenti per costruire risposte”.

“Con le riprese del reportage LA MERCE SIAMO NOI abbiamo mostrato diversi laboratori tessili sul confine Turco-Siriano, luogo di sfruttamento di migliaia di minori non accompagnati”. Con Fragile Mosaico invece “cercheremo di dare una fotografia rispetto soprattutto l'accesso all'istruzione nei campi profughi del Libano. Bambini ai quali la guerra, dopo l'infanzia, ha rubato anche la continuità culturale. La possibilità cioè, di seguire le tradizioni dei loro Paesi d'origine, maturare sicurezze sulle quali costruire la propria personalità, parlare la lingua dei loro genitori, studiare la loro storia, amare i loro poeti”.

Intere generazioni senza nome per le quali raccontare e raccontarsi è l'ultima speranza di sopravvivere con dignità in quel mosaico troppo fragile che è la storia contemporanea.

 

L'ultima modifica Giovedì, 22 Marzo 2018 10:35
Redazione

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