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Mercoledì, 24 Gennaio 2018

Foto Renato Ferrantini Foto Renato Ferrantini

ITALIANI, UN POPOLO DI MIGRANTI CHE CREDE ALLA BALLA DELL'INVASIONE In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 27, 2017

La traversata del Mediterraneo non si ferma nemmeno a Natale. In 400 sono stati tratti in salvo dalle navi delle Ong sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana. E tantissimi sono i minori che i volontari hanno recuperato da gommoni  e imbarcazioni. Alla vigilia di una campagna elettorale che vedrà nella caccia al migrante la propaganda principale, qual è lo stato delle migrazioni nel nostro Paese? La risposta è stata data alla giornata di studio "Per una nuova cultura delle migrazioni" dello scorso 22 dicembre organizzata dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli. L’evento è stato promosso dal  Master di I livello in “Immigrazione e politiche pubbliche di accoglienza e integrazione”(www.masterimmigrazione.com), co-finanziato dall'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (ISSM) del CNR e in collaborazione con il Centro Italiano Femminile (CIF), la cooperativa sociale Dedalus e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi).

Esperti e docenti universitari si sono alternati per tutta la giornata presentando dati, numeri e fotografia di un fenomeno che non riguarda solo gli “altri”

Italiani: popolo di migranti

Dalla seconda metà dell’800 al 1995 ben 35 milioni di italiani si sono spostati in altri Paese del Mondo. Tra il 2006 e il 2017 si è passati da 3 a 5 milioni di iscritti all’Aire. Questi i numeri presentati da Toni Ricciardi che cura il Rapporto “Italiani nel mondo”. A presentare un quadro dettagliato dei movimenti anche interni dei nostri concittadini è stato Michele Colucci del Cnr: il lavoro a chiamata e il pendolarismo sono le nuove frontiere di questa mobilità che insegue il lavoro, all’interno del divario strutturale Nord-Sud. La Campania (con Napoli) rappresenta la regione più giovane ma anche quella dove negli ultimi 10 anni ha visto aumentare il tasso di invecchiamento. La migrazione, secondo l’esperto, non è relativa alla direttrice Sud-Nord ma alle aree interne che si spopolano verso quelle urbanizzate.

Per quanto riguarda le persone che arrivano nel nostro Paese Monia Giovannetti di Cittalia ha specificato il numero dei richiedenti protezione nel mondo (65 milioni): ad accoglierli sono Turchia, Pakistan e Libano tra i primi tre Paese. Siria e Afghanistan, due Paesi in guerra, sono i primi due territori da dove partono questi richiedenti. Per quanto riguarda i minori non accompagnati in Italia sono 18 mila nel 2017.

Dall’altra parte, invece, viene fuori una narrazione che mette le Ong alla sbarra e usa termini come invasione per spiegare un fenomeno, quello delle migrazioni, che fa parte della storia dell’uomo: “il diritto a partire, a restare e a tornare” in un luogo. Per il professore Gian Carlo Blangiardo dell’Università Bicocca di Milano e Fondazione Ismu, nel presentare il Rapporto della stessa fondazione, parla di “opportunità che possono superare le problematiche che comporta questo fenomeno”. Ormai “non arrivano per il lavoro ma per i ricongiungimenti familiari mentre sono più le uscite che gli ingressi”. Blangiardo scatena anche il dibattito in platea perché sull’argomento caldo dello Ius Soli (definitivamente saltato in questo legislatura, ndr) dice che “la Costituzione deve far valere i diritti dell’infanzia come sancito dalla Carta”, di fronte alla domanda dell’importanza di una legge sulla cittadinanza. Sulla questione l’avvocato Roberta Aria di Asgi sottolinea “la parzialità dello Ius Soli perché relativa al reddito”.

L’integrazione possibile

Lavoro, prima di tutto.  A presentare i dati sull’occupazione e, soprattutto, sulla disoccupazione dei migranti è Stefano Ricci del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il Rapporto su "“Gli Stranieri nel Mercato del Lavoro in Italia”. Emerge un quadro molto altalenante che lega i flussi migratori alla richiesta di forza lavoro, soprattutto nei territori agricoli e nella manodopera a basso costo. Un trend in crescita, invece, riguarda l’imprenditorialità come rileva Maria Paola Nanni del Centro Studi e Ricerche IDOS/voci di confine con il Rapporto “Immigrazione e Imprenditoria”: “a questa crescita non corrispondono interventi e attenzione del dibattito pubblico mentre questi dati possono far guardare al migrante non come un problema ma a un’opportunità”.

Integrazione vuol dire anche benessere e salute. Alessandra Burgio dell’Istat con il Rapporto sullo “Stato di Salute della Popolazione Immigrata in Italia”. La salute migliora con l’integrazione ed è rischio “tra chi resta nelle fasce marginali” mentre vaccinazione e prevenzione aumentano tra i migranti.

Si affaccia, inoltre, un altro aspetto relativa alla salute: quella mentale. Discriminazioni, solitudine e povertà fanno aumentare la soglia del fenomeno tra i migranti. Non è un caso che di sofferenza psichica soffriva anche Bob Alagiee che per protestare nel centro di accoglienza in provincia di Caserta è stato sparato in bocca da uno dei titolari della struttura.

Giornalismo sotto accusa

Durante il dibattito non sono mancati i dati del Rapporto Carta di Roma. L’informazione è stata più volta messa sotto accusa dai relatori come corresponsabile di una narrazione distorta. A “mediare” tra le parti è stato anche il professore Giuseppe Gabrielli che coordina il Master: se i giornalisti devono “studiare” di più il fenomeno anche docenti ed esperti devono saper parlare “meglio” all’opinione pubblica per far arrivare studi scientifici e dati reali. Serve un lavoro di rete per non lasciare definitivamente il campo alla propaganda e alla paura.

L'ultima modifica Mercoledì, 27 Dicembre 2017 16:35
Giuseppe Manzo

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