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PIANO SOCIOSANITARIO: LE RICHIESTE DELLE COOP SOCIALI VENETE

Piano sociosanitario regionale: più riconoscimento per la cooperazione. Presto una nuova legge: rafforzamento delle cure territoriali e del servizio di assistenza domiciliare: questi i due punti del Piano sociosanitario della Regione Veneto (Pssr) affrontati nel convegno di ieri mattina “Legge regionale del 2002 e Piano sociosanitario regionale” organizzato presso la propria sede di Marghera da Legacoop Veneto, in partnership con Venezia Opportunità, azienda speciale della Camera di commercio veneziana.

 

 

 

Rafforzamento delle cure territoriali e del servizio di assistenza domiciliare: questi i due punti del Piano sociosanitario della Regione Veneto (Pssr) affrontati nel convegno di ieri mattina “Legge regionale del 2002 e Piano sociosanitario regionale” organizzato presso la propria sede di Marghera da Legacoop Veneto, in partnership con Venezia Opportunità, azienda speciale della Camera di commercio veneziana. Alla tavola rotonda, moderata da Loris Cervato, responsabile Settore sociale di Legacoop Veneto, hanno partecipato Leonardo Padrin e Claudio Sinigaglia, rispettivamente presidente e vicepresidente della Quinta commissione consiliare della Regione Veneto.

Al centro della mattinata di lavori la necessità di rivedere la legge regionale n. 22 del 2002 relativa all’autorizzazione e all’accreditamento dei servizi sociosanitari. La norma stabilisce, tra l’altro, gli standard di qualità necessari alle imprese per operare all’interno di strutture sociosanitarie e sociali accreditate. «Concentrandosi solo sulle strutture, la L.R. 22/2002 non si adatta agli ormai mutati bisogni di cura, assistenza e qualità di vita in Veneto» afferma Cervato spiegando: «Non sono minimamente presi in considerazione i servizi domiciliari, ad esempio, fondamentali per la nostra comunità ma non assoggettati al rispetto di alcun criterio qualitativo per essere erogati. Il che è paradossale. Dall’altra parte - continua Cervato - gli stessi dettami imposti dalla legge per le attività all’interno delle strutture sono troppo rigidi, e non permettono quella flessibilità necessaria, oggi, a garantire ai cittadini adeguati livelli quantitativi e qualitativi per tutta una serie di prestazioni».

Molti dei servizi di welfare che in Veneto hanno permesso di assicurare i livelli essenziali di assistenza sono stati in questi anni erogati dalle cooperative, come ha riconosciuto lo stesso Sinigaglia. Il quale, parlando dell’importanza del territorio e della cooperazione sociale quale attore fondamentale per lo sviluppo della comunità e del suo benessere, ha bacchettato il progressivo taglio alle risorse che l’ha riguardata. Il vicepresidente della Quinta commissione consiliare della Regione Veneto si è inoltre impegnato a inserire in una prossima proposta di legge l’accordo per cui tutte le cooperative sociali che gestiscono servizi sociosanitari presso strutture accreditate, potranno disciplinare il rapporto amministrativo ed economico direttamente con l’Azienda ULSS e gli enti locali, senza ricorrere al convenzionamento diretto o alla gara d’appalto per l’affidamento dei servizi. L’accordo è stato infatti sinora approvato solo con una delibera di giunta (luglio 2012), pertanto continuerà ad avere valenza meramente indicativa se non verrà trasformato in legge.

Durante la tavola rotonda Cervato ha infine sottolineato come il Piano di azioni nazionale per la Salute mentale, così come recepito dalla Regione Veneto (Dgr n. 1558 del 03 settembre 2013, Bur n. 81 del 24/09/2013), preveda essenzialmente solo misure di natura sanitaria in senso stretto (con un forte focus sul quadro clinico e sui trattamenti psicoterapeutici e psicofarmacologici destinati al paziente), e neppure citi il lavoro di cooperazione e associazionismo nel sociale. «Siamo soddisfatti che nel corso del convegno Padrin abbia riconosciuto le cooperative sociali fra le imprese che più si stanno distinguendo sul nostro territorio per la professionalità dei servizi erogati, una considerazione lontana dallo stereotipo che le vorrebbe ancora mere fornitrici di manodopera» osserva Cervato, che sulle possibilità prospettate dal presidente della Quinta Commissione, precisa: «Padrin ha detto che, a breve, il sistema della cooperazione sociale veneto potrebbe a tutti gli effetti diventare un attore riconosciuto nei tavoli politico-istituzionali e tecnici che elaborano e indirizzano le politiche di sviluppo e strategia del settore, anche nel campo sanitario in senso stretto, a partire dalla cura domiciliare. Attendiamo con fiducia il primo passo nella direzione di questo impegno».

Sempre nel corso della mattinata è stata anche illustrata la nuova Guida normativa sull’autorizzazione delle strutture e sull’accreditamento dei servizi sociosanitari (ex L.R. 22/2002), realizzata dall’Ufficio Qualità Accreditamento e Responsabilità sociale di Legacoop Veneto e presentata dalla responsabile Daniela Novelli. La pubblicazione raccoglie in un unico testo tutte le delibere di attuazione che interessano i soggetti gestori dei servizi, suddivise in una prima parte più generale che comprende quelle riguardanti trasversalmente tutti gli ambiti di intervento, seguita da altre tre parti che raccolgono la normativa relativa rispettivamente agli ambiti sociosanitario e sociale, salute mentale e sanitario (le delibere di attuazione che dal 2002 hanno affrontato i servizi erogabili dal mondo della cooperazione sociale di tipo A).

Redazione Veneto

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