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"ECONOMIA DELLA SOLIDARIETA: RIPARTIAMO DA QUI"

Assemblea regionale delle cooperative sociali dell'Umbria. "Abbiamo l’obiettivo di fare – insieme – il bilancio di una stagione della cooperazione sociale e provare a costruire – insieme – un nuovo modo di fare economia e di fare società. Un nuovo modo di produrre e distribuire ricchezza. Un nuovo modo di fare impresa, un’impresa fondata sulla cooperazione e sulla solidarietà, capace di costruire reti, generare valore e fare comunità".

 

 

 

"Oggi abbiamo l’obiettivo di fare – insieme – il bilancio di una stagione della cooperazione sociale e provare a costruire – insieme – un nuovo modo di fare economia e di fare società. Un nuovo modo di produrre e distribuire ricchezza. Un nuovo modo di fare impresa, un’impresa fondata sulla cooperazione e sulla solidarietà, capace di costruire reti, generare valore e fare comunità". Questo il tema dopo l'assemblea regionale delle coop sociali umbre.

I recenti dati forniti dall'ISTAT relativi al Censimento hanno evidenziato che il settore non profit è il settore più dinamico in Italia. Nel periodo 2001-2011 il settore non profit ha fatto registrare un’importante crescita arrivando oggi ad impiegare in Italia 4,6 milioni di volontari e 680 mila occupati. In Umbria le istituzioni non profit sono 6.200, 120.000 i volontari e 9.588 gli addetti. Oggi in Italia gli occupati delle cooperative sociali sono 365.000.

All’interno del settore non profit le cooperative sociali sono la forma d’impresa con le performance migliori. In dieci anni il numero delle cooperative sociali è cresciuto del 98% passando da 5.674 a 11.264 unità, mentre il numero di occupati è aumentato in modo ancora più marcato, ovvero del 115%. In anni di bassa crescita occupazionale la cooperazione sociale nel periodo 2001-2011 ha contribuito per il 38% al saldo occupazionale complessivo dell’Italia, garantendo la coesione sociale del Paese, svolgendo attività economica e producendo importanti esternalità positive per la collettività. In altre parole generando valore economico e sociale.

Le cooperative sociali sono imprese in cui la solidarietà è divenuta un valore imprenditoriale, organizzazioni della comunità, legate al territorio, in cui i soci ed i lavoratori svolgono un’attività d’impresa non per il profitto ma per contribuire al benessere generale. Nell’era dei flussi (informativi, finanziari, eccetera) e della globalizzazione in cui la ricchezza, a volte, viene “estratta” dai luoghi in cui viene prodotta le cooperative sociali sono saldamente legate al territorio e possono diventare motori di un nuovo sviluppo.

A livello regionale la ricerca sulla Cooperazione Sociale realizzata dall’AUR conferma il positivo trend nazionale. Negli anni della crisi le cooperative sociali umbre, in controtendenza rispetto alle altre imprese della regione, hanno infatti fatto registrare un costante incremento sia per il valore della produzione che per i lavoratori occupati. Pero' a fronte di una riduzione brutale delle risorse pubbliche per le politiche di welfare i cooperatori hanno cercato e stanno cercando di mantenere aperti i servizi (anche quando sono in perdita), di continuare a pagare gli stipendi ai lavoratori (anche quando i committenti non pagano da 2 anni), di dare continuità ai progetti di inserimento lavorativo (anche quando per spendingreview il lavoratore svantaggiato lo dovresti mandare a casa), di garantire il lavoro ai soci (anche se, per essere efficienti, bisognerebbe licenziare.

Tutto questo è stato possibile perché le cooperative hanno potuto utilizzare le riserve accumulate negli anni ed il capitale sociale versato dai soci. È grazie a queste risorse che non ci sono stati - sino ad ora - contraccolpi sul versante occupazionale. Al 31/12/2012 gli occupati nelle cooperative sociali associate a Legacoop erano 4730 in larga parte donne (75%), con un’alta incidenza di giovani e di persone altamente qualificate.Se una delle priorità – forse la prima - nella crisi, è garantire occasioni di lavoro ai giovani ed alle donne il sostegno alla cooperazione sociale dovrebbe essere uno degli obiettivi della politica economica del Governo.

In Umbria nel 2009 è stata ridotta l’esenzione IRAP a favore delle cooperative sociali di tipo A, che oggi sono assoggettate all’aliquota del 2,98% mentre in precedenza erano completamente esenti. Reintrodurre l’esenzione totale per le cooperative sociali di tipo A rappresenta una scelta di politica fiscale coerente con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale della regione. Auspichiamo che la Giunta Regionale ed il Consiglio Regionale in vista del prossimo DAP aprano un confronto serio su questo tema effettuando un’analisi Costi-Benefici del provvedimento di esenzione.

Valutando sia gli effetti negativi in termini di minor gettito che gli effetti positivi in termini di tenuta dei livelli occupazionali e dei servizi di welfare. “La situazione economica delle imprese cooperative sociali della nostra regione, spiega -Andrea Bernardoni- Responsabile della Cooperazione Sociale A.R.C.S. Di Legacoop oggi, è estremamente complessa. In molti casi non più sostenibile, in quanto i committenti pubblici (Comuni ed Asl) hanno trasferito sulle cooperative la riduzione dei finanziamenti non riconoscendo o riconoscendo solamente in parte gli adeguamenti dei contratti in essere.

La spesa per il welfare con la sua importante dimensione (circa un quarto del Pil italiano) rappresenta una delle leve che abbiamo a disposizione per far ripartire il motore della crescita nel nostro paese.”

In questa ottica la spesa per il welfare dovrebbe essere riqualificata, ridefinendo obiettivi e modelli di intervento, eliminando prestazioni inique e poco utili al sostegno della crescita. In alcuni settori, come quello del welfare sociale, andrebbe incrementata.

Presente anche il Presidente dell'ANCI Umbria, nonché sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che ha commentato” apprezziamo il lavoro delle cooperative sociali nella nostra regione, e insieme dobbiamo organizzare il modus operandi anche perchè l'Unione dei Comuni avranno sempre piu' la gestione delle competenze che si intersecano con questa realtà, e d'altro canto loro dovranno dimostrare, come stanno gia' facendo, le loro capacità professionali e finanziarie per dare insieme una risposta seria e congiunta”. In seguito alla crisi diversi governi, indipendentemente dall’orientamento politico, hanno individuato nei protagonisti dell’economia della solidarietà i possibili motori del cambiamento. Nel Regno Unito il governo di David Cameron ha lanciato il progetto Big Society basato sulla partecipazione dei cittadini e sul sostegno alle organizzazioni non profit; negli Stati Uniti anche Barack Obama ha dato un ruolo di rilievo alle organizzazioni non profit nel suo piano di rilancio dell’economia, ed infine la Commissione Europea nel febbraio 2011 ha lanciato la Social Business Initiativecon l’obiettivo di sostenere l’imprenditorialità sociale che per Barroso rappresenta uno dei motori a disposizione dell’Unione Europea per uscire dalla crisi.

Per tornare a crescere, anche in Italia ed in Umbria, si deve puntare con decisione sull’economia della solidarietà realizzando nuove politiche pubbliche capaci di liberare energie e competenze dei cittadini e delle comunità locali. Come ha evidenziato anche l'Assessore regionale alle Politiche Sociali Carla Casciari “il nuovo Welfare impone  ‘l’innovazione’ su più livelli e quindi negli ambiti di azione, nelle competenze manageriali, nonché nel sostenere reti di cooperazione più ampie dei Consorzi e una  forte unitarietà di intenti. L’amministrazione regionale – ha concluso -  ha definito percorsi di innovazione quali l’accreditamento dei servizi sociali sanitari, mentre la programmazione dei Fondi comunitari  è sempre più attenta a sostenere la ‘Social innovation’ come le proposte di legge sull’agricoltura sociale che possano sostenere in un percorso che riparta dalla ‘persona al centro’ una nuova economia sociale ‘3.0’ e che cioè ripensi organicamente l’architettura normativa dell’impresa sociale in Italia attribuendo un valore fondamentale al bene comune”.

Nuove politiche di welfare in grado di dare risposte adeguate ai bisogni sociali sperimentando nuove forme di collaborazione pubblico-privato. Nuove politiche di sviluppo locale che puntino sulla rigenerazione partecipata degli spazi pubblici per praticare nuove forme di economia e socialità. Nuove politiche economiche che, riconoscendo nel lavoro la priorità per il paese, investano risorse in quei settori ad alta intensità di lavoro (come il turismo e la cultura) sostenendo quelle imprese, come le cooperative sociali, che hanno dimostrato di saper coniugare crescita dei fatturati e degli occupati.

Per realizzare queste politiche sarà importante inserire nella programmazione europea 2014-2020 misure finalizzate a promuovere l’economia della solidarietà, sostenendo lo start-up e lo sviluppo delle varie forme di imprenditorialità sociale e puntando in modo deciso sull’innovazione sociale.

Redazione Umbria

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