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LAMPEDUSA, OLTRE LA CARTA IL GRIDO DELL'ISOLA

La tre giorni della Carta è stata un'occasione unica: i cittadini protagonisti dei problemi quotidiani e della loro voce sul tema dell'accoglienza. Il sindaco Giusi Nicolini, i piccoli imprenditori, gli studenti e le mamme hanno preso il microfono davanti ai 300 partecipanti provenienti da tutta Europa. Nel silenzio dei grandi media. 

 

 

 

Un'isola del Mediterraneo, una comunità come tante ci sono in Italia. Circa 5mila cittadini che con gli arrivi estivi vedono le loro presenze arrivare a 30mila. Ogni giorno tanti problemi di un territorio di frontiera lasciato solo in Europa ad affrontare un fenomeno storico. Il cimitero delle barche, quello dei migranti, la porta d'Europa e il Centro sorvegliato dai militari sono i segni visibili di questa realtà. I lampedusani, invece, vogliono poter esprimere il loro punto di vista e hanno potuto farlo nella tre giorni della Carta: nella sala conferenze dell'aereoporto hanno trovato decine di persone provenienti da tutta Europa pronte ad ascoltare. 

Il sindaco

“Il papa non finiva di stupirsi per quanto questa piccola comunità ha saputo affrontare flussi migratori che sono grandi per noi, ma non per l’Europa – ha detto Giusi Nicolini in apertura del Forum - se l’Europa con i suoi 500 milioni di abitanti non può ospitare le poche migliaia di persone che passano da Lampedusa, allora  il re è nudo. E’ evidente che le potenze europee non possono più ignorare la situazione”. Sulle politiche di frontiera che hanno influenzato il ruolo dell’isola e la situazione vissuta dai suoi abitanti negli ultimi anni il primo cittadino ha aggiunto. “Non basta chiudersi in una fortezza per difendere un’economia che è in crisi  nel Mediterraneo e nel mondo ci sono tante Lampedusa. Quindi la nostra isola può e deve diventare non solo la leva per costringere l’Europa a rendere effettivo il diritto d’asilo e a combattere veramente la tratta di esseri umani, ma deve diventare un posto dove si investe per farla diventare un modello”.

Il sindaco ha poi precisato: “Non vogliamo più essere la frontiera da militarizzare con un clima di continua emergenza, perché non è stata la geografia da sola a fare tutto quello che è stato fatto di Lampedusa. Vogliamo diventare un modello per tutte le Lampedusa del mondo, che potrebbero cambiare il loro destino se solo si cominciasse a guardare il confine in un modo diverso”. Nicolini ha sottolineato che la visita del Papa e il naufragio del 3 ottobre scorso hanno contribuito a una svolta nella percezione dell’isola nell’immaginario collettivo, rispetto al passato. “L’informazione è stata per troppo tempo la grancassa delle politiche propagandistiche che hanno fatto scempio dei diritti umani e dell’immagine dell’isola – ha spiegato il sindaco - La politica securitaria aumenta la propaganda e la paura. Qui le forze dell’ordine ci aiutano a soccorrere i migranti, come è successo con il naufragio”.

Piccoli imprenditori, associazioni, studenti

Dopo Giusi Nicolini sono stati i piccoli imprenditori e i commercianti a prendere la parola. Hanno letto una lunga nota sui problemi reali di chi vive l'isola: l'unico collegamento con la Sicilia è un aereo con costi proibitivi mentre la nave impiega 8 ore per raggiungere Porto Empedocle. Poi è stata la volta delle mamme: “Mancano le aule per cui i nostri bambini sono costretti a fare i turni di pomeriggio a scuola, ci hanno prospettato di fare lezione nei tendoni – ha raccontato Rossella – non ci sono le palestre, i nostri bambini non conoscono l’educazione fisica”. Un’altra mamma, Liliana, ha denunciato i problemi legati alla carenza di strutture sanitarie. “Per i nostri figli non abbiamo un ambulatorio pediatrico che possa dare i primi soccorsi ai bambini, ricorriamo all’elisoccorso, condizioni atmosferiche permettendo – ha spiegato – questo vuol dire che le vite qui sono in gioco”. A proprio dagli studenti isolani del Liceo Majorana, unica scuola superiore esistente sulla maggiore delle Pelagie è arrivato un monito: il linguaggio usato “non deve riprodurre le terminologie delle norme e dei codici” e deve proporre “un immaginario che pone l’essere umano al centro con la sua libertà di muoversi e abitare nel mondo”. 

I ragazzi di Askavusa, associazione attiva sull'isola, hanno denunciato a gran voce come Giacomo: "non entrerò nella retorica dell'accoglienza, ho subito anche minacce. Chi lavora in quei centri è vittima come i migranti, i colpevoli sono altrove. Per ogni migrante il governo paga 30 euro al giorno: quante cose potremmo fare con questi soldi?"

Una pioggia battente, anomala per l'isola, non ha fermato questa voglia di parlare. Purtroppo i grandi media, eccetto Rainews e la Tgr regionale, hanno disertato l'appuntamento. Lampedusa, invece, vuol rivendicare il proprio diritto di parola. Come ha detto Giusi Nicolini: "qui sono stati calpestati diritti dei migranti e di chi vive luoghi di frontiera". 

G.M.

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