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PALERMO, EMERGENZA CLOCHARD: SERVE NUOVA STRUTTURA

L’associazione Gli angeli della notte Onlus avvia una sottoscrizione cittadina per l’acquisto di sacchi a pelo e chiede, insieme a Pro.Vi.De., di aprire una nuova struttura di accoglienza, almeno per le donne e le coppie che dormono in strada: nel dormitorio pubblico solo 40 posti. Il 30 fiaccolata in memoria di Fia, clochard iraniano, a un mese dalla sua scomparsa

 

 

 

 

Oltre cento persone, anche in queste notti più fredde, continuano a dormire per la strada di Palermo in ripari di fortuna. Ad assisterli durante la settimana sono diverse associazioni che chiedono al comune di attivarsi per aprire, oltre a quello di piazza della Pace che ospita 40 persone, un secondo dormitorio pubblico.

“Ho scritto tre lettere al sindaco e all’arcivescovo - dice Giuseppe Li Vigni, presidente dell’associazione ‘Gli angeli della notte Onlus’ - per chiedere l’apertura di una nuova struttura, che potrebbe essere gestita da più associazioni insieme, dove potere dare accoglienza a queste persone, ma nessuno ci ha ancora risposto”. A pressare per l’apertura di un luogo di accoglienza per dare intanto riparo a donne e coppie è anche la suora missionaria Anna Alonzo dell’associazione Pro.Vi.De. “Ho chiesto anch’io un incontro all’assessore Agnese Ciulla che mi auguro raccolga la mia richiesta. Una prima necessità sarebbe quella di aprire un piccolo dormitorio almeno per le donne e le coppie che sono in strada – incalza la missionaria -. Si tratta, in particolare, di 4 coppie e nel complesso di una decina di persone. Avrei anche individuato alcuni locali e mi metto a disposizione anche per la eventuale gestione. Credo che una buona accoglienza si possa fare a partire dai piccoli numeri”.

Nel frattempo nessuno sta con le mani in mano soprattutto in queste notti più fredde. “Stiamo avviando una sottoscrizione cittadina per l'acquisto di sacchi a pelo da destinare ai clochard che dormono in strada – continua Giuseppe Li Vigni - mentre giovedì prossimo ci sarà una fiaccolata cittadina e una messa in memoria di Fia, un clochard iraniano di circa sessant'anni, che dimorava presso i gradini dell'hotel Ponte in via Crispi, chiuso ormai da anni. E’ in corso anche una raccolta per potere mettere una lapide, una stele con il nome di Fia nel cimitero”.

“Forse Fia si sarebbe salvato, se era alloggiato presso una struttura di accoglienza – continua Li Vigni -. A Palermo la Missione di Speranza e Carità, il dormitorio pubblico ed altre strutture caritatevoli, sono sature e non è possibile pertanto poter accogliere gli altri cento disperati, che in diversi svariati punti della città dormono all’aperto, in panchine o alloggi di fortuna ricavati nei pubblici giardini o sotto i portici della stazione centrale, in preda a mille pericoli”. “Vogliamo ricordare il nostro fratello con una messa in suffragio presso la chiesa San Pietro e Paolo, giovedì in via Bentivegna alle ore 20.00 ad un mese dalla sua scomparsa e da lì, al termine della funzione religiosa, procedere con una marcia silenziosa, verso la ‘Casa’ di Fia, l'ex Hotel Ponte in via Crispi, dove depositeremo dei ceri votivi che terremo in mano accesi durante la fiaccolata”.

 

Le criticità

 

Sono 40 le persone che per il momento dormono nel dormitorio pubblico di piazza della Pace, aperto dalle ore 20,45 alle 8 del mattino del giorno seguente. A raccontare le difficoltà della sua gestione ordinaria ma anche i progressi graduali che hanno avuto alcuni ospiti è Marina Scardavi, medico e membro dell’associazione La danza delle ombre. Nel dormitorio prestano servizio volontario, a vario livello, 15 volontari dell’associazione. Tra i volontari c’è anche un mediatore culturale africano del Senegal che aiuta soprattutto chi non è italiano. Al centro affluiscono, infatti, oltre che italiani, alcune persone originarie dello Sri Lanka, Bangladesh e di molti paesi africani.

“Di tante associazioni, presenti nella sua fase iniziale, siamo rimasti solo noi come associazione ad occuparci concretamente della gestione del dormitorio pubblico - dice Marina Scardavi - in collaborazione con i frati della onlus frate Gabriele Allegra che danno il sostegno economico. Io non capisco come si possa pensare di fare un secondo dormitorio quando noi non riceviamo pagamenti dal mese di maggio. Fortunatamente abbiamo una rete di solidarietà esterna che ci aiuta in tutte le situazioni in cui ci troviamo. Molte cose gravano, però, in questo momento sulla nostra associazione di volontariato e sui frati. Come mai per questo dormitorio non si è fatta avanti nessun’altra associazione per accreditarsi con il comune?. Allora di che cosa stiamo parlando?”.

“Combattiamo continuamente con i tanti problemi che si presentano ma quello che ci interessa è, principalmente aiutare realmente le persone accompagnandole in tutto quello di cui hanno bisogno che non è soltanto un’assistenza in senso lato – aggiunge ancora -. Tra noi volontari, dopo anni di esperienza, si è creata il clima di una vera famiglia e siamo contenti quando riusciamo veramente a sostenere chi è rimasto solo. Dopo un anno possiamo dire che riusciamo, anche se a fatica, a fare convivere pacificamente le persone che vengono in questo luogo di cui, in linea di massima, devi conoscere la storia per capire il modo migliore in cui le puoi aiutare”.

Redazione

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