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LAMPEDUSA, LEGACOOPSOCIALI: INDIGNATI DA IMMAGINI TG2

Legacoopsociali interviene dopo le immagini trasmesse dal Tg2 sul Centro di prima accoglienza di Lampedusa in cui si vedono migranti nudi in un cortile davanti ad altri ospiti e sottoposti a una doccia: "ci riconosciamo nelle parole del sindaco Giusy Nicolini"

 

 

 

 

Legacoopsociali interviene dopo  le immagini trasmesse ieri dal Tg2 sulle condizioni dei migranti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa: "ci lasciano indignati e pieni di amarezza. Nessuna situazione di emergenza e nessuna condizione di pressione possono giustificare un trattamento che mortifica la dignità delle persone ospiti di quel Centro e che insieme mortifica anche la dignità degli stessi operatori sociali. Legacoopsociali si riconosce nelle parole del sindaco dell’isola Giusy Nicolini che, commentando quelle immagini, ha detto: “bisogna provare vergogna”. Legacoopsociali aveva ribadito la propria posizione sulle politiche di accoglienza anche nel corso del III congresso nazionale svolto a novembre Nel video si vedono migranti nudi in un cortile e sottoposti a una doccia davanti ad altri ospiti e agli operatori. Sullo sfondo parla un migrante che racconta di altre cose viste durante i "65 giorni trascorsi" nel Cpsa di Lampedusa.  

Le reazioni

Duro il commento della presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. “Il trattamento riservato agli immigrati nel Centro di Lampedusa, documentato nel servizio trasmesso ieri sera dal Tg2, è indegno di un Paese civile”. Immagini che, secondo Boldrini, “non possono lasciarci indifferenti. Tanto più perché vengono dopo i tragici naufragi di ottobre e dopo gli impegni che l'Italia aveva assunto in materia d'accoglienza. Quei trattamenti degradanti gettano sull'immagine del nostro Paese un forte discredito e chiedono risposte di dignità”. Dall’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), un appello alle istituzioni. “Il governo italiano trovi soluzioni urgenti per migliorare gli standard di accoglienza nel Centro di soccorso e prima accoglienza per tutti coloro che, costretti alla fuga da guerre e persecuzioni, giungono sul nostro territorio in cerca di protezione”. Per l’Unhcr, è necessario rendere più veloci i trasferimenti dall’isola verso altri centri sul territorio italiano, ma la richiesta è stata avanzata alle autorità già da diverso tempo, a quanto pare senza risultati. “Sono anni che chiediamo alle autorità italiane trasferimenti rapidi da Lampedusa - ha dichiarato Laurens Jolles, delegato dell’Unhcr per l’Italia e il Sud Europa -. Il sovraffollamento che si verifica costantemente è insostenibile e dà origine ad una situazione nella quale, nonostante gli sforzi degli operatori umanitari, l’assistenza fornita è altamente al di sotto degli standard minimi” Padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli , affida a Twitter la propria indignazione. “Il silenzio del governo, sulle condizioni del centro di Lampedusa, vero lager, dice tutta quanta la nostra vera povertà”, e in un tweet rivolto alle istituzioni chiede:“I responsabili del governo italiano cosa dicono dinanzi alle immagini vergognose del centro di primo soccorso di Lampedusa?”.

L'inchiesta e la Ue

Il commissario europeo Cecilia Mellstrom annuncia una possibile procedura di infrazione: "Abbiamo già avviato indagini sulle condizioni deplorevoli in molti centri italiani di detenzione, incluso quello di Lampedusa, e non esiteremo a lanciare una procedura di infrazione per garantire che gli standard e gli obblighi europei siano pienamente rispettati”. Intanto La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un fascicolo di "atti relativi" sul trattamento antiscabbia cui sono stati sottoposti gli immigrati nel centro di contrada Imbriacola, a Lampedusa, in condizioni che appaiono inumane. Il reato ipotizzato è al momento quello di violenza privata, a carico di ignoti. Del fascicolo è titolare lo stesso procuratore capo, Renato Di Natale, che come prima mossa acquisirà la versione integrale del video
ripreso da un siriano ospite del centro di Lampedusa e parzialmente trasmesso dal Tg2. Il procuratore Di Natale ha deciso anche di interrogare il siriano che ha ripreso le immagini con il suo telefonino.

"Lampedusa accoglienza" risponde

''Non esiste né un lager né un campo di concentramento e le immagini dei migranti che si sottopongono ai getti sanitari è una consuetudine praticata a loro difesa''. Lo afferma Cono Galipò, amministratore delegato della cooperativa 'Lampedusa accoglienza' che gestisce il centro di Lampedusa. ''Non potete - dice - metterci alla gogna per qualche sequenza che non dice nulla di ciò che facciamo'', e ''lo spazio in cui tutto si svolge è sostanzialmente protetto dalle pareti degli stessi container. Non è vero che tutti vedono tutto''. ''Noi seguiamo una indicazione delle autorità sanitarie''. Si tratta, spiega, del ''protocollo da seguire quando si spruzza un prodotto come il benzoato di benzina'', un derivato della benzina, ''un prodotto venduto in farmacia. Non è mica Ddt o gas. Va diluito e con perizia distribuito sul corpo. Ma preferiamo nebulizzare lo stesso getto in modo da evitare rossori, bruciature, effetti collaterali. Tutto questo serve per evitare l'insorgere di malattie, di manifestazioni fastidiose, a cominciare dalla scabbia, da pruriti, dal rischio di fenomeni simili''. E il trattamento non viene praticato nei bagni perché ''abbiamo un container con appena sedici bagni. Un container dove quel giorno venivano ospitate 300 persone. E se avessimo spruzzato il benzoato di benzina nelle docce avremmo fatto correre dei rischi a tutti i migranti. Avremmo poi dovuto bloccare l'uso dei bagni, attendere di smaltire odori e prodotto. All'aperto si disperde tutto''. ''Quel video - aggiunge - falsa tutto. Qui si lavora notte e giorno con una abnegazione che tutti conoscono, senza mai tirarsi indietro su niente, sempre disponibili, pullman, mezzi e uomini pronti sul molo per ogni arrivo”.

Nonostante le spiegazioni le polemiche le accuse non si placano mentre i tanti interrogativi sulle condizioni dei migranti attendono ancora delle risposte. Resta la certezza che nel nostro Paese occorre rivedere completamente le politiche e le strutture di accoglienza.

 

 

Redazione

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