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TORINO, LA CRISI RIPROPONE LE MUTUE

La prima Società è nata nel 1848 a Pinerolo in Piemonte, regione che ha mantenuto viva la tradizione fino a oggi. Parla il presidente della Mutua pinerolese, che si occupa da 17 anni di assistenza parasanitaria: "Partiti con 170 soci, ora sono 2 mila"

 

 

 

Attorno alla metà del 1800, alcuni gruppi di operai iniziarono a riunirsi in associazioni nate per sopperire alle carenze dello stato sociale. Queste intervenivano con aiuti in denaro e assistenza domiciliare in caso di malattia, incidenti sul lavoro o licenziamenti: nacquero così le prime forme di previdenza, che hanno portato in seguito alle moderne pensioni. La prima Società di mutuo soccorso nacque nel 1848, a Pinerolo, in Piemonte; regione, questa, che ha mantenuto viva la tradizione delle cosiddette “mutue” fino ai giorni nostri.
 
Proprio a Pinerolo, da 17 anni, opera una delle società più attive in questo senso: nata nel 1996, la Mutua pinerolese ha scelto di muoversi quasi esclusivamente nel campo dell’assistenza parasanitaria. “Rispetto ad altre associazioni dello stesso tipo – spiega il presidente Federico Ferro – che si occupano di assistenza in senso lato, abbiamo voluto restringere il campo, occupandoci di tutto ciò che ruota attorno alle prestazioni sanitarie e ai ricoveri ospedalieri. Nel primo anno si tesserarono circa 170 persone; nel tempo la media è rimasta costante, e ad oggi ne abbiamo più di duemila. Ogni anno, circa il 13 per cento di loro ci chiede assistenza”.
 
Il meccanismo della Mutua è semplice, e assomiglia a una sorta di assicurazione sociale. Ogni anno, chi sceglie di associarsi paga una quota che varia in base alle prestazioni di cui vuole usufruire. Che variano dall’assistenza domiciliare ai rimborsi delle spese ospedaliere: “Uno dei servizi più richiesti – continua il Presidente – è la consegna a domicilio della spesa per le persone anziane. Poi ci sono altre forme di assistenza domiciliare per gli anziani che non sono totalmente in grado di badare a se stessi, magari per problemi di deambulazione. Abbiamo inoltre una rete di operatori che si occupano di assistere a domicilio le persone appena dimesse dal ricovero ospedaliero”. Ma gli operatori della “Pinerolese” possono lavorare anche all’interno delle strutture sanitarie. “Abbiamo personale qualificato ad assistere i ricoverati in Ospedale” prosegue Ferro “e che possono assistere i parenti dei malati nelle ore notturne”.
 
La società offre inoltre un servizio di rimborso dei costi legati a ricoveri e spese sanitarie. “Abbiamo varie formule di indennità per le degenze ospedaliere” precisa il presidente “oltre che per le spese ambulatoriali. Abbiamo inoltre convenzioni con associazioni come la Croce verde e con una rete di tassisti, grazie alle quali possiamo offrire anche il rimborso delle spese di trasporto. Da qualche anno abbiamo stabilito convenzioni anche con alcuni odontoiatri sul territorio, e possiamo garantire la pulizia dentale annua”.   
 
“Vorrei sottolineare – conclude Ferro - che le nostre sono tariffe calmierate. Quindi i soci pagano un costo estremamente contenuto. Per fare un esempio, per l’assistenza odontoiatrica si pagano 54 euro l’anno”. Una formula, quella delle mutue, che, con la crisi economica e i tagli alla spesa sociale, sta tornando di estrema attualità. In Piemonte, soltanto nel campo dell’assistenza sanitaria, operano tre di queste associazioni: oltre alla Pinerolese, ci sono la Cesare Balbo (società nazionale, con una sede a Torino) e il Consorzio mutue di Novara.
 
Queste e altre realtà sono state coinvolte in un ciclo di tre incontri, organizzato proprio dalla Mutua pinerolese, dal titolo “Crisi del welfare: le nuove solidarietà”. Che, nell’arco di tre eventi, si è proposto di indagare su come la società civile stia rispondendo ai tagli sulla spesa sociale. 
Agli incontri, tra gli altri, hanno preso parte il giornalista Lorenzo Guadagnucci e il direttore della rivista “Volontariato oggi” Giulio Sensi. 

Redazione (Fonte: Redattore sociale)

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