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VOTO ONU PALESTINA, TAVOLA DELLA PACE: BENE, ORA I NEGOZIATI

 

 

"Finalmente il mondo compie un gesto di pace in Medio Oriente, mette fine a decenni di ipocrisie, ambiguità e complicità, lancia un salvagente all’Autorità Nazionale Palestinese e torna ad investire sulla soluzione politica del conflitto più lungo del nostro tempo". Esprime grande soddisfazione Flavio Lotti della Tavola della Pace dopo i 138 sì alla Palestina come Stato non membro osservatore permanente al Palazzo di vetro. 

"Brava l’Italia - aggiunge Lotti - anzi, il bravo va al Presidente del Consiglio e a tutti coloro che hanno contribuito a mettere in un angolo la linea irresponsabile del ministro Giulio Terzi e dei finti amici di Israele. Votando SI il governo ha evitato all’Italia un pericoloso errore politico-diplomatico; ha ridato all’Italia un pizzico di quella dignità politica che abbiamo perso da tempo; ha ri-unito l’Italia alla comunità del Mediterraneo e alla gran parte dell’Europa; ha iscritto il nostro paese nell’albo storico dei paesi amanti della pace". Ora lo sguardo è rivolto al futuro e al dovere di riaprire i negoziati per porre fine al conflitto in Medio Oriente.

"Questa decisione non può e non deve restare isolata - continua Lotti. Sarebbe non solo sbagliato ma anche pericoloso. Questa decisione non migliora le condizioni di vita dei palestinesi. Dobbiamo evitare che le preannunciate ritorsioni di Israele le peggiorino ulteriormente. L’Italia e l’Europa devono agire immediatamente per riaprire i negoziati di pace e puntare a chiudere definitivamente il conflitto tra questi due popoli. Ad entrambi deve essere riconosciuto il diritto di vivere in pace su quella terra con gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa sicurezza. La formula è “due stati per due popoli”. E deve essere realizzata ora. Anche a costo di un’inedita e creativa “imposizione” internazionale. E’ l’ultima possibilità. E noi non possiamo permetterci di sprecarla. L’Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi - conclude - può fare molto. Ma deve continuare a fare quello che ha fatto ieri: assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Diamo all’Italia una politica di pace". 

Redazione

 

 

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