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CASE POPOLARI E ROM, AMNESTY: "A ROMA VIOLATI OBBLIGHI INTERNAZIONALI"

Rom discriminati nell'assegnazione di alloggi popolari dall'amministrazione capitolina: "un sistema a doppio binario di assegnazione degli alloggi che sta negando a migliaia di rom l'accesso a un alloggio adeguato. La denuncia in un rapporto di Amnesty International, ma dal Comune arrivano buone notizie. "Stanno considerando di annullare la circolare che impedisce ai rom di accedere agli alloggi"

 

 

 

 

"Il Comune di Roma sta tenendo migliaia di rom ai margini della società, con la tacita complicità del governo italiano". Questa l'accusa lanciata questa mattina da John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty international durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto. "Due pesi e due misure. Le politiche abitative dell'Italia discriminano i rom", tenutasi a Roma. Secondo il rapporto, l'amministrazione capitolina ha portato avanti "un sistema a doppio binario di assegnazione degli alloggi che sta negando a migliaia di rom l'accesso a un alloggio adeguato". Un sistema si assegnazione che per Dalhuisen "è congegnato e attuato in modo tale da condannare migliaia di rom, per semplici ragioni di etnia, a vivere in strutture segregate, al di sotto degli standard, in campi lontano dai servizi e dalle aree residenziali. Questa è una macchia per la città di Roma".

Politiche abitative che, secondo Dalhuisen, anche a livello nazionale non sono garantite a tutti, "in chiara violazione degli obblighi internazionali del governo italiano di eliminare la discriminazione, ai sensi del diritto internazionale come di quello dell'Unione europea, e di realizzare il diritto a un alloggio adeguato". A Roma sono oltre 4 mila i rom residenti nei campi autorizzati, spiega il rapporto, che subiscono "una discriminazione sistemica, anche quando fanno domanda di assegnazione di un alloggio pubblico". Rom che, secondo l'organizzazione, sono arrivati nei campi dopo "sgomberi forzati" e trasferiti in container o roulotte "all'interno di campi segregati, sovraffollati e recintati, costruiti e gestiti dalle autorità comunali. Questa circostanza limita profondamente le possibilità di integrarsi in una comunità più ampia e di trovare un impiego regolare".

Secondo Amnesty, per oltre un decennio i criteri per dare priorità alle domande di alloggio popolare hanno impedito ai rom di accedervi, nonostante la condizione di povertà. "Il richiedente - spiega il rapporto - doveva dimostrare di essere stato legalmente sfrattato da un alloggio privato in affitto, cosa impossibile per i rom residenti nei campi o sgomberati con la forza". Una sorta di sbarramento ribadito anche dalla precedente amministrazione comunale di Roma. Secondo Amnesty, dopo aver aggiornato i criteri di assegnazione degli alloggi popolari nel 2012, prevedendo la possibilità di dare priorità a quanti sono ospitati a titolo provvisorio da enti caritatevoli, "l'amministrazione municipale si è affrettata a chiarire, con una circolare, che quel criterio non si applicava nei confronti dei rom".

Al Comune di Roma, Amnesty International ha chiesto di annullare la circolare che impedisce ai rom di accedere alle case popolari durante un incontro tenutosi il 28 ottobre e le prime notizie sembrano andare nella giusta direzione. "Durante l'incontro - ha affermato Dalhuisen - l'assessore Rita Cutini ha affermato che il Comune stava considerando di abrogare l'ordine che di fatto escludeva i rom dei campi dall'accesso ad un alloggio pubblico. Sarebbe un passo importante nella giusta direzione. Non stiamo chiedendo che ai rom che vivono nei campi di Roma venga data la priorità nell'accesso alla limitata disponibilità di alloggi pubblici dal capitale. Chiediamo che abbiano uguale accesso, senza tener conto della loro etnia". Per Dalhuisen, "non può esservi alcuna scusa o giustificazione per le politiche discriminatorie in materia di alloggio. Il governo italiano deve rivedere le leggi e le prassi in materia di alloggio e rimuovere tutti gli ostacoli che discriminano i rom e li tengono. Intrappolati nei campi. Se le autorità italiane non agiranno immediatamente in modo adeguato e continueranno a violar la legislazione dell'Unione europea in modo così clamoroso, sarà più urgente che mai che la Commissione europea apra una procedura d'infrazione contro l'Italia".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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