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SOCIOSANITARIO: LA REGIONE ESCLUDE TAGLI LINEARI

Disabili assisti da operatori socialiSpending review, la Regione Veneto esclude dal taglio lineare le cooperative sociali di tipo A (servizi alla persona, ndr). Loris Cervato di Legacoopsociali Veneto: «Risultato fondamentale per la cooperazione sociale veneta. Primi e unici in Italia ad averlo ottenuto. Ora si tutelino anche le cooperative di tipo B». E continua il confronto serrato con i sindacati: "Tra le parti grande senso di responsabilità".

 

 

Dopo mesi di pressing contro l’applicazione “alla veneta” della spending review nel settore sociosanitario, la cooperazione sociale porta finalmente a casa un risultato decisivo.

Dallo scorso settembre, infatti, Legacoop - insieme a Federsolidarietà-Confcooperative, Agci e Compagnia della Opere del Veneto - ha continuato a denunciare la linearità del taglio del 5% imposto dalle aziende sanitarie regionali alle cooperative di tipo A e B, taglio che avrebbe comportato la perdita del posto di lavoro per 1500 lavoratori e un decurtamento generalizzato dello stipendio per tutti gli altri, con il conseguente calo della qualità e della quantità dei servizi offerti, a danno dell’utenza. 

 Accogliendo parte delle loro istanze, finalmente questa settimana il Consiglio regionale del Veneto ha approvato nel cosiddetto “decreto omnibus” alcune fondamentali modifiche all'applicazione della spending review nel mondo del sociale e del non profit: le cooperative sociali che realizzano interventi sociosanitari a carattere residenziale e semiresidenziale non saranno più assoggettate al taglio lineare del 5%, come  inizialmente previsto. Il provvedimento impone, infatti, a ogni ULSS una riduzione della spesa complessiva annua - sulla consuntivata per l’anno 2011 - rispettivamente pari a - 0,5% per il 2012, - 1% per il 2013 e - 2% a decorrere dal 2014, rispetto all’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati per l’assistenza specialistica ambulatoriale e ospedaliera, fra i quali sono incluse le cooperative sociali di tipo A. Alla luce di queste nuove disposizioni di legge, le aziende sociosanitarie regionali potrebbero quindi anche scegliere di non tradurre le iniziative di razionalizzazione della spesa in una riduzione di costi imposta alle cooperative, e la riduzione, ove vi fosse, dovrebbe comunque mantenersi ben al di sotto dalla soglia unica del 5% ordinata lo scorso settembre e dovrebbe differenziarsi caso per caso.

«Si tratta di un risultato fondamentale ottenuto dal fronte unico e condiviso della cooperazione sociale veneta contro l’ingiustizia dei tagli lineari: siamo la prima regione in Italia ad aver centrato un obiettivo così importante - commenta Loris Cervato, responsabile del settore sociale di Legacoop Veneto - Per le cooperative di tipo B, che inseriscono al lavoro persone svantaggiate e soggetti deboli, la situazione rimane però fortemente critica. Se non si provvederà a preservarle con misure ad hoc, almeno 500 soggetti svantaggiati perderanno il lavoro, sacrificati sull’altare della razionalizzazione della spesa. E questo non può e non deve accadere. È necessario anche su questo fronte che la Regione intervenga presto».

Intanto Il settore sociale di Legacoop Veneto continua la trattativa con i sindacati, per scongiurare ulteriori aggravi dei costi per le cooperative piegate dalla crisi e per evitare, dall’altra parte, che i provvedimenti all’insegna del rigore e dell’austerità si abbattano in toto sui soci lavoratori.  «Il clima è collaborativo e sereno - spiega Cervato - e tutte le parti stanno dimostrando un grande senso di responsabilità».

Secondo le stime del sistema della cooperazione sociale veneta, l’applicazione della spending review nel solo settore sociosanitario, se non saranno modificate le indicazioni sinora impartite a livello regionale, comporterebbe 1500 posti di lavoro in meno e decurtamento dello stipendio per i fortunati che non rimarranno disoccupati, con il conseguente calo della qualità e della quantità dei servizi offerti, a tutto danno dell’utenza. 

Redazione

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