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INNOVAZIONE SOCIALE: DA NAPOLI PARTE UN LABORATORIO

Un laboratorio di idee per lo sviluppo dell’innovazione sociale. L’occasione è offerta dal seminario “Innovazione e impresa sociale” che si è svolto oggi a Napoli, per iniziativa dell’Agenzia per la promozione della cooperazione sociale L’Ape, già ideatrice di una campagna partecipativa sul tema. Paola Menetti: "La prima, vera innovazione sarebbe considerare i diritti delle persone non come marginali". 

 

Innovazione. Se ne parla tanto e spesso non si sa bene come orientarsi. Se poi si aggiunge "sociale" si apre un mare magnum di idee e possibilità. L'Europa prevede quasi mille miliardi su questo tema da spendere nei Paesei dell'Unione. 

Il Laboratorio

Parte da Napoli il laboratorio di idee per lo sviluppo dell’innovazione sociale. L’occasione è offerta dal seminario “Innovazione e impresa sociale” che si è svolto oggi a Napoli, per iniziativa dell’Agenzia per la promozione della cooperazione sociale L’Ape, già ideatrice di una campagna partecipativa sul tema.

Al centro della discussione l’obiettivo “Europa 2020”, la nuova strategia politica promossa dalla Commissione Europea a sostegno dell'occupazione, della produttività e della coesione sociale. L’innovazione sociale può essere definita come lo sviluppo e l'implementazione di nuove idee per soddisfare le esigenze sociali e produrre nuove relazioni sociali o collaborazioni, mirando a migliorare il benessere della collettività. È un concetto che si basa sulla creatività dei cittadini, delle organizzazioni della società civile, delle comunità locali, delle imprese e dei servizi pubblici, sulla loro capacità di migliorare le possibilità di azione degli individui. Ma in che modo le imprese no profit, e anche quelle profit, possono creare concretamente innovazione?

Le opinioni

“Si tratta di una riflessione futurista – spiega il presidente dell’Agenzia L’Ape, Luca Sorrentino - ma riferita a un futuro prossimo perché l’arrivo di risorse da utilizzare secondo le linee guida europee è vicino. Del resto innovare è quello che la cooperazione sociale cerca di fare da più di 30 anni, adesso si tratta però di ripensare alle politiche di welfare mettendo al centro i beneficiari degli interventi, creando partecipazione dal basso”. Dello stesso avviso la presidente di Legacoopsociali Paola Menetti: “Occorre parlare di innovazione senza perdere di vista il contesto in cui ci muoviamo. La prima, vera innovazione sarebbe considerare i diritti delle persone non come marginali, ma come il fondamento di ogni altra scelta, perché è di questo che ha bisogno il nostro Paese”.

Sullo stesso tema è intervenuto anche l’esperto di politiche sociali Sergio D’Angelo: “Ovviamente bisogna fare i conti con il problema delle risorse che non è vero che non ci sono, solo si decide di destinarle ad altro. La verità è che l’innovazione sociale deve entrare di più nelle pratiche, implicare il coinvolgimento delle persone, uscire dallo stretto perimetro di una visione del welfare destinato solo agli ultimi e attraversare trasversalmente la società”. L’innovazione è sociale nella misura in cui porta alla nascita di nuovi modelli sociali anche secondo l’economista Marco Traversi: “Il cuore sono le idee, soprattutto quelle dei giovani, capaci di produrre un reale impatto sociale, se ne parla già da un bel po’ in Europa, è ora di discuterne anche in Italia. Di fronte alla scarsità di risorse pubbliche per sostenere il welfare, ci dobbiamo inventare qualcosa di nuovo”. Presenti al dibattito anche il preside di Scienze Politiche e il direttore dell’Agenzia L’Ape Giacomo Smarrazzo, che ha moderato i lavori.

L’Ape è il consorzio senza scopo di lucro nato nel 2001 dalla volontà di organizzazioni del no profit: Drom – Consorzio nazionale della cooperazione sociale, Banca Popolare Etica e Coopfond S.p.a.

Redazione (Maria Nocerino da www.napolicittasociale.it)

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