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STAZIONE MEDITERRANEO: A NAPOLI CONFRONTO SU ACCOGLIENZA E DIRITTI

E’ stato presentato oggi a Napoli, nella sede di Gesco (a sinistra un momento del dibattito), il reportage realizzato per raccontare le esperienze di integrazione sociale dei migranti, attraversando il Sud Italia, dalla Calabria fino a Roma, passando per Napoli.Tra le testimonianze raccolte nel video ci sono quelle degli operatori sociali delle coop sociali Dedalus e Casba, e della squadra multietnica Afro-Napoli United. 

 

La cronaca dell'evento a cura del portale Napoli Città Sociale (Alessandra Del Giudice) 

 

E’ stato presentato oggi a Napoli, nella sede di Gesco “Stazione Mediterraneo - Storie dell’Italia che accoglie e include”, un documentario realizzato per raccontare le esperienze di integrazione sociale dei migranti, attraversando il Sud Italia, dalla Calabria fino a Roma, passando per Napoli.Voluto dalla Presidenza del consiglio dei ministri e dall’Unar, ha la voce narrante di Erri De Luca.

“Stazione Mediterraneo – Storie dell’Italia che accoglie e include”, promosso da Legacoopsociali, Presidenza del Consiglio dei Ministrie Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali - Unar, e realizzato dalle testate Nelpaese.it e GiornaleRadio Sociale, dal progetto Visioni Sociali, in collaborazione con l’agenzia Redattore Sociale, è stato presentato questa mattina nell’Aula Magna del gruppo di imprese sociali Gesco di Napoli (via Vicinale S. Maria del Pianto 61, complesso polifunzionale Inail, torre 1). Dopo la proiezione del video si è svolta una tavola rotonda sui temi proposti dal reportage, moderata da Ida Palisi, direttore del portale Napoli Città Sociale.

“La nostra sfida – hanno spiegato Giuseppe Manzo, direttore della testata Nelpaese.it che ha coordinato il documentario, e Fabio Piccolino, redattore del Giornale Radio Sociale - è quella di raccontare il sociale attraverso le immagini. Iniziative come questa vanno nella direzione di far uscire allo scoperto il lavoro che fanno quotidianamente le organizzazioni sociali, perché non resti tra quattro mura, ma possa essere conosciuto da tutta la società”.
Tra le testimonianze raccolte nel video ci sono quelle degli operatori sociali e dei mediatori culturali delle cooperative di Napoli Dedalus e Casba, e della squadra multietnica Afro-Napoli United. Realtà in cui i migranti, i rifugiati, le donne vittime di tratta, dopo essere stati accolti, sono diventati, a loro volta, operatori, lavorando in quelle stesse organizzazioni sociali che li hanno ospitati e supportati.
“Il messaggio che dobbiamo far passare –ha sottolineato Enrico Detta, avvocato dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali/Unar – è che i migranti sono un arricchimento sociale e culturale. In base alle ultime relazioni dell’Unar emerge che il settore in cui sono più forti le discriminazioni è quello dei mass-media, insieme a quello del mondo del lavoro. Per questo l’Unar sta realizzando una serie di iniziative di informazione e sensibilizzazione: il video promosso in occasione della settimana contro il razzismo e che presentiamo qui oggi è tra queste. Un altro progetto fondamentale è quello di creare una rete per l’emersione degli episodi di razzismo, per questo abbiamo lanciato un bando che è in scadenza per creare delle piattaforme regionali gestite dalle associazioni locali per il monitoraggio, ma la Campania ha risposto in sordina”.
Sull’importanza del riconoscimento del lavoro sociale ha insistito anche Giacomo Smarrazzo, vicepresidente del gruppo Gesco e responsabile nazionale Immigrazione per Legacoopsociali: “Abbiamo l’esigenza di mettere a fuoco e far emergere le strategie e le buone pratiche che adottiamo, a partire dall’inclusione sociale dei migranti. Discriminare significa escludere, emarginare, ricattare, aprire alle dinamiche di sfruttamento sul mercato del lavoro, in questo senso l’immigrazione diventa anche una questione economica, non solo culturale e politica”.
Anche Andrea Morniroli, della coop. Dedalus, è intervenuto sulla necessità di cambiare la narrazione della realtà mediatica e politica, “bisogna rimettere al centro le persone, con un nome e una storia. Troppo facile scagliarsi contro le categorie, gli immigrati, i rom, i tossici, le prostitute, restituiamo un volto e un nome proprio alle persone, recuperiamo anche la dimensione biografica del racconto e vedremo che sarà difficile cacciare un bombo rom dal suo campo o prendersela con un migrante. Bisogna far passare l’idea che la spesa sociale è qualcosa che riguarda ognuno di noi, un investimento che si traduce in benessere per tutti”. 
“Sono più di dieci anni che ci occupiamo di accoglienza e mediazione culturale –ha raccontato Solis Barzola Jomahe Alexandra, presidente della coop Casba – e ci siamo resi conto che a volte bisognerebbe recuperare lo sguardo dei bambini sulle cose, per questo è importante partire dai più piccoli e arrivare così anche ai grandi”.

Hanno arricchito il dibattito con le loro testimonianze anche: Enzo Berardi dal progetto Visioni Sociali, autore delle riprese e della regia del documentario; Antonio Casale, responsabile Centro Fernandes che si è soffermato sull’esempio positivo della comunità africana di Castel Volturno che convive pacificamente con gli indigeni; Lassaad Azzabi, mediatore culturale di Dedalus che ha raccontato come ha scelto di fare il suo lavoro perché vittima di un errore burocratico; Omar El Hadji Ndiyae, operatore sociale di Casba e Antonio Gargiulo, allenatore e presidente di Afro-Napoli United che hanno raccontato i progetti di integrazione che coinvolgono giovani migranti a Napoli.

Il video è disponibile sul sito http://www.nelpaese.it/

 

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