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"LA REGIONE METTE DA PARTE I PIÙ DEBOLI"

Campania, sempre meno risorse per il welfare regionale. Parla Luca Sorrentino, responsabile Legacoopsociali Campania: “Non è solo una questione di mancanza di risorse. Anche il regolamento regionale attuativo della legge sulla dignità sociale approvata in Consiglio nel silenzio generale lo scorso autunno fa trasparire questa tendenza politica, annullando di fatto tutti i percorsi emancipativi che negli anni precedenti sono stati realizzati”

 

 

 

 

 

In Campania sempre meno soldi per le politiche sociali e servizi di cura alla persona. A denunciar e criticare il bilancio regionale approvato lo scorso 31 dicembre è Luca Sorrentino, responsabile Legacoopsociali Campania: “la regione sta mettendo da parte i più deboli”.

Cosa succedendo in Campania per le politiche sociali?

Il bilancio regionale approvato in fretta lo scorso 31 dicembre, a stretta maggioranza, non fa altro che rappresentate la tendenza al disinvestimento sulle politiche sociali da parte della Regione Campania. Dal 2009 ad oggi la spesa sociale si è ridotta dell’80%, passando dai 166 milioni investiti nel 2009 agli appena 17 milioni per la programmazione 2014, in un quadro già caratterizzato da forti tagli a livello nazionale. Il fatto che gli Ambiti territoriali siano obbligati a pagare prioritariamente le Asl per la compartecipazione socio-sanitaria, inoltre, sta ad indicare che avremo nel 2014 una ulteriore riduzione del budget di 20 milioni di euro.

Cosa significa tutto questo?

La conseguenza di tutto questo sarà la riduzione della quantità e qualità dei servizi per la parte più fragile della cittadinanza. A questo si aggiunga che non si ha più traccia delle risorse provenienti dai fondi comunitari, pensate come soluzione o almeno ulteriore disponibilità finanziaria: se e come siano state o saranno utilizzate queste risorse non lo sappiamo, non abbiamo notizie da parte della Regione. Insomma, la lettura dei numeri di bilancio conferma la scelta dell’amministrazione regionale di considerare le politiche sociali come residuali, onerose e di scarso interesse collettivo.

Quindi è soltanto una questione di numeri?

Non è solo una questione di mancanza di risorse. Anche il regolamento regionale attuativo della legge sulla dignità sociale approvata in Consiglio nel silenzio generale lo scorso autunno fa trasparire questa tendenza politica, annullando di fatto tutti i percorsi emancipativi che negli anni precedenti sono stati realizzati a favore delle persone più fragili. Pensiamo che tra le strutture di accoglienza residenziali hanno fatto ritorno gli istituti che ospitano fino a 120 posti letto. Così di fatto si svilisce il lavoro fatto per la chiusura degli Ospedali psichiatrici con la legge Basaglia, ridefinendo semplicemente i vecchi manicomi in un altro modo: “Comunità tutelari per la non autosufficienza”. In ultimo, e non in ordine di importanza, la Regione Campania resta maglia nera in Italia per quanto riguarda l’adozione di norme regionali sulla cooperazione sociale. Ancora una volta, la settimana scorsa la commissione consiliare che doveva deliberarne il testo è andata deserta, rinviata a data da destinarsi. In sintesi, non si comprende quale sia l’idea che questa amministrazione regionale ha nei confronti di quella fascia di popolazione che sempre di più manifesta bisogni e necessità, rivendica sostengo e diritti. Intanto, forze sociali e rappresentanze di cittadini campani si stanno attivando per sollevare un dibattito e una vertenza sul territorio regionale.

M.N.

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