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CROTONE, CIE E ACCOGLIENZA: PARLANO GLI OPERATORI SOCIALI

La morte di un 31enne, la rivolta e poi la chiusura del Cie di Sant’Anna, la visita del ministro Kyenge e le polemiche. In pieno agosto la Calabria e la provincia di Crotone hanno conosciuto giorni di tensione sulla questione accoglienza e migrazione. A ricostruire la situazione crotonese sono gli operatori della coop sociale Agorà Kroton che ha incontrato Cecile Kyenge.

 

 

A Crotone, dopo i fatti del Cie di Sant'Anna, parlano gli operatori sociali che lavorano ogni giorno per l'accoglienza dei migranti e che hanno incontrato il ministro Cecile Kyenge.  

I numeri

“Il fenomeno dell’immigrazione in Calabria, negli ultimi quindici anni, è diventato sempre più consistente – scrivono Fabio Riganello e Giuliana Martire, operatori di Agorà Kroton - anche per la conformazione geografica del territorio. Infatti secondo dati Istat 2011, si è passati dalle 13.000 presenze del 2001 alle oltre 74.602 attuali. La provincia di Crotone, si trova pienamente immersa in un processo continuo di flussi migratori, rendendola terra di forte insediamento con una progressiva crescita della popolazione straniera. Una delle ragioni di tale incremento è la presenza a Crotone di uno dei più grandi Centri di Accoglienza d’Europa per immigrati”.

Il Centro nasce nel 2000 a Isola di Capo Rizzuto (località Sant’Anna di Crotone) e  si articola in Centro di Accoglienza di Richiedenti Asilo (Cara- Dpr. 203/2004- D.Lgs. 28 gennaio 2008 n.25) e Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie- Dl. 23maggio 2008 n.92), quest’ultimo chiuso nei giorno scorsi dopo la rivolta e le devastazioni seguite alla morte di un giovane marocchino.

“La capienza massima del Centro – aggiungono Riganello e Martire - è pari a circa 1200 posti, con picchi di 1600/1800 presenze, tra uomini, donne, minori e nuclei familiari. Gli ospiti vivono in container in lamiera, predisposti per un massimo di quattro posti cadauno, ma realmente  condivisi tra ospiti di nazionalità, etnia e cultura dissimile, determinando, una condizione di malessere individuale che valica il rispetto della singola persona”.

La visita del ministro: incontro con il Terzo settore

Tale situazione determina condizioni di sovraffollamento e disagio. Lo scorso 21 Agosto 2013 il ministro Cecile Kyenge ha fatto tappa ad Isola  di Capo Rizzuto visitando il  centro di prima accoglienza , per richiedenti asilo e rifugiati politici, sito in loc. Sant’Anna. Il ministro dell’integrazione , dopo aver visitato alcune zone della struttura, è stata bloccata  da un gruppo di ospiti che hanno cercato d’impedire l’uscita dell’auto in cui si trovava . I manifestanti hanno chiesto che la Kyenge visitasse un percorso alternativo a quello programmato dal centro ( zona riservata alle donne e ai bambini), per far si che il ministro verificasse le effettive condizioni in cui si riversa il centro . Dopo una lunga conversazione con i manifestanti e dopo aver preso atto le effettive condizione di tutte le zone che compongono  Cara e  il Cie,  ha potuto cosi lasciare la struttura. La struttura del Cie, era stata chiusa la settimana precedente in quanto una sommossa degli “ospiti” aveva completamente devastato le stessa. Questa sommossa era avvenuta dopo la morte, ancora non chiara, di un giovane ospite della stessa. Il Ministro, poi in una sua dichiarazione, ha certificato le difficoltà, ed i limiti, che la struttura offre evidenziando che sarà sua premura approfondire quanto visto e sentito nella mattinata.

“Varie realtà del Terzo settore – continuano gli operatori sociali - tra cui la Agorà Kroton e l’Arci Provinciale, da tempo manifestano grande perplessità sul sistema di accoglienza che in Italia si è promosso. Le strutture come il Cara non rappresentano sicuramente un modello ideale. Le strutture che ospitano grandi numeri non garantiscono le politiche legate alla dignità della persona, al rispetto delle culture e delle religioni diverse, alla intimità ed alla libertà di espressione. In questo momento dove l’ondata di profughi, vista la situazione tesa, che insiste nei paesi africani e medio orientali, si impone l’idea di una politica dell’accoglienza basata sui piccoli numeri e sullo snellimento dell’iter burocratico (altro anello debole del sistema di accoglienza)”.

Il ministro Kyenge si è recata al comune di Crotone per conferire la cittadinanza simbolica ad otto bambini nati a Crotone da genitori di origine nigeriana, indiana, dello Sri Lanka e dei pasesi dell’Est. Ad attenderla il sindaco Peppino Vallone  e il comitato d’accoglienza costituita da realtà sociali  legate al mondo dell’associazionismo e del terzo settore  come la coop sociale Agorà Kroton, l’associazione di volontariato “A. Maslow”, l’associazione di volontariato “Terra dove andare”, l’Arci N.A. Provinciale e la coop. soc. “Kroton community” - On the Road e Libera Crotone. Questo presidio contrastava con quello organizzato dall’organizzazione neofascista “Forza Nuova” che accusa e ingiuriava associazioni e coop sociali.

 Le proposte

“Durante la cerimonia all’interno della sala consiliare del comune – raccontano Riganello e Martire - il sindaco ha esposto le criticità in cui riversa Crotone. Le realtà presenti sul territorio locali si scontrano quotidianamente con i limiti implicitamente connessi al fenomeno migratorio in quanto tale, unitamente alle difficoltà legate ai sistemi organizzativi dei servizi, non riordinati alla luce dei nuovi bisogni che emergono dalla collettività e dalle comunità locali. Il sindaco ha chiesto l’istituzione di un osservatorio da parte del ministero dell’integrazione.  La proposta è stata voluta anche dalla coop sociale Agorà Kroton: il presidente Pino De Lucia ha consegnato un documento al ministro”.

Infine, secondo gli operatori e le organizzazioni sociale la provincia di Crotone è al centro del ingente fenomeno migratorio ma nessuno ha avviato una riflessione adeguata e concreta sulle strategie da mettere in atto. Soprattutto affinchè questo fenomeno venga considerato come una risorsa e non come una minaccia. “Nella situazione attuale – concludono gli operatori - in cui l’immigrazione è strutturale, è necessario rafforzare la relazione tra interazione e migrazione, non solo in termini di solidarietà e universalismo di diritti, ma soprattutto come riorganizzazione organica che richiede l’attuazione di politiche ,internazionali, nazionale e locali , di interazione e non di assimilazioni. Politiche che rendono l’idea dello straniera e della cultura “diversa” come un momento di crescita collettiva e non scontro e rivalità”.

G.M.

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