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Un metodo sicuro per arricchirsi

Oggi passeggiavo al parco, chiacchieravo e come sempre vedo la solita scena di persone che frugano nei cassonetti. Il fatto è che il numero di queste persone aumenta di giorno in giorno e per me è diventata un’abitudine vederli aprire, cercare, metterci le braccia dentro e tirare fuori le cose per vedere che cosa possono prendere. Nel cassonetto che ho di fronte la mia finestra, che serve alla raccolta degli indumenti, le persone si buttano letteralmente dentro ad acchiappare i vestiti e qualcuno ci ha perso pure la vita dato che questo tipo di cassonetto ha un sistema per cui quando apri la fessura per infilare un sacchetto si richiude ruotando all’interno.

 


Ma oggi ho incontrato un uomo, aveva lo sguardo basso e frugava nei cestini del parco alla ricerca qualcosa da mangiare. Non era un barbone qualunque e nemmeno uno che si piangeva addosso, ho notato la sua dignità e la sua tristezza. Quell’uomo era vestito della sua tristezza e l’ho compatito, ho sentito pietà e ho sentito dolore. Un uomo come tanti e invisibile. Mi sono chiesta quante situazioni invisibili ci sono in giro, quante storie non raccontate, quante situazioni difficili. Mi ricordo di uno spot assurdo per la sua meschinità: una coppia va a comprare un Suv, ma quando gli viene detto il prezzo, per loro risulta troppo basso e si rifiuta di acquistare la macchina. 


La povertà è cosa di cui ci si deve vergognare? Una macchina costosa può farci acquistare la stima degli altri? Un cellulare? Dei vestiti firmati? Sembra un discorso ormai vecchio e digerito, ma è ancora così. Mi sembra di vedere gli abitanti del mio piccolo paese pugliese fare la gara per chi cambia la macchina più spesso, il cellulare, che si collega ai satelliti più lontani. Prestigio e apparenza. La gara non ha ancora interessato il comportamento di ognuno, la cultura, la dignità che non c’entra con i soldi, il fascino di una persona che non ha a che fare con i vestiti costosi e con l’orologio al polso. E’ una questione di mentalità, che se cambia ci farà vivere meglio e guardare ai soldi solo come a un mezzo qualunque per vivere dignitosamente, ma che non costituiscono l’essenza del proprio essere. Nessuna pubblicità ha a che fare con la ricerca di se stessi, verso una serenità vera, verso una pienezza interiore che non dipende dalle salite e dalle discese della borsa e se lo fa, la associa all’acquisto del mezzo, come se una volta fatto ci cambiasse lo spirito e tutta la vita, che menzogna!
In Spagna so che c’è un’abitudine che mi ha sorpreso molto per la civiltà con cui viene affrontata. Tutti i ristoranti a fine serata, conservano gli avanzi della sera. Chi ha bisogno passa dai ristoranti a chiedere se è rimasto qualcosa e se lo porta via impacchettato, scegliendo cosa gli piace. Io sono stanca di vedere persone provviste di fil di ferro frugare nei cassonetti, cioè, sono stanca per loro, non è dignitoso, no. Io propongo questo metodo a ristoranti, alla Coop, e anche al comune, perché ci siano dei luoghi, dei negozi dove uno possa portare le proprie cose usate e regalarle a chi ne ha bisogno. In questo modo eviteremmo gli sprechi che tanto non ci piacciono e tutti in città ci sentiremmo più felici, ne sono sicura. La povertà non è mai stata dignitosa e fa paura, ma gli esseri umani non sono fatti per non relazionarsi gli uni agli altri, anzi, ed è di relazione che si vive; è questa la felicità, sapere di essere utili agli altri, non di possedere cose che tutti gli altri non hanno, la felicità che fa stare bene deve essere condivisibile.

Io oggi mi sento propositiva, ma per questa idea ci vuole collaborazione, aspetto proposte.

Emanuela De Siati

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