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NAPOLI, 150 BIMBI SORDI SENZA INTERPRETE A SCUOLA

A Napoli 150 bambini sordi restano senza interprete nelle scuole elementari e medie. La Provincia tiene fermi i 3 milioni di euro che dal primo ottobre avrebbero dovuto permettere il regolare inizio delle attività. Ieri davanti la sede di piazza Matteotti hanno protestato i familiari degli alunni: "ci stanno negando il diritto allo studio e alla salute".

 

Dal portale www.napolicittasociale.it

Circa centocinquanta alunni sordi delle scuole elementari e medie di Napoli non possono più usufruire dall’inizio dell’anno dell’ausilio di un interprete della lingua dei segni in classe. E così la maggior parte diserta la scuola: “Negato il diritto allo studio”, attaccano i genitori. Fermi in Provincia fondi destinati al servizio (circa 3 milioni di euro di euro), che sarebbe dovuto iniziare come ogni anno il 1 ottobre.

“I miei figli non vogliono più andare a scuola, e come posso convincerli del contrario. Vanno in aula e non hanno modo di seguire le lezioni e di comunicare con i compagni. E’una situazione mortificante. Un’ennesima violazione del diritto delle persone disabili: rimarranno indietro con gli studi, non potranno socializzare, e  patiscono una sofferenza psichica drammatica”, racconta Pasquale, sordo muto, con due figli che frequentano terza elementare e prima media. “Anche Federico non va a scuola da oltre un mese. E’ arrabbiato, nervoso. E’ una situazione che alla lunga crea degli scompensi psicologici a un bambino che si vede negare il diritto a fare le cose che fanno i coetanei e gli amichetti”, denuncia Giuseppina Busto, “Ci stanno negando il diritto alla salute e allo studio. Sono accompagnati solo dall’insegnante di sostegno che però non dispone delle competenze necessarie, a cominciare da una conoscenza minima della lingua dei segni”. Sono centocinquanta i bambini sordi che nelle scuole di Napoli e Provincia non hanno più a disposizione come negli anni passati un interprete che gli consenta di seguire le spiegazioni e interagire con la classe. Un servizio previsto dalla legge 104 per il quale è stato eseguito un bando, ma non sono ancora stati sbloccati i fondi.

Ad aggiudicarsi la gara la cooperativa  Cilis che da 12 anni gestisce il servizio. “Il bando è già stato espletato in ritardo rispetto al passato. Lo abbiamo vinto, ci hanno chiesto di produrre faldoni di documentazione, hanno effettuato tutti i controlli previsti, ma non hanno sbloccato i fondi”, spiega Luciano Barberino, direttore della cooperativa. A rischio ci sono anche i posti di lavoro degli operatori che accompagnano i ragazzi lungo tutto il percorso di studio: “Abbiamo già diverse mensilità arretrate dello scorso anno. E nonostante questo seguiamo i bambini con impegno e passione”, dice vera, interprete della lingua dei segni, “Un lavoro alternativo noi possiamo riuscire a trovarlo, ma quello che ci sta veramente a cuore sono i bambini. Nel tempo con loro si è creato un rapporto speciale e non possiamo tollerare l’ingiustizia che stanno subendo”.

I genitori, che hanno manifestato con un sit in lunedì mattina all’esterno della sede della Provincia di piazza Matteotti, chiedono una soluzione immediata. E già si sono rivolti ad un legale: “Se non verrà riattivato immediatamente il servizio non si potrà far altro che ricorrere al Tar”, dice l’avvocato Mariano Raimo, “E’ un’interruzione di servizio ingiustificata”.  Il bando 2012, inoltre, quando andrà in vigore, non garantirà più un supporto per tutta la durata della giornata scolastica come avveniva in passato, ma solo per un’ora al mese: “La spending review – continua Raimo - così concepita è un abominio. Non si può risparmiare sulla pelle dei più deboli”.   

Redazione

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