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LEGACOOPSOCIALI, VERSO IL CONGRESSO NAZIONALE: LA REGIONE EMILIA ROMAGNA DICE NO AD AUMENTO IVA

Oggi si riuniscono in assemblea congressuale di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. No Iva: il parlamento emiliano vota all'unanimità

 

Oggi a Forlì si svolge l’assemblea congressuale delle cooperative sociali aderenti a Legacoop Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini in vista dei congressi regionale (15 ottobre) e nazionale (7 e 8 novembre) del settore. Tra i temi al centro del dibattito lo scenario post-crisi del Welfare, il riposizionamento strategico della cooperazione sociale, l’incognita dell’aumento Iva. Sono passati quattro anni dall’ultimo appuntamento congressuale delle cooperative sociali di Legacoop: quelle aderenti alle Leghe di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini riunite in vista dei congressi regionale (15 ottobre) e nazionale (7 e 8 novembre).

La cooperazione sociale continua a rappresentare un soggetto centrale nel sistema del welfare locale anche a livello romagnolo: basti pensare che le cooperative sociali delle tre province sviluppano oltre 230 milioni di ricavi, occupano circa 5.800 addetti (prevalentemente a tempo indeterminato) e associano quasi diecimila persone. Ampia la gamma dei servizi resi, che vanno dal campo socio-sanitario, assistenziale, educativo all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

“I dati al 31 dicembre 2012 dimostrano complessivamente ancora una certa tenuta delle cooperative sociali - precisano i responsabili di settore delle tre centrali romagnole. - I volumi della produzione si sono consolidati in questi anni e l’occupazione non ha segnato cali, come invece è successo in altri settori, nonostante la necessità di dover ricorrere, anche in questo comparto, agli ammortizzatori sociali. Il dato preoccupante continua ad essere però quello della redditività, che si è contratta durante questa crisi”.

L’appuntamento congressuale si tiene in un periodo particolarmente “caldo” per queste imprese, soprattutto per quanto riguarda il tema del paventato aumento dell’iva sulle prestazioni socio-assistenziali ed educative: “siamo molto preoccupati da questo possibile aumento; creerebbe insostenibili aggravi di costi per le nostre cooperative, con il rischio concreto di comprometterne la tenuta e la continuità per il futuro. Il welfare nel nostro Paese va rilanciato e sostenuto e non colpito con tagli e aggravi di costi, come purtroppo è successo negli ultimi anni”.

Nel corso della assemblea congressuale ci sarà spazio anche per le riflessioni legate all’accreditamento, che ha presentato aspetti positivi ma ha aperto anche una serie di interrogativi e necessità di interventi di aggiustamenti affinchè questa modalità di gestione dei servizi possa veramente funzionare e non finisca per penalizzare la cooperazione sociale. Verrà prestata attenzione anche alla cooperazione di inserimento, che tra strette normative, contrazioni delle risorse, richieste di crescente efficienza ha incontrato non poche difficoltà nel continuare a coniugare le necessità di pianificare imprenditorialmente l’attività con il mantenimento della valenza di inclusione sociale.

In queso contesto di difficoltà generalizzata preoccupano le spinte di conservazione legate ad una certa volontà della committenza di reinternalizzazione dei servizi pubblici, intesa come gestione “fatta direttamente” dal pubblico. Si tratta di una posizione che rischia non solo di essere ormai anacronistica e di non garantire maggiore qualità, ma anche di creare guai seri a un sistema economico che ha dato prova di saper reggere, innovandosi e strutturandosi con professionalità, razionalizzando costi e spese.
Il settore attende inoltre di vedere finalmente approvata la nuova legge regionale sulla cooperazione sociale, che potrebbe portare un valido contributo a questo settore, riconosciuto finalmente anche nella sua valenza di soggetto con funzione pubblica.

Aumento Iva: il no della Regione Emilia Romagna

L'assemblea emiliana vota all'unanimità un ordine del giorno presentato dal gruppo del Partito Democratico. "Il mondo della cooperazione sociale - è scritto nell'odg presentato dal Pd - oggi svolge un ruolo a forte valenza pubblica ed investire su di esso può generare un forte volano di crescita occupazionale, come hanno messo in luce la Commissione europea, con il documento sui White Jobs nel welfare ed il CESE con il parere sull’imprenditoria sociale, adottati nel corso del 2012. L’aumento dell’IVA per la cooperazione sociale di tipo A suona come un colpo di grazia al welfare del Paese con un aggravio di ben 510 milioni di euro che si ripartirebbero per il 70% sulla PA e per il 30% sulle famiglie, utenti finali dei servizi. Oggi le cooperative sociali, i Comuni e le Regioni sono in prima linea a fronteggiare le ricadute della crisi sui cittadini e a garantire il welfare territoriale e i livelli essenziali di assistenza, investendo su modelli innovativi di gestione dei servizi".

Quest’anno l’Unione Europea varerà una riforma complessiva del regime Iva e, quindi, bisognerà intervenire ancora a livello nazionale su questa materia. "L’impennata dell’IVA dal 4% al 10% dell’Iva - continua la nota - per la cooperazione sociale rappresenta una falsa entrata per le casse dello Stato, e potrà diventare un boomerang che avrà l’effetto di ridurre i servizi per i cittadini: minore numero di posti nei nidi e negli asili, tagli all’assistenza per disabili, riduzione delle ore di apertura per i centri diurni, riduzione dell’assistenza domiciliare per i non autosufficienti, così come i posti per gli anziani nelle Rsa".

Alla luce di queste considerazioni i consiglieri regionali impegnano la Giunta "ad intervenire in tutte le sedi più opportune ivi compresa la Conferenza Stato Regioni perché la previsione di aumento dell’IVA per le cooperative sociali di tipo A sia cancellata in modo da salvaguardare i servizi per i cittadini e da favorire attraverso di esse il rilancio occupazionale come messo in luce dalle istituzioni comunitarie".

Redazione

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