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TERRA: I VIAGGI SOCIALI DI "AGENDO 2014"

L'agenda 2013 di Gesco edizioni è dedicata al tema del viaggio. Ecco un'antemprima: Senegal, un leone con la testa verso il mare

 

 

Buenos Aires (a sinistra la foto di Colette Donadio), Sydney, Lhasa, Dublino, Rochester, Lampedusa (sotto la foto di Alessandra Del Giudice), Berlino, San Cristobal de Las Casas, Bath, L’Avana, Dakar in basso l'anticipazione e la foto di A. Del Giudice) e Istanbul: sono le terreraccontate da scrittori e giornalisti per agendo 2014 Terra, il nuovo libro-taccuino pubblicato da Gesco edizioni, che sarà presentato mercoledì 25 settembre 2013 alle ore 11.00 alla Feltrinelli Libri e Musica di Santa Caterina a Chiaia. Dodici storie per altrettanti mesi, in un giro del mondo che tocca tutti i continenti alla ricerca di nuovi approcci all’ambiente, alla natura, alle tradizioni, alle città che possano suggerire un diverso rapporto anche con le nostre realtà. Ogni luogo è attraversato da uno sguardo diverso, da quello letterario della Bath di Jane Austen a quello da reportage giornalistico della Buenos Aires del Bauen Hotel a quello romanzato di una Istanbul vista con gli occhi di un emigrante alla ricerca del tempo perduto, senza perdere lo spirito critico e l’approfondimento sociale che contraddistingue i prodotti editoriali di Gesco.

Le storie sono firmate dagli scrittori Raffaella R. Ferrè, Vittorio Russo e Amalia Estremi, e dai giornalisti Ida Palisi,Alessandra del Giudice, Maria Nocerino e Luca Romano. Ogni racconto è corredato da informazioni per i viaggiatori e foto scattate da professionisti e non che quei luoghi li hanno attraversati e vissuti, anche solo per un breve periodo. Alla presentazione, che sarà introdotta e moderata da Francesco De Core, redattore capo del quotidiano Il Mattino, interverranno gli scrittori Raffaella R. Ferrè e Vittorio Russo; il dirigente di Gesco Sergio D’Angelo; il console onorario della Germania Giovanni Caffarelli; il presidente dell’Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia Cuba Alessandro Senatore; la studiosa del movimento zapatista Annamaria Beninati. Le letture saranno a cura di Marina Tagliaferri di Un posto al Sole.

L’agenda è stampata in 5mila copie e può essere acquistata nelle principali librerie o presso la casa editrice. È in tre variazioni di colori - nero, turchese e rosso terra - e in versione settimanale. Il progetto grafico e la ricerca immagini sono dello Studio Eikon; l’edizione 2014 è a cura di Ida Palisi e Teresa Attademo, responsabile di Gesco Edizioni. Gesco edizioni è una casa editrice nata nel 2005 e dedicata ai temi del terzo settore, dell’economia sociale e del welfare, promossa dal gruppo di imprese sociali Gesco. Quella per il 2014 è la nonaedizione di agendo.

Ecco un'anticipazione su Dakar, la capitale del Senegal che somiglia a un leone con la testa rivolta verso il mare: il racconto è firmato dalla giornalista Maria Nocerino.

C’è un posto in cui puoi sentirti a casa, anche se non sei a casa tua. Dove la terra è ricca, ma di una ricchezza diversa, e lo capisci solo quando sei costretto a lasciarla. Da cui si parte ripensando già al giorno in cui potrai ritornare. Per incontrare chi una volta, senza conoscerti, ti ha aperto le porte della sua casa, ti ha offerto ristoro e amicizia.

A guardarlo sulla carta geografica il Senegal è uno stato piccolissimo, stretto tra il mare e il deserto, ma chi lo abita ha un cuore grande, aperto, accogliente. I suoi figli lontani, quelli giunti in Europa inseguendo sogni d’avventura, sono ambasciatori di ospitalità, malgrado troppo spesso non la ricevano nei Paesi in cui approdano. L’accoglienza se la portano appresso, non è galateo, né un dovere, semplicemente un modo di essere aperti al mondo. La puoi assaporare in un piatto di thieboudienne, lo stufato di riso con pesce e verdure: Yussuf lo prepara in un appartamento di Napoli ma, assicura, a casa sua è ancora più buono ed è lì che bisognerebbe mangiarlo, a Dakar, «con le donne che vedendoti passare di sicuro ti inviteranno ad entrare».

Promesse di felicità, racconti pieni di nostalgia, alle parole di Yussuf fa eco il suo amico Abu. Sono in Italia per giocare a calcio, sognano di diventare professionisti, e non vogliono rinunciare nonostante le difficoltà, e ti sospingono, almeno te che se vuoi, puoi, verso la loro terra: «Ti accoglieranno a braccia aperte e non vorrai più andar via». Lo cantano persino nell’inno nazionale «Sénégal, comme toi, comme tous nos héros, Nous serons durs, sans haine et les deux bras ouverts» (Senegal/come te/come tutti i nostri eroi/saremo duri/senza odio e con le braccia aperte).

Un’accoglienza che conosce le difficoltà, la povertà e non smette di sperare. La vedi all’arrivo a Dakar nella statua di bronzo alta 49 metri che si erge sulla collinetta che domina la capitale: il Monumento alla Renaissance africaine raffigura una giovane donna, un uomo con in braccio un bambino che indica la direzione dell’Oceano. È il simbolo della famiglia e del desiderio di vedere tornare un giorno i propri figli lontani.

«In tanti sono partiti per aiutare i propri cari e costruirsi un futuro – dice Abu – Ma un tempo furono in milioni ad essere rapiti. Porti affollati di navi cariche di uomini fatti schiavi per lavorare nelle piantagioni americane. Eppure non ci pieghiamo al rancore e salvaguardiamo il nostro spirito, pronti ad avere ancora una volta fiducia». Un racconto doloroso che puoi ritrovare nella Maison des Esclaves, la casa degli schiavi, sull’isola di Gorée, proclamata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel ‘78. «A difenderci ci pensa la nostra terra», dice pensando a quel luogo Yussuf: secondo la leggenda, nel “porto di non ritorno”, come lo definiscono ancora oggi i senegalesi, i toubab, cioè gli uomini bianchi, venivano “sentiti” dall’isola, e, a seconda del responso di madre terra, potevano essere accettati o rifiutati.

Per i primi Gorée diventava un luogo magico, ma gli altri venivano costretti a lasciare l’isola per una strana sequenza di inspiegabili eventi. «Perché la terra ha un’anima», ripete con il suo amico Abu. Di sicuro appare magica anche a chi non crede negli spiriti, e l’attrazione che esercita sui tanti visitatori fa del turismo una risorsa per la fragile economia senegalese. Arrivano in tantissimi per ammirare le meravigliose spiagge bianche di Saly Portudal, una delle località balneari più gettonate dell’Africa occidentale. O Lac Rose, ovvero il Lago Rosa che si trova a nord est di Dakar, chiamato così per il colore delle sue acque. O ancora la famosa spiaggia Le Virage, vicino alla capitale, in cui di giorno puoi comprare pesce fresco, di sera ascoltare musica acustica. In questi luoghi bellissimi tra gente caldissima, pensi a Yussuf e Abu per averti sospinto fin qui e poi pensi alla nostra di accoglienza, ai diritti negati, alla burocrazia astrusa, alle trafile interminabili in attesa del “permesso di soggiorno”. Loro non te lo faranno mai pesare, da qui capisci il loro sorriso e la loro pazienza. Il Senegal assomiglia a un leone con la testa rivolta verso il mare. Con un territorio di 200mila chilometri quadrati, lo stato africano con capitale Dakar si estende ad ovest dell’Africa sudanese e affaccia sull’Oceano Atlantico. A Sud c’è la regione verde di Casamance e si trovano i villaggi più tradizionali. Il clima tropicale e le sue bellezze naturali – dalle spiagge bianchissime alle foreste di baobab – insieme a una lunga tradizione artistica e culturale, ne fanno una meta privilegiata dell’Africa Occidentale.

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