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INNOVAZIONE E' PARTECIPAZIONE: IL DIBATTITO SULLA COOPERAZIONE SOCIALE

Sul Corriere nazionale l'intervista a Eleonora Vanni, vicepresidente di Legacoopsociali e responsabile coop sociali in Toscana

 

Dopo l'intervento di Andrea Bernardoni pubblicato venerdì scorso, ecco l'intervista di Andrea Passoni a Eleonora Vanni per il Corriere nazionale

 

Quale rapporto esiste tra le relazioni umane e l’innovazione sociale? Quale il legame tra innovazione e cooperazione sociale? Quale futuro per il terzo settore? Queste alcune delle domande chiave che sono state al centro dell’XI Workshop sull’Impresa Sociale, l’ormai tradizionale appuntamento organizzato da Iris Network e conclusosi venerdì a Riva del Garda. A margine del Fuori WIS, una delle tante iniziative collaterali al Workshop, abbiamo incontrato Eleonora Vanni, vicepresidente nazionale di Legacoop Sociali e responsabile di settore per Legacoop Servizi Toscana

 

Presidente Vanni, cosa possiamo intendere con l’espressione innovazione sociale?

È innovazione sociale ogni percorso che produce idee, servizi, progetti e prodotti nuovi attraverso un processo di crescita relazionale tra un insieme di soggetti diversi. L’innovazione sociale non può intendersi come la lampadina che si accende nella mente del genio: piuttosto, essa è il frutto di percorsi ad alta partecipazione. Con il nostro libro-ricerca Cooperare per l’innovazione sociale. Percorsi di integrazione in Toscana (Rubettino, 2013)abbiamo cercato di costruire proprio un percorso di questo tipo.

 

Da quali elementi è partita la vostra riflessione?

Innanzitutto dai tratti distintivi del territorio in cui operiamo. La cooperazione toscana ha infatti la caratteristica di essere costituita da un numero limitato di imprese, definite da una strutturazione stabile, che si posizionano tra i 10 e i 50 mln di fatturato; da alcune coop, quelle che hanno dimostrato una forte creatività e stanno resistendo meglio alle difficoltà della crisi, che stanno tra i 5 e i 10 mln; e, per finire, da un vasto gruppo di piccole imprese che si posizionano sotto la soglia dei 5 mln. Il tema che a partire da questi dati ci siamo posti è come e in che modo un percorso di innovazione sociale può essere utile all’intero sistema e alla comunità.

 

La risposta?

La parte qualitativa della nostra ricerca ha fatto emergere alcuni aspetti chiave, degli elementi che sono contemporaneamente di forza e di fragilità. Consideriamo, per esempio, il tema della dimensione: da un lato il rapporto con la comunità e l’approccio al territorio possono essere facilitati se promossi a partire da piccole imprese; dall’altro, per le cosiddette economie di sistema, solo organizzazioni più strutturate sono in grado di reggere le difficoltà generate da circostanze come i ritardi nei pagamenti o i pesanti tagli, spesso lineari, operati nel sociale in questi ultimi anni. Per fare un altro esempio: la crisi e il cambiamento sociodemografico ed economico a cui fa riferimento il sistema di welfare è sicuramente un aspetto negativo con cui dobbiamo fare i conti: lo stesso, però, potrebbe rivelarsi anche un’opportunità per cambiare le cose e migliorarle, dunque per ripensarsi e ripensare il sistema nel suo complesso.

 

Con queste premesse, quali progetti avete avviato?

Ci siamo adoperati per costruire degli spazi di riflessione e progettazione, aperti a più soggetti, che abbiamo chiamato “laboratori di innovazione sociale sostenibile”. Due i percorsi principali che, dall’interno di essi, stiamo seguendo. Con il primo abbiamo individuato una filiera di bisogni territoriali e domiciliari, anche in relazione alla stessa riorganizzazione del sistema sanitario che prevede di incentivare questa presenza, al momento frastagliata e non in grado di prendersi carico della complessità: su questa base abbiamo attivato un percorso progettuale che, ad oggi, si è consolidato in un contratto di rete che vede al suo interno 16 cooperative sociali, una coop di utenti telefonici e la mutua Insieme Salute Toscana. Il secondo percorso ha invece a che fare con il tema del consolidamento di impresa, e ha visto quattro coop sociali passare attraverso un accordo di rete e l’attivazione di un processo di innovazione, partecipato e condiviso con la base sociale, orientato a una fusione tra queste realtà. Per restare in tema di innovazione sociale, crediamo che questi due laboratori rappresentino buone pratiche da socializzare con il resto del nostro sistema. Naturalmente, mantenendo la stessa ottica partecipata e di presa in carico di una filiera di bisogni, stiamo pensando di attivare anche altri laboratori, per esempio sul tema dei sistemi di accoglienza residenziale. 

Redazione

 

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