logo nelpaese

CHI SONO GLI ZINGARI DEL MARE

Dal portale napolicittasociale.it una storia che arriva dalla Malesia: tra i resort di lusso vivono comunità ai margini

 

Il racconto di Alessandra Del Giudice su www.napolicittasociale.it (sul sito puoi vedere anche la fotogallery)

 

Se la libertà fosse un elemento avrebbe la consistenza fresca e avvolgente dell’acqua che si estende verso l’orizzonte. E come limite- perché la libertà esige sempre un limite da superare- l’aria dei polmoni necessaria a scendere sul fondo e risalire a galla.
Loro, i bambini- pesce, sfidano ogni giorno quel limite invalicabile preparandosi ad una vita senza confini e definizioni. Ancora non sanno camminare e già nuotano i piccoli bajau, sviluppando una incredibile vista sott'acqua e una capacità di immergersi fino a 20 metri senza respiratore per pescare.

I bajau vivono nei pressi delle coste e delle isole dell'Indonesia, del Borneo Malese e delle Filippine; come narra la “Leggenda della Principessa Johor: migliaia di anni fa ci fu una enorme alluvione che trasportò via una principessa. Il re suo padre ordinò ai propri sudditi di cercarla ovunque, tornando solo quando l’avessero trovata. Così ebbe inizio la diaspora che tutt’oggi continua dei “nomadi del mare”.  A Mabul, nel mare di Celebes, in Malesia, un nutrito gruppo di zingari ha scelto la terra ferma come dimora da condividere con i turisti. Ecco che qui, quotidianamente va in scena il cambiamento antropologico, l’incontro inevitabile e sconvolgente tra culture lontanissime separate dall’idea stessa di libertà.


L’isola dista da Semporna 45 minuti e centinaia di profili di palafitte conficcate in mare aperto e stupore. Arrivare dal mare è tripudio chiassoso di baracche colorate costruite per restare, forse un mese, forse per sempre. La catena dei resort sulla lunga striscia di litorale, è interrotta dal villaggio dei bajau. Sulla sabbia al limite con la vegetazione un gruppo nutrito di bimbi ha costruito una capanna e sta accendendo un fuoco, e una bimba di meno di 5 anni si avvicina per chiedermi dell’acqua. I servizi del villaggio sono inesistenti: non c’è acqua, non ci sono fogne. Sull’isola non ci sono ospedali, ma solo un’infermiera con un piccolo negozio che vende medicinali (sono ben accette donazioni di medicinali per darli a chi non può permetterseli), non si escludono casi di colera, viste le precarie condizioni igieniche. I bajau non hanno documenti e “dunque” diritti e vengono a malapena tollerati dal Governo Malese. Raccolgono l’acqua in cisterne e bruciano l’immondizia, si nutrono del pesce pescato e lo vendono o lo barattano in cambio di frutta e verdura. Mentre i turisti che usano Mabul come base per visitare Sipadan e le altre isole paradisiache, portano in giro la loro ricchezza, alimentando quella dei resort di lusso che tuttavia non spendono un centesimo per rendere più vivibili le condizioni di vita degli isolani. I bajau che vivono in mare sulle lepa-lepa, lunghe imbarcazioni di legno, li incontri, come miraggi, per pochi minuti con i piedi per terra, giusto il tempo di vendere le aragoste, i granchi e i pesci catturati per poi risalire in barca e perdersi all’orizzonte. Piccolo miracolo a se in un mondo in cui non c’è sempre meno spazio e tempo per la libertà. Chi preferisce non vedere o non interagire con le persone del luogo, i turisti che si lamentano del villaggio sporco e non sanno meravigliarsi per la bellezza, cambino meta.

Redazione

@nelpaeseit

Proprietario
Logo Legacoop


Via Giuseppe Antonio Guattani 9, 00161 Roma   |   Tel: 06 844 39348   |   Email: segreteria@nelpaese.it
    Registrazione c/o Tribunale di Bologna m° 8367 del 01/12/2014 direttore responsabile Giuseppe Manzo
 
Sito Realizzato da Virtual Coop