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RAZZISMO, LA FOTOGRAFIA DELL'UNAR E IL PIANO DELLA KYENGE

Il 50% degli episodi discriminanti avviene al Nord, in testa Lombardia e Lazio. Il ministro: via al Piano anche con poche risorse

 

Il Nord nella morsa delle discriminazioni razziali. In testa c'è la Lombardia e anche poi il Lazio. Al Sud resta "solo" un 14% delle segnalazioni. È quanto afferma l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) che nel corso del primo incontro del gruppo di lavoro per la definizione del Piano nazionale d’azione contro il razzismo, in corso oggi a Roma, presenta i dati sulle discriminazioni in Italia segnalate all’Unar.

I numeri

Su 1.283 casi di discriminazione seguiti dall’Unar nel 2012, oltre la metà (51,4 per cento) ha riguardato episodi di tipo etnico-razziale e più della metà dei casi (53,6 per cento) provengono dal Nord Italia. Al primo posto, tra i fattori di discriminazione con 659 casi seguiti dall’Ufficio, quello dell’etnia, a cui vanno ad aggiungersi anche i 30 casi di discriminazione in ragione della confessione religiosa o delle convinzioni personali. Al secondo posto il fattore età (con 326 casi, il 25,4 per cento), poi l’orientamento sessuale con 144 casi, l’11,2 per cento. Sono le vittime o i testimoni a denunciare le violazioni. Per il 68,8 per cento dei casi trattati nel 2012, sono i singoli individui a contattare le istituzioni per denunciare una discriminazione, per il 41 per cento dei casi sono vittime, nel 27,8 per cento dei casi testimoni. Da enti e istituzioni arrivano invece segnalazioni per il restante 31,2 per cento dei casi, di cui si tratta per lo più di casi istruiti d’ufficio dall’Unar stesso a seguito dell’attività di monitoraggio e vigilanza attiva sui mezzi di comunicazione (25,5 per cento).

Dal Nord Italia oltre la metà delle segnalazioni. Lombardia e Lazio sono le regioni italiane da cui nel 2012 sono state fatte più segnalazioni di casi di discriminazione, nel primo caso il 19,6 per cento, per il Lazio il 14,4 per cento. Tuttavia, spiega l’Unar, “questo dato dipende dal fatto che in queste due regioni sono presenti due grandi città come Milano e Roma, dove vivono folte comunità di immigrati”. Segue con l’11,2 per cento delle segnalazioni l’Emilia Romagna, poi c’è il Veneto (9,7 per cento), la Toscana (9,1 per cento) e il Piemonte (8,2 per cento), “tutte regioni dove l’immigrazioni è una componente importante della società”. Complessivamente, però, è il Nord Italia ad far registrare la maggior parte delle segnalazioni, con il 53,6 per cento al totale dei casi all’attenzione dell’Unar nel 2012. Provenienti dal Centro Italia, invece, il 27,6 per cento dei casi, mentre dal Sud il 14 per cento dei casi. Per una piccola porzione dei casi, infine, (il 4,9 per cento) non sono disponibili informazioni geografiche, perché segnalazioni presentate via internet.

Web e Contact center, i canali scelti per segnalare le discriminazioni. Il Contact center dell’Unar, infatti, ha raccolto il 36,9 per cento dei casi analizzati, mentre da internet è stato segnalato il 30,7 per cento dei casi. Dalle reti territoriali solo il 4,9 per cento dei casi, mentre il 21,4 per cento dei casi è il risultato dell’attività di monitoraggio condotta dall’Unar sui mass media.

Identikit delle vittime

Stranieri, sia uomini che donne, ma soprattutto giovani con meno di 35 anni. È questo l’identikit della vittima di discriminazioni tra le oltre 1.200 segnalazioni prese in carico dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) nel 2012. “Per quel che riguarda il sesso delle persone che hanno contattato l’Unar, uomini e donne sono presenti più o meno con lo stesso peso tra le vittime: 45,9 per cento i primi, 48,2 per cento le seconde. Tra i testimoni di episodi di discriminazione prevalgono le donne con il 49,2 per cento”. Tuttavia, non per tutti i casi è possibile avere il dato del sesso di chi segnala, per il fatto che molte delle segnalazioni vengono fatte sul web.

Per quanto riguarda l’età, inoltre, “quasi il 40 per cento delle persone che hanno denunciato di essere stati oggetti di discriminazioni etnico-razziali ha meno di 35 anni - spiega l’Unar -. Nel segmento demografico successivo (35-44 anni) è invece contenuto il 29,6 per cento delle vittime”. Per quel che riguarda i testimoni, invece, sono tanti quelli che non hanno voluto indicare l’età: sono il 42,6 per cento dei testimoni”. Per quanto riguarda la nazionalità delle vittime, per il 63,7 per cento si tratta di stranieri, il 27,8 per cento, invece, è di nazionalità italiana. Italiani quasi la metà dei testimoni che hanno segnalato casi di discriminazione: sono poco più del 48 per cento. Tuttavia, aggiunge l’Unar, “si conferma infine la tendenza di questi ultimi a non rilasciare informazioni personali: il 42,6 per cento non ha infatti indicato il paese di nascita”. Gli stranieri che denunciano episodi di discriminazione nei loro confronti provengono, nel complesso, da 52 diverse nazioni. Quelle maggiormente rappresentate sono la Romania (16,3 per cento), il Marocco (15,7 per cento), l’Albania (9,9 per cento), l’Ucraina (4,7 per cento) e il Perù (3,5 per cento).

I luoghi del razzismo

Mezzi di comunicazione, lavoro e vita pubblica: sono questi gli ambiti in cui si sono verificati oltre la metà dei casi di discriminazione segnalati all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) nel 2012, ma in quasi un caso su tre si è trattato di segnalazioni di discriminazione etnico-razziale veicolati attraverso la rete internet. Secondo i dati raccolti dall’Ufficio antidriscriminazioni, “gli episodi di discriminazione etnico-razziale trattati nel 2012, nel 19,6 per cento dei casi si sono verificati nell’ambito dei mass-media, il 18,2 per cento ha invece riguardato il lavoro, mentre il 17 per cento la vita pubblica. I primi tre ambiti assommano il 54,8 per cento dei casi. A ciò c’è da aggiungere che il 30 per cento delle segnalazioni ha riguardato casi di discriminazione etnico-razziale veicolati attraverso la rete internet: la rete in questo caso non è l’ambito, ma il mezzo con il quale si esplica la discriminazione”.

Trasporti, servizi finanziari e salute, gli ambiti meno citati nelle segnalazioni. Poco più di un caso su dieci (11,5 per cento) si è verificato nell’erogazione di servizi da parte di enti pubblici, spiega l’Unar, un altro decimo dei casi (11,4 per cento) ha avuto luogo nell’ambito del tempo libero. Le discriminazioni nell’accesso alla casa e nella scuola sono rispettivamente il 7,3 per cento e il 5 per cento del totale dei casi. Più basse le percentuali per ambiti quali Forze dell’ordine (2,6 per cento), trasporto pubblico (2,3 per cento), erogazione di servizi finanziari (1,1 per cento) e salute (0,9 per cento).

Per quel che riguarda i mass media, la stragrande maggioranza delle segnalazioni indica internet come luogo in cui sono avvenute le discriminazioni, si parla del 71,3 per cento dei casi contro il 19,4 per cento che cita la stampa tradizionale. Percentuali più basse si riscontrano per le discriminazioni nel contesto di radio e televisione (3,1 e 5,4 per cento). Sul lavoro, invece, è l’accesso a creare più problemi: da questo preciso ambito derivano il 60 per cento delle segnalazioni, 10 per cento invece riguarda le condizioni lavorative e il 12,5 per cento le relazioni con i colleghi. Il 5,8 per cento infine le condizioni di licenziamento. Nell’ambito vita pubblica, il 36,6 per cento dei casi segnalati ha riguardato aggressioni fisiche, il 33,9 per cento la convivenza negli spazi pubblici e il 21,4 per cento i comportamenti dei politici. Le scritte xenofobe sono, invece, il 7,1 per cento. A scuola e nell’ambito dell’istruzione, il 2012 ha fatto registrare 33 casi, di cui 7 (il 21 per cento) hanno riguardato atti discriminatori compiuti dal personale scolastico, altrettanti invece sono stati imputati agli studenti. Sul tema casa, invece, al primo posto nelle segnalazioni ci sono atti discriminatori posti in essere da vicini di casa, sono il 64,6 per cento dei casi, mentre le condizioni di affitto e di acquisto hanno riguardato oltre il 20 per cento dei casi. Nel tempo libero, infine, è lo sport a far registrare il più alto numero di segnalazioni: da questo preciso ambito provengono il 97,3 per cento delle denunce di discriminazione.

Il Piano: si farà anche con poche risorse

"L'approvazione di un piano nazionale contro il razzismo, oltre a costituire una priorità del mio mandato, rappresenta la risposta ferma delle istituzioni e della società civile alla recrudescenza del fenomeno razzista al quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese, ma anche nel contesto europeo". Così la ministra per l'Integrazione, Cécile Kyenge, durante il primo incontro del Gruppo di lavoro per la definizione del Piano nazionale d'azione contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza 2013-2015.

Piano oggi più che mai necessario a causa di "un razzismo, forse di pochi e latente, che un Paese deve sapere affrontare - ha spiegato Kyenge -, con la prevenzione, la sensibilizzazione, l'informazione ma anche con sanzioni per chi compie atti razzisti. L'Italia in questo momento è vittima di una chiusura verso il mondo e verso le differenze. Una chiusura che è indice di ignoranza o forse di insicurezza, ma è una condizione che dobbiamo affrontare con forza perché siamo profondamente convinti che le differenze portino ricchezza. Siamo consapevoli che solo nel rispetto dei diritti si potrà creare un Paese in cui ognuno abbia la propria opportunità secondo i propri meriti". Un piano d'azione che, assicura la ministra Kyenge, dovrà essere attuato rapidamente. "Il piano dovrà essere realizzato in tempi brevi - ha affermato Kyenge - e non dovrà costituire una mera dichiarazione di intenti, anche se le risorse sono limitate". Per Kyenge, inoltre, neanche le poche risorse a disposizione devono costituire un ostacolo per l'attuazione del piano. "Quando si parla della risibilità delle risorse economiche non vuole essere un mettere le mani avanti, facendo presente che senza risorse si può far poco - ha precisato la ministra -. Credo, invece, che molto si possa fare anche senza tante risorse finanziarie, con il semplice coordinamento delle iniziative. Sicuramente sarà necessario trovare fondi e mi impegnerò a farlo".

Per Kyenge, uno dei punti fondamentali del piano è quello di "non esser rivolto solo agli stranieri, arrivati quasi a 5 milioni, ma anche ai cittadini italiani di origine straniera. Seconde e terze generazioni che stanno acquisendo un peso sociale sempre più rilevante in Italia. Ritengo importante l'ampliamento del target dei destinatari perché non vale sempre il binomio concettuale razzismo-immigrazione, ma si deve tenere conto della fotografia attuale della nostra società". Piano che, afferma Kyenge, influenzerà tutte le politiche del nostro Paese. "Il piano verrà presentato al Consiglio dei ministri - ha spiegato la ministra - per permeare di politiche antidiscriminatorie tutte le politiche del governo, in modo tale che ogni qual volta si devono attuare politiche si dovrà tener conto di quanto previsto in questo piano".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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