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REDDITO INCLUSIONE SOCIALE, 6 MILIARDI IN 4 ANNI: LA PROPOSTA ACLI-CARITAS

Per i finanziamenti un mix di misure. Don Soddu: "Siamo al codice rosso per la povertà"

 

 

Quattro anni e sei miliardi di euro, così il reddito d’inclusione sociale andrà a regime. Sono queste le stime di Acli nazionali e Caritas italiana per far andare a pieno ritmo la misura a sostegno delle famiglie in condizione di povertà (vedi lancio precedente). Per poter dare risposte immediate alle situazioni più critiche e rendere fattibile la riforma dal punto di vista, i promotori hanno pensato a un percorso graduale, di quattro anni appunto, durante il quale sarà aumentato il numero dei beneficiari e stanziate le somme necessarie.

Nel dettaglio, l’impegno di spesa sarà di 900 milioni il primo anno, per raggiungere 375 mila famiglie (il 33 per cento sul totale dei beneficiari a regime), di 2,2 miliardi il secondo (600mila famiglie, 53 per cento),  di 3,7 il terzo (940mila famiglie, 83 per cento), per arrivare ai 6,1 il quarto anno, raggiungendo un milione 130 mila famiglie. Dei 6,062 miliardi complessivi, 4.982 andranno alla prestazione monetaria, 1.078 ai servizi alla persona (cui vanno aggiunti i 566 milioni di spesa annua dei comuni per la lotta alla povertà) e 2,4 alle attività di monitoraggio e valutazione. Durante la transizione, le prestazioni contro la povertà già esistenti verranno via via abolite, “con il risultato che - a partire dal quarto anno - lo sforzo pubblico contro la povertà, oltre a essere ben superiore rispetto a oggi, risulta concentrato in un’unica risposta basata sulle stesse regole per tutti”.

Tutto questo per diventare realtà ha però bisogno di essere finanziato. Acli e Caritas hanno individuato ipotesi in grado di assicurare tra i 13 e i 18 miliardi di euro all’anno. La strategia – che si basa sui criteri di concretezza, equità ed efficienza - individua un mix di misure di riduzione e riordino della spesa pubblica e di incrementi di imposizione fiscale. Sul fronte delle minori spese, nel dettaglio, si guarda alle voci previdenza e assistenza, “con riferimento alle pensioni d’oro e ai trattamenti pensionistici di carattere assistenziale destinati specificatamente al sostegno del reddito”. Si valutano anche possibili interventi sulle spese generali per le istituzioni.  Questi interventi garantirebbero una disponibilità di risorse comprese tra 6,3 e 8,6 miliardi di euro. Quanto alle maggiori entrate, le opzioni sono: incremento delle accise su tabacco e bevande alcoliche; maggiore imposizione sui concorsi a premio; riordino delle agevolazioni fiscali in sede Irpef; riordino dei trasferimenti alle imprese private; proroga e revisione del contributo di solidarietà in sede Irpef; imposta progressiva sul patrimonio; revisione dell’imposta sulle successioni e sulle donazioni; incremento della tassa di concessione governativa per la licenza di porto di fucile per uso caccia. Il tutto per un maggior gettito compreso tra 6,7 e 10,2 miliardi.

“Il nostro progetto fa proprio un ventaglio di possibili modalità - concludono i promotori -. La scelta delle specifiche opzioni, poi, è responsabilità del decisore”. Il messaggio è chiaro e inequivocabile: “Se si vuole si può. Si tratta di fare della povertà una priorità politica e a quel punto, anche in uno scenario complicato come quello attuale, trovare le risorse è possibile”

Codice rosso

“Siamo ormai in codice rosso, non possiamo attendere neppure un minuto per fronteggiare l'emergenza povertà”: lo dice don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, nel corso della presentazione, questa mattina a Roma, del progetto del Reddito d'inclusione sociale (Reis). “Sta aumentando – dice – la fatica e la sofferenza delle famiglie, crescono il numero delle persone in povertà assoluta e relativa: le nostre comunità e le Caritas diocesane percepiscono questa vulnerabilità che è stata aggravata dagli effetti della crisi. Dobbiamo operare, con tutta la forza della nostra coscienza, perchè non possiamo attendere oltre, siamo ormai in codice rosso”. Serve allora, dice il direttore di Caritas italiana, “un'azione istituzionale responsabile e progressiva di lenimento delle difficoltà delle famiglie”, perchè “solo così verrà fuori un paese più coeso e unito”. Soddu chiede di “mettere da parte i particolarismi” per impegnarsi nell'introduzione “di un percorso graduale e sostenibile” (il progetto del Reddito di inclusione sociale” che “senza sostituirsi alle sperimentazioni in corso” dia “risposta alle difficoltà delle famiglie”). 

Oggi, dice don Soddu, "si assiste ad un'estensione della povertà a settori che non erano tradizionalmente colpiti da essa, e si può parlare di una pluralità diversificata di povertà. Eppure -specifica - resta preoccupante soprattutto la povertà assoluta, che richiede risposte concrete”. Il 29% di chi si rivolge ai centri di ascolto Caritas - dice - ha meno di 35 anni e la metà di essi chiede beni primari per la sopravvivenza: “Gli operatori Caritas testimoniano che il rischio di esclusione è sempre più alto, fra gli altri anche per quei giovani adulti che lavorano con contratti occasionali o stagionali e che vivono in una indeterminatezza che si riflette in una incapacità di progettare il proprio futuro”. Per loro, e per tutte le persone in povertà, “bisogna agire quanto prima”

Patto contro la povertà

“Fare della povertà una priorità della politica nazionale costituisce, oggi, una sfida insieme decisiva ed assai complessa – spiegano i promotori - : per vincerla è necessario un salto di qualità. Solo unendo le forze e dando vita a un’azione corale si può coltivare la speranza di togliere all’Italia lo spiacevole primato di essere uno dei due Paesi dell’Europa a 15, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale contro la povertà assoluta”.

Acli e Caritas si dicono consapevoli che “nessuno può ritenere di avere il monopolio della lotta alla povertà, la voce di ognuno ha lo stesso valore di quella degli altri. L’ampiezza della sfida è tale da rendere necessaria la condivisione di esperienze, competenze e creatività di ognuno”. Da qui la scelta di un patto “aperto” al contributo di tutti i soggetti interessati. L’appello è rivolto con particolare forza alla politica: “Un patto tra i partiti è necessario affinché tutti insieme decidano l’introduzione del Reis e si assumano la responsabilità di sostenerne congiuntamente l’attuazione, quale che sia la collocazione futura di ognuno” precisano. Il patto servirebbe a impedire ai partiti di cadere in tentazioni strumentali e li aiuterebbe ad andare oltre le rispettive appartenenze.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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