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FACCE DA "FABERS": IDEE CHE DIVENTANO IMPRESA

Ecco i protagonisti del progetto Fab, incubatore d'impresa della coop sociale Itaca di Pordenone

 

Direttamente dalla voce dei fabers, impegnati da qualche settimana per trasformare la loro idea d’impresa in progetto. Ve li presentiamo ad uno ad uno, attraverso le loro risposte alle nostre tre domande (lagazzettaitaca.wordpress.com).

Alessandro, referente del progetto FONDÀCO

Come vi siete avvicinati a FAB?

Se questo fosse un questionario metterei una crocetta su “parenti e amici”. In realtà ci siamo avvicinati a FAB per intercettare un’opportunità, perché era l’occasione giusta per metterci alla prova. Parlavamo da tempo del progetto di aprire un laboratorio con altri artisti e sentivamo che il bisogno di creare uno spazio dove poter lavorare era condiviso. Immaginavamo un luogo del fare attivo, sociale, moderno, ed avendo alle spalle un background artistico articolato e diverse esperienze, ne vedevamo la ricaduta sociale sul territorio. Ho letto online il bando di FAB quando mancava una settimana alla scadenza e ne ho parlato con Luca. Ci siamo detti che il nostro laboratorio era il progetto perfetto e che era giunto il momento di provare ad offrirlo alla città. Così abbiamo scritto la nostra idea e le abbiamo dato un nome: FONDÀCO. Ed è andata bene.

Da quali fasi è scandita la vita quotidiana nel generatore d’impresa?

La mia giornata di lezioni in Academy inizia alle sei con un capo in b in stazione a Trieste. È curioso per me che sono cresciuto accanto al Tagliamento attraversarlo ogni mattina verso Pordenone, non mi sento un comune pendolare. Mi sono trasferito a Trieste anni fa per studiare ed ora ci abito. A Trieste mi chiamano furlàn, a Sedegliano triestìn. Quando incontro gli altri ragazzi iniziamo a confrontarci su come si stanno evolvendo i nostri progetti. Il luogo, lo spazio che coabitiamo, è importante. Ci aiuta a ricordarci che siamo lì per le nostre idee, perché crediamo in valori comuni. Siamo un gruppo di giovani uniti dalla voglia di intervenire sul nostro territorio in maniera attiva ed innovativa, mettendoci in gioco in prima persona. Le lezioni sono vivaci, lavoriamo sia su di noi come neo-imprenditori che sui nostri progetti. Indici, piani economici, canvas, the village, metaprogrammi, sono tanti gli strumenti che utilizziamo. E’ una scuola, sappiamo che stiamo lavorando per creare il nostro futuro ed il futuro del nostro territorio, quindi ne usciamo stanchi ma contenti.

Come si sta sviluppando la tua idea imprenditoriale?

È come quando hai immaginato un bellissimo paesaggio e giunge il momento di dipingerlo: bisogna lavorarci per gradi, dai bozzetti ai dettagli, pianificando la composizione. Ed è necessario conoscere le giuste tecniche ed applicarle correttamente perché il dipinto duri negli anni. Poi bisogna anche sapersi innovare, trasformando ed adattando le tecniche ai tempi che corrono, ed è la componente creativa la più affascinante. FAB mi ha aiutato a focalizzare il nucleo dell’idea per poter smontare e rimontare le cornici e le strutture che la supportano in maniera più solida. Mi ha aiutato a vederla da molteplici punti di vista e sotto diverse luci. Ora l’idea è diventata il progetto d’impresa di un team ed abbiamo scoperto al suo interno potenzialità di cui avevamo solamente intravisto la portata. Presto saremo orgogliosi di esporlo a tutti.

da gazzettaitaca on line: leggi qui tutte le altre interviste

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