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SCONFINATI - LA LOTTA DI NELSON

Terzo appuntamento con le interviste e gli articoli di Sconfinati, la redazione multietnica di rifugiati e richiedenti asilo

 

 

Continua la collaborazione di nelpaese.it e Sconfinati, il free press di Torino con una redazione di rifugiati e richiedenti asilo. Ecco un nuovo articolo del numero 3.

 

Nelson, il centro di via Aquila e la voglia di lottare

Appena entrata nel Centro di accoglienza per rifugiati di via Aquila 21, quest’uomo alto ed energico ha attirato la mia attenzione. Era nervoso e agitato. Perché? Dopo aver scambiato poche parole mi ha raccontato che dovrà abbandonare il Centro entro pochi giorni. N.E. è ad un incrocio e non sa quale direzione prendere. Secondo lui, i 500 euro non sono abbastanza per iniziare una nuova vita, ma come deciso dalle autorità dovrà uscire dal Centro. Da vero giovane africano all’avventura e in cerca di pascoli più verdi, questo quasi trentacinquenne Nigeriano ha la ferma convinzione che sopravviverà in Europa.

S-confinati: Lei è alla vigilia dell’uscita da questo Centro dove è stato ospitato per quasi due anni, qual è il suo stato d’animo?

N.E.: Inizierò ringraziando Dio per avermi protetto sin dal mio arrivo in questo Centro, l’8 di agosto del 2011. Gli operatori ci hanno trattato bene, non voglio mentire, il trattamento è stato eccellente.

S-confinati: in cosa è consistita l'ospitalità?

N.E.: Beh, appena arrivati ci hanno dato una sistemazione e il necessario di base come vestiti, shampoo, e per un breve periodo un pocket money. Hanno interrotto il pocket money perché dicevano che lo usavamo per comprare alcolici e che creavamo problemi nel quartiere. In seguito hanno cambiato decisione e hanno distribuito dei Ticket Restaurant che ci consentivano di comprare cibo, sigarette e qualsiasi altra cosa che volessimo. Sinceramente vi dico che gli operatori del Centro si sono impegnati duramente affinché trovassimo una via di uscita dai nostri traumi e stessimo bene. L’unico problema che ora sto incontrando è quello di dover ricominciare con 500 euro. Onestamente, non sono sufficienti. Io non sono sposato e così per me è abbastanza facile muovermi. Sono andato a cercare una casa in affitto presso una agenzia e mi è stato detto che una stanza costa 300 euro al mese e devo provvedere a una cauzione dello stesso importo. Oltre a questo, dovrei pagare il servizio reso dall’agenzia. In base a tutto questo, i soldi non sono sufficienti neanche per un mese. Ciò che mi fa più rabbia è che l’importo è stato ridotto. Avevo sentito in un notiziario pochi mesi fa che il governo italiano aveva deciso di compensare ogni rifugiato dalla guerra in Nord Africa con 1500 euro. Ma quando la polizia è arrivata al Centro con i moduli da compilare per lo sgombero, ha detto che la somma era di soli 500 euro per le persone senza famiglia. Non è abbastanza per iniziare una nuova vita. Se il governo aumentasse la cifra fino ai 1500 euro che aveva annunciato precedentemente io sarei felice di lasciare il Centro. Come uomo e futuro capo di famiglia, sono tenuto a badare a me stesso e non dipendere dall’assistenza pubblica

S-confinati. Hai detto molte volte durante l’intervista che 500 euro non sono abbastanza per iniziare una nuova vita, ma allora perché li hai accettati?

N.E.: I responsabili ci hanno detto che era un ordine dall’alto e che quindi era obbligatorio andarsene. Quando i poliziotti sono arrivati con l’ordine di evacuazione ci hanno detto che quelli che si rifiutavano di firmare non avrebbero ricevuto i soldi dopo lo sgombero. Io non volevo firmare perché non avevo un posto dove andare, non ho ancora un lavoro e non ho risparmi.

Ricordo ancora che, pochi mesi dopo il nostro arrivo, i responsabili del centro avevano trovato un lavoro allo Juventus Stadium per alcuni di noi. Era una buona opportunità per guadagnare un po' di soldi e mettere qualcosa da parte. Dovevamo tenere pulito il campo e ci era stato detto che era un contratto di un anno, ma alla fine abbiamo lavorato solo per due mesi. Sfortunatamente, non abbiamo potuto mettere via tanti soldi. Onestamente, non ho altro denaro da parte perché possano pretendere che sopravviva mentre aspetto di trovare un lavoro. Se l’intenzione di questo sgombero è quello di permetterci di avere un futuro luminoso, allora avrebbero dovuto prevedere che avessimo bisogno di una somma ragionevole di denaro per iniziare effettivamente una nuova vita. Se dovrò lasciare l’Italia per un altro paese, avrò bisogno di pagare il biglietto di viaggio, una stanza d’albergo e di nutrirmi mentre aspetto di trovare un lavoro. Così, mia cara sorella (così mi ha chiamata! N.d.r.), il mio futuro è davvero oscuro!

 

S-confinati: Ma il fatto che abbiate accettato i soldi per uscire dal Centro, significa che adesso avete un posto dove andare?

N.E.: questo è il vero problema, perché non ho un posto dove andare. Non voglio uscire dal Centro ma devo andare. Devo fingere con me stesso, devo essere indipendente e lottare come ogni altra persona per costruire una famiglia. Per questo, devo andare.

S-confinati: sembri molto arrabbiato con l’intero sistema, perché non lotti per i tuoi diritti?

N.E.: Non posso lottare da solo, ma il dato reale è che la maggioranza di noi è arrabbiata a causa dello sgombero forzato. Noi rifugiati abbiamo discusso di questo problema durante un incontro riservato e abbiamo deciso all’unanimità di organizzare uno sciopero per denunciare le decisioni del Governo italiano, il tutto però non si è realizzato perché alcuni dei rifugiati hanno preso le distanze da questa azione. Come ha detto un mio compatriota: fate in modo che il Governo italiano ci paghi sei mesi d’affitto e noi faremo il resto.

S-confinati: allora, sei molto triste per questa situazione?

N.E.: Non sono solo triste, mi sto ammalando. Ho perso chili a causa dello sgombero. Noi rifugiati del progetto Emergenza Nord Africa siamo senza aiuto. Chiediamo al governo e alle Nazioni Unite di fare qualcosa. Questo non è il trattamento che ci aspettavamo. Siamo fuggiti dalla guerra in libia aspettandoci di essere trattati con umanità.

Sconfinati: consideri quindi quelli che hanno portato la guerra in Libia responsabili per la tua situazione difficile??

N.E.: Certo! I governi stranieri che hanno perpetrarto i bombardamenti dovrebbero consentire ai paesi africani di risolvere da soli i propri problemi. I libici e gli stranieri che  ancora vivono in un paese devastato dalla guerra stanno ancora soffrendo. I libici sono stati causa dei propri problemi e ora stanno ancora piangendo, noi siamo scappati aspettandoci di trovare la serenità in Europa e invece abbiamo trovato insicurezza e incertezza rispetto al nostro futuro.

In Libia vivevo bene. Ero un carpentiere e avevo abbastanza soldi da prendermi cura di me e dei miei familiari in Nigeria, ma quando la guerra è scoppiata sono stato costretto ad abbandonare tutti i miei risparmi e i miei effetti personali. Comunque, quelle sono cose terrene, ciò che ora voglio è la pace.

 

Sconfinati: Vuoi fare un appello al Governo italiano?

N.E.: Tutto cio che vogliamo sono casa e lavoro, i 500 euro non sono abbastanza. Fate sapere al Governo italiano che ci ha abbandonati a noi stessi. Siamo arrivati in italia attraverso traumi e ferite ed è deprecabile che le autorità italiane ci stiano infliggendo nuove pene.

Mariale Colette

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