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"SCONFINATI": FUORI DALL' HOTEL GIGLIO

Secondo appuntamento con la redazione multi etnica di Torino: storie di rifugiati e richiedenti asilo

 

 

Continua la collaborazione di nelpaese.it e Sconfinati, il free press di Torino con una redazione di rifugiati e richiedenti asilo. Ecco un nuovo articolo del numero 3

 

Fuori dall'Hotel Giglio

  Il 6 marzo 2013 l'Hotel Giglio, Centro di Ospitalità per i rifugiati dal Nord Africa, è stato definitivamente chiuso.

 

Alle sei del mattino l'area dell'Hotel è stata circondata da circa 150 carabinieri, sotto una forte pioggia e con una temperatura di circa sei gradi, e i rifugiati che vi avevano vissuto per quasi due anni sono stati sgomberati. Si è chiusa così l'Emergenza Nord Africa.

Un decreto approvato l'anno prima stabiliva che venisse dato a tutti i profughi un permesso umanitario. Tra la fine dell'anno e l'inizio del gennaio 2013 tutti sorridevano con in mano il loro documento. Venne consegnata anche la Carta di Identità. Sembrava un gesto di buona volontà, ma significava anche la chiusura dell'Emergenza Nord Africa per il 28 febbraio 2013.

Erano stati promessi 500 euro per abbandonare l'Hotel. Il calvario è iniziato quando tutti han dovuto portare fuori i propri bagagli per ricevere i soldi. I carabinieri erano lì per impedire che la gente rientrasse. Le persone hanno dovuto caricarsi le proprie valigie sotto la pioggia e avviarsi verso Torino. Era una situazione estremamente triste.

I soldi non sono stati distribuiti in maniera appropriata e a molti non sono stati consegnati i 500 euro. Le autorità hanno sostenuto che quelli che non ricevevano i soldi avevano abbandonato il progetto per cavarsela da soli, e avevano vissuto fuori dalla struttura per più di trenta giorni. Hanno sostenuto che i rifugiati erano stati avvisati che tutti quelli che avessero abbandonato il Centro per oltre trenta giorni sarebbero stati considerati esclusi. I rifugiati hanno ribattuto che i 500 euro spettavano a tutti  quelli che provenivano dalla Libia e hanno accusato i responsabili di Connecting People, l'agenzia che gestiva l'ospitalità all'Hotel Giglio, che il loro nome non figurava nell'elenco della Prefettura a causa di una discriminazione. È iniziata quindi una escalation polemica tra le autorità e i rifugiati più combattivi. Solo con l'intervento delle forze dell'ordine il tutto è stato riportato all'ordine e per mezzogiorno l'Hotel era deserto.

La situazione ha preso una piega drammatica a causa della frustrazione e della confusione tra i rifugiati. Affioravano troppe domande prive di risposta: cosa accadrà dopo? Dove andremo? Dove dormiremo?

Oggi li si può vedere aggirarsi per le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa guardandosi attorno senza meta, chiedendosi dove andare ma senza trovare una risposta. Quando chi scrive questo articolo si è recato a Porta Nuova per accertarsi della situazione e ha visto la loro confusione, è tornato a casa con le lacrime che gli rigavano il volto.

Il modo in cui i rifugiati sono stati evacuati dall'Hotel Giglio lascia molto a desiderare. Sono stati espulsi come detenuti buttati fuori da un carcere. Le autorità avrebbero almeno potuto aspettare che la stagione invernale lasciasse il posto all'estate prima di buttarli fuori dal loro ricovero. 500 euro sono una base assai piccola per pensare di iniziare una nuova vita, soprattutto in un paese in cui trovare un lavoro appare un'impresa ardua quanto spaccare pietre a mani nude. Devono aver pensato che, in qualche modo, ce l'avrebbero fatta a sopravvivere: dopotutto un tozzo di pane è meglio che niente. 

Ebai Beltus Eyong

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