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MIATRALVIA, STORIA DI UN CONCERTO "RICICLATO"

Da Reggio Emilia la storia di una band nata da un'idea della coop sociale Lunezia

 

La band Miatralvia

 

La storia della band Miatralvia ha avuto inizio nel 2011, da un’idea della cooperativa sociale Lunezia di Reggio Emilia, attiva anche nel mantovano. Lunezia opera nei settori della Salute Mentale e della didattica musicale e ha maturato molta esperienza anche nel campo della didattica ambientale, animazioni all’aperto e dei laboratori con classi di bambini e ragazzi di tutte le età, avendo gestito per diversi anni l’ostello di Guastalla. A questo si aggiunge un settore nuovo, portato avanti da alcuni giovani soci: uno studio di registrazione, una sala prove e un service audio-luci.

All’interno dell’ambito musicale, con i suoi operatori, Lunezia propone un laboratorio musicale in cui i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze a cui è rivolto, hanno la possibilità di trattare di argomenti inerenti il suono, il ritmo, le loro caratteristiche attraverso un approccio creativo legato alle tematiche del riciclo e della sostenibilità ambientale. Durante il percorso ai partecipanti si insegna inoltre a costruire strumenti musicali utilizzando materiali di tutti i giorni e recuperando ciò che normalmente viene buttato.

E’ proprio da questo laboratorio e dai corsi di formazione per gli educatori che è nata l’idea di provare a trasformare l’approccio più teorico laboratoriale in una esperienza pratica e divertente. Lunezia ha così dato vita in questo modo ad una band musicale molto particolare, una band, che al posto di strumenti “veri”, suona solo strumenti costruiti con materiale riciclato: i “Miatralvia”, che in dialetto mantovano significa “non buttarlo via”, i cui componenti sono animatori della cooperativa e alcuni amici musicisti di altre formazioni.

Questi ragazzi si sono messi subito all’opera, costruendo il primo set di strumenti che comprendeva una batteria fatta di bidoni e secchi di varie grandezze, un Itube cioè uno strumento formato da due tubi in pvc concentrici che si suona percuotendolo e spostando il tubo all’interno per modulare le note, marimba e xilofono fatti con legni e chiavi inglesi di varie dimensioni ed un contrabbasso costituito da un secchio di vernice vuoto come cassa di risonanza, un’asse di legno come manico, corde di ferro ed un vecchio pick-up recuperato da una chitarra rotta per renderlo amplificabile.

In poco tempo i Miatralvia hanno aumentato considerevolmente la qualità del loro spettacolo, aggiungendo nuovi pezzi alla scaletta - che comprende una varietà di brani di musicisti come Paolo Conte, Prodigy, Depeche Mode, AC/DC e molti altri - e mutando i loro strumenti, inizialmente troppo precari e facilmente distruttibili. A questo si sono poi aggiunti nuovi strumenti e nuove idee grazie alla passione per la musica e alla voglia di sperimentare.

Ora, dopo due anni vantano più di 150 concerti in giro per l’Italia con la partecipazione a trasmissioni televisive locali, a festival nazionali come L’ambiente si nota, tenutosi all’interno dell’Auditorium Renzo Piano di Roma o a feste e iniziative legate all’equo e solidale e al mondo della cultura (Fa’ La Cosa Giusta, Festivaletteratura di Mantova, Tutta un’altra cosa...).

Insomma un bell’esempio di come la creatività può essere associata al fare impresa sociale e a tematiche così importanti oggi.

Carlo Possa

 

 

 

 

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