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LAMPEDUSA, MIGRANTI E L'ACCOGLIENZA

Per la rubrica "Cooperatori coraggiosi" di Maurizio Cocchi: colloquio con Cono Galipò del consorzio Sisifo

 

"Cooperatori coraggiosi", rubrica a cura di Maurizio Cocchi

 

“Cooperativa Servizi Sociali, Cammelo sono." "Vorrei parlare con Cono Galipo'." "Chi è lei? Come devo rappresentarla?" Sia pure via cavo, sono entrato nel regno di un uomo che ormai è una leggenda della cooperazione sociale. Vorrei esprimergli tutta la mia ammirazione e gratitudine per quello che ha fatto e che sta facendo, ma assumono un tono professionale e gli chiedo la sua storia nel movimento cooperativo.

"La mia storia nasce da una lotta sindacale: ero dirigente della CGIL, a seguito di una vertenza che si concluse con il licenziamento di alcuni lavoratori, organizzai una cooperativa, in qualità di segretario della Camera del Lavoro, che iniziò a lavorare. L’attività andò avanti, fornendo diversi servizi: assistenza domiciliare, disabili, telesoccorso, case di riposo, asili nido. Da lì ho scelto di lasciare il sindacato per dirigere la cooperativa. Parlo dell’inizio del 1986. Da allora ho vissuto nel mondo della cooperazione occupandomi di servizi sociali e dal 2007 di immigrati".

Hai organizzato i servizi a Lampedusa, ce ne puoi parlare?

Nel 2006 abbiamo partecipato ad una gara d’appalto, l’abbiamo vinta e nell’anno successivo abbiamo iniziato l’attività. Da subito sono iniziati quelli che si chiamano ragionamenti ideologici: ci sono piovute addosso le critiche delle associazioni umanitarie, del sindacato, di alcuni partiti dell’estrema sinistra, contrari alla nostra gestione dei centri per immigrati. Dissi allora e continuo a dire oggi che fino a quando esiste il fenomeno dell’immigrazione, debbano essere le cooperative a gestirlo, perché lo sanno fare meglio: con professionalità, pagando il personale contrattualmente. Prima che entrassimo noi, attraverso le associazioni di volontariato il personale era sottopagato, i livelli di accoglienza limitati. Abbiamo portato una ventata di novità, che oggi ci viene riconosciuta da tutti, organizzazioni umanitarie in testa. L’Associazione della Lega delle Cooperative, la Lega delle Cooperative col suo presidente Poletti hanno riconosciuto la bontà della nostra gestione e che quindi forse è bene che le cooperative restino a gestire gli immigrati.

Tu che sei venuto in contatto con queste persone che salgono sui barconi e cercano di entrare in Europa, che idea ti sei fatto. Cosa si aspettano? Hanno troppi sogni, illusioni? Hanno fame?

L’unica cosa che vogliono è un lavoro per realizzarsi da un punto di vista sociale. Vogliono integrarsi, avere una casa, un lavoro, vivere dignitosamente. La stragrande maggioranza è gente disperata che cerca di uscire da paesi in guerra, dal sottosviluppo, dal ricatto e dallo sfruttamento umano. Quando arrivano in Italia, pensano di aver raggiunto gran parte dei loro risultati. Purtroppo a volte non riusciamo ad avere quello che si aspettano. Ultimamente con la crisi occupazionale che stiamo vivendo, tutto diventa più difficile. Però queste sono persone che si adattano a tutto, mi riferisco ai subsahariani, mentre i migranti provenienti dai paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo, sono più vicini al nostro stile di vita.

Quando i vostri operatori ricevono gli immigrati clandestini in che condizioni li trovano?

Dipende da quanti giorni sono rimasti in mare. Se viaggiano quando è brutto tempo, possono restare in mare 4 o 5 giorni e allora arrivano stremati. Alle navi che li recuperano forniamo un kit di pronto soccorso con acqua, brioches e quant’altro serva per le prime necessità. Al molo diamo ulteriori indumenti, lenzuola isotermiche, the, caffè o acqua.

Qualcuno riesce a superare i punti di controllo senza essere visto e proseguire per l’Europa?

Assolutamente no. Anche perché Lampedusa è un’isola. E comunque vengono prelevati ancor prima di toccare terra dalle forze navali.

Chi li porta sa già che non hanno nessuna possibilità di raggiungere la costa senza essere visti?

Certo che lo sanno! Ma loro arrivano per chiedere asilo politico a Lampedusa.

Mi pare che tu sia indagato su certe questioni. Ne puoi parlare?

Non ho nessuna difficoltà a farlo! Sono stato inquisito per l’interpretazione di una norma: si riteneva che io dovessi espellere dal centesimo al centottantesimo giorno, io sostenevo che questa non era una competenza contrattuale che dovevamo assolvere. Era presente un posto di polizia che registrava entrate ed uscite; quindi non competeva a noi, ma alle Forze dell’Ordine ed alla Questura. Si è tenuta l’udienza preliminare e sono stato assolto, perché il fatto non sussiste, come noi ritenevamo. Anche la Magistratura ha ritenuto, con sentenza passata in giudicato, che io non ho commesso nessun danno economico, nessuna turbativa, nessun tipo di truffa ai danni dello Stato. Questi sono i fatti e questi sono i risultati.

Adesso il servizio di gestione dell’accoglienza è stato affidato al consorzio di cooperative Sisifo.

Siamo 23 cooperative sociali, tutte siciliane. Quindi abbiamo allargato la compagine.

Anche in relazione all'avvio della nuova legislatura, nel sistema di welfare italiano che ruolo può avere la cooperazione sociale, rispetto a quello già avuto?

In questo momento, la cooperazione sociale da una parte è di supporto alla popolazione italiana ed allo Stato, dall’altra si è sostituita ad esso, a seguito dei continui tagli al finanziamento pubblico. Il terzo settore, il no profit si è sostituito allo Stato, anticipando tutte le forze lavoro. Perché questo lavoro viene svolto da manodopera giovanile e femminile che non percepisce un regolare stipendio a fine mese e che fornisce quei servizi necessari a bisognosi e immigrati.

Perché non percepiscono lo stipendio?

Le cooperative sono in difficoltà perché percepiscono in ritardo il pagamento delle fatture e pertanto non possono far altro che pagare lo stipendio ai propri dipendenti con forte ritardo.

Le cooperative sociali, secondo te, dovrebbero svolgere l’attività delle ONG (Organizzazioni non governative)?

No. Sono due ruoli diversi. Le Ong sono organizzazioni fondamentalmente di volontariato. Le cooperative sociali sono imprese sociali, in cui le persone scelgono di svolgere quel determinato lavoro e debbono essere retribuite regolarmente. La cooperazione svolge un ruolo più rispondente ai bisogni: impiega persone che svolgono il lavoro con maggior preparazione, rispetto a chi avendo 15 giorni di tempo libero, decide di dedicarli al volontariato (scelta comunque rispettabilissima). Di fatto il volontario non ha la stessa preparazione di un professionista che lavora ad un progetto per tutto l’anno.

 

Maurizio Cocchi

in redazione Ugo De Santis

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