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DIFENDERE I DIRITTI LGBT

Dai fatti di cronaca all'agenda dei diritti umani: Amnesty ribadisce il suo appello ai partiti

 

 

Il nuovo appello di Amnesty Italia

“Il dibattito accesosi sull’insicurezza della città di Roma e nuovi episodi di discriminazione in base all’orientamento sessuale mettono in evidenza la necessità che l’Italia combatta l’omofobia e la transfobia e garantisca tutti i diritti umani alle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate) – ha dichiarato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia”. 

“Negli ultimi anni, attacchi verbali e fisici nei confronti delle persone Lgbti si sono verificati in Italia con preoccupante frequenza, mentre diversi esponenti politici e istituzionali hanno continuato a fomentare un clima d’intolleranza e di odio con dichiarazioni palesemente omofobe – ha ricordato Sami”. 

“In queste settimane, stiamo chiedendo ai leader delle coalizioni e delle forze politiche e a tutti i candidati alle elezioni del 24 e 25 febbraio, di dire chiaramente da che parte stanno rispetto a 10 richieste riguardanti i diritti umani in Italia. Combattere l’omofobia e la transfobia, colmare le lacune legislative e garantire pari diritti alle persone Lgbti è una di queste richieste. Hanno già risposto affermativamente Antonio Ingroia, Nichi Vendola e decine di candidate e candidati delle circoscrizioni elettorali. Sollecitiamo gli altri a fare altrettanto e a farlo presto! – ha concluso Sami”. 

La legge antidiscriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati sull’etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Inoltre, l’incitamento a commettere atti o provocazioni di violenza omofobica e transfobica non è perseguibile come altre forme di incitamento alla violenza discriminatoria. 

Questa situazione rischia di favorire l’aumento di intolleranza e violenza verso le persone Lgbti, tuttavia la lacuna legislativa non e’ stata sinora colmata. Inoltre, nella legislazione italiana manca qualsiasi riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e dai loro figli. Ciò impedisce a molte persone di godere di diritti umani essenziali per l’autorealizzazione e alimenta la stigmatizzazione delle persone Lgbti.  
 
Il principio di non discriminazione, sancito da numerose convenzioni internazionali, garantisce parita’ di trattamento tra le persone e stabilisce il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, anche quella basata sull’orientamento sessuale. 

Le autorità italiane hanno la responsabilità di proteggere e garantire la realizzazione dei diritti umani delle persone Lgbti affinché esse non siano vittime di discriminazione, possano godere degli stessi diritti di ogni altro individuo e possano esprimere liberamente il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere senza il rischio di subire abusi.  

Il 23 gennaio, Amnesty International ha lanciato la sua Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, chiedendo ai leader delle coalizioni e delle forze politiche e a tutti i candidati alle elezioni del 24 e 25 febbraio di dichiarare se sono favorevoli o contrari a: garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura; fermare il femminicidio e la violenza contro le donne; proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione; assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri; combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti; fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom; creare un’istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani; imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani; lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati; garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l’adozione di un trattato internazionale. 

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