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NON È UNA CITTÀ PER BAMBINI

Se a Napoli finisce il circo sociale per i minori a rischio

 

Questa è la storia di Giovanni Savino. È la storia di un ragazzo nato e cresciuto a Barra, periferia est di Napoli. Giovanni ha studiato in quel quartiere e ha scelto di non andare via, di non emigrare. Ha scelto di fare l’operatore sociale prima e il presidente di una cooperativa sociale, Il tappeto di Iqbal, che promuove progetti per i minori a rischio. È una storia tra welfare e anticamorra, tra i diritti dei bambini a non vivere nell’emarginazione e la possibilità di cambiare la realtà dei rioni in cui regnano i boss. Dal 2004 la coop realizza pedagogia circense, con animazione di strada, trampoleria, teatro, musica, per 45 bambini e ragazzi che spesso sono solo numeri della drammatica dispersione scolastica. Ora il circo sociale di Giovanni è a rischio chiusura. . Fino a un mese fa le attività, il cui valore educativo è riconosciuto a livello internazionale, venivano ospitate nella palestra Salvemini, appartenente all’istituto Caruso Rodinò. Ma adesso la direzione della scuola ha minacciato la dismissione della struttura. “Senza quegli spazi – spiega Savino – che noi abbiamo gestito senza luce, senza acqua né servizi per mesi, non sappiamo dove andare. Di certo non possiamo stare in strada, soprattutto quando piove. Le mamme dei ragazzi che seguiamo non ce lo permettono. Evidentemente – sbotta l’operatore sociale – quello che abbiamo fatto per il quartiere di Barra, dimostrando che non è solo il quartiere della festa dei gigli e della camorra, non significa nulla per le nostre istituzioni”.

 

Il giovane cooperatore sociale ha lanciato un appello rivolto al Comune di Napoli per avere l’affido diretto della struttura Salvemini, una volta diventata bene comune “per garantire la continuità scolastica ed evitare di far tornare in strada i ragazzi”. Alla gestione della struttura “aperta a quanti vogliono partecipare” hanno già aderito Save the children e Libera. Al momento, però non è arrivata alcuna risposta dalle istituzioni. E come per i malati di Sla, l’unico modo per farsi sentire è la protesta estrema: “A mali estremi, estremi rimedi. Dal prossimo 8 dicembre comincio lo sciopero della fame: mi vesto da clown e mi piazzo davanti a Palazzo San Giacomo, così vediamo che succede”. Intanto, mentre continua la raccolta firme per la petizione “Il circo sociale di Barra non deve morire”, Il tappeto di Iqbal si sta attivando per organizzare un grosso evento con artisti provenienti dalla Campania e da altre regioni, tra cui Calabria, Sicilia, Lazio, Toscana, “per non lasciare Barra nelle mani della camorra”. A chi di dovere far capire a Giovanni e ai ragazzi della periferia se Napoli è una città per bambini.

 

Giuseppe Manzo

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