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ROSARNO: LA VERGOGNA DELLA TENDOPOLI

Redattore sociale è andata nell'accampamento di Rosarno: mille persone senza acqua, nè luce, tra scabbia e Tbc

 

 

Il reportage di Redattore Sociale nella tendopoli di Rosarno, aperta nel 2012 dopo la rivolta dei migranti

 

“Se la situazione va avanti così, emetterò l’ordinanza di sgombero. Ho chiesto aiuto alla regione, al governo nazionale e ho scritto anche al presidente della Repubblica, ma la situazione permane difficile e preoccupante. L’amministrazione da sola non può più affrontare questa gravissima emergenza umanitaria”. E’ il grido di dolore e sconforto di Domenico Madafferi, sindaco di San Ferdinando, la cittadina del reggino che dal 2012 ospita la tendopoli dei migranti africani che lavorano nelle campagne della piana di Gioia Tauro. L’accampamento dei lavoratori stagionali è sorto al centro dell’area industriale, una landa desolata e abbandonata a se stessa, occupata da diversi capannoni che ormai sono solo delle cattedrali nel deserto.

Attualmente nelle tende ci sono oltre mille migranti a fronte di una capienza di 400 persone. “La situazione di emergenza in cui si trovano queste persone è permanente – afferma Madafferi - Negli ultimi tempi si sono verificati anche casi di scabbia e tubercolosi. L'erogazione dell'energia elettrica è stata interrotta perché sono finiti i fondi. Come comune non siamo in condizioni di fare il contratto della luce, non potremmo neanche giustificare la spesa dal punto di vista contabile”. Il sindaco non esita a confermare che si tratta di una “vergogna umanitaria. La tendopoli è un bacino di braccia umane a buon mercato. Da quel poco che queste persone guadagnano, devono togliere anche la ‘quota’ per i caporali che la mattina vanno a prenderli all’accampamento per portarli sui campi e poi vanno a riprenderli la sera”. Madafferi evidenzia il fatto che anche nella piana gioiese la crisi si fa sentire e in maniera piuttosto pesante.

“Il lavoro è venuto meno – commenta – e fra i migranti dell’accampamento c’è molto nervosismo, molta tensione e anche aggressività. Io vado a trovarli spesso, ormai mi conoscono e mi chiamano ‘papà’ e con me continuano ad avere un ottimo rapporto”. Madafferi dichiara che nessuno ha mai censito i migranti che occupano le tende al centro dell’area industriale, “l’accampamento è una ‘repubblica autonoma’ – afferma il primo cittadino di San Ferdinando – da sempre c’è un gruppo stanziale che rimane da una stagione all’altra e poi in determinati periodi dell’anno si verifica il flusso migratorio di chi va e viene secondo le richieste di lavoro ricevute”. Fino a qualche tempo fa le associazioni e la Caritas facevano volontariato alla tendopoli ma da quando si sono verificati i casi di scabbia e tubercolosi, nessun volontario si è più avvicinato perché non vi sono le necessarie misure di sicurezza e tutela della salute. “La popolazione di San Ferdinando è stata sempre solidale con gli immigrati, sia con gli africani sia con quelli dell’Est – assicura il sindaco – ma ora la situazione è peggiorata dal punto di vista e quindi l’impegno dei volontari è sempre più difficile per non dire impossibile. Inoltre non abbiamo personale che possa sorvegliare l’area. Non abbiamo nemmeno un vigile urbano, ne avevamo due e li hanno arrestati per mafia”.

La storia. A San Ferdinando la prima tendopoli è nata nel febbraio del 2012, praticamente due anni dopo la rivolta di Rosarno che vide i migranti africani ribellarsi alla schiavitù dei caporali e alle disumane condizioni cui erano costretti a vivere anche sul piano igienico-sanitario. Per l’occasione la regione Calabria ha stanziato 50 mila euro con l’impegno che la tendopoli rimanesse fino al 30 aprile successivo, termine poi prorogato fino al 30 giugno 2012. In seguito la regione non ha più erogato nessun altro fondo. La situazione è subito diventata molto difficile e il sindaco ha emesso un’ordinanza di sgombero per l’emergenza igienico-sanitaria venutasi a creare. Allora è stata realizzata un’altra tendopoli, sostenuta con i volontari e i fondi della Caritas: l’esperienza è durata solo tre mesi perché poi i fondi sono finiti. Il sindaco ha fatto presente la situazione ai rappresentanti istituzionali locali, regionali e nazionali, da cui non ha ricevuto alcun riscontro. E così siamo arrivati ad oggi, alla tendopoli dell’area industriale con oltre mille persone che continuano a vivere senza servizi igienici, senza luce, senza acqua potabile. Nella tendopoli vivono solo uomini, tutti molto giovani. Non vi sono né bambini, né anziani; ci sono solo due o tre donne che si occupano di preparare il pranzo.

Redazione

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