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"MISSIONE TURCHIA" PER RILANCIARE ECONOMIA E LAVORO

Intervista a Gianluca Orazio, imprenditore, che spiega come uscire dalla Crisi economica: ecco il progetto "Venezia porta d'Oriente"

 

 

 

 

Negli ultimi giorni, numerosi osservatori hanno aggiornato le proprie stime di crescita per l’economia turca rivedendole tendenzialmente al ribasso, il che, se paragonato ai deludenti dati europei o ancor peggio italiani, mantiene comunque il Paese della Mezzaluna a livelli più che elevati. Secondo un recente rapporto della BERS (“Regional economic prospects”), la Turchia, dopo la brusca frenata sperimentata nel 2012 in termini di crescita (2,2 per cento), registrerà nel 2013 una decisa ripresa (3,7 per cento), con un leggero rallentamento nel 2014 (3,6 per cento). Nel primo semestre del 2013, ha sottolineato la BERS, la Turchia ha mostrato segnali di accelerazione, con una crescita del 3 e 4,4 per cento nel primo e nel secondo trimestre dell’anno, rispettivamente; tuttavia, nel secondo semestre l’attività economica potrebbe trovare un freno, anche a motivo della politica monetaria restrittiva adottata dalla Banca Centrale.

Riguardo alla crescita, anche il Governo turco ha rivisto al ribasso le previsioni per il 2013 e il 2014, pur mantenendo maggiore ottimismo in termini prospettici: il Ministro delle finanze Mehmet Şimşek ha recentemente confermato, coerentemente con il “Medium Term Plan 2014-2016” pubblicato a inizio ottobre, un’aspettativa di crescita del 3,6 per cento nel 2013, del 4 per cento nel 2014 e del 5 per cento nel biennio 2015-2016.

Per il futuro più immediato, gli ultimi dati relativi alla produzione industriale hanno comunque fatto registrare un andamento incoraggiante: +6,4 per cento a settembre 2013 rispetto a settembre 2012, con un incremento nettamente superiore alle aspettative (+4 per cento). Il terzo trimestre dell’anno in corso si chiude quindi con un aumento complessivo del 3,8 per cento rispetto al medesimo trimestre del 2012, contro il +3,2 per cento del secondo trimestre.

Secondo il Ministro dell’economia turco, Zafer Çağlayan, un contributo positivo alla crescita verrebbe anche dall’Eurozona che, nonostante la crisi, ha fatto registrare un aumento delle importazioni dalla Turchia, confermandosi come il principalepartner commerciale del Paese.

Sul fronte delle valutazioni comparativamente ottimistiche si colloca un recente rapporto redatto da Moody’s (“2013-2015 Global Macro Outlook”), secondo cui a fine 2013 la Turchia, con un tasso di crescita stimato attorno al 3-4 per cento su base annua, si collocherebbe al quinto posto fra i 20 Paesi emergenti a maggiore crescita, dopo Cina (+7-8 per cento), Indonesia (+5-6 per cento), India (4-5 per cento) e Arabia Saudita (+3,5-4,5 per cento). Nel biennio successivo, la Turchia dovrebbe confermare tassi di crescita elevati (3,5-4,5 per cento), che la collocherebbero al quarto posto della citata classifica.

Qualità ed export sono oggi le nuove prospettive per lo sviluppo delle aziende e per uscire dalla crisi. Ne è fermamente convinto Gianluca Orazio, imprenditore di Cavallino-Treporti (Ve) e presidente della Commissione per l’Internalizzazione delle Confartigianato di San Donà di Piave e Portogruaro. La Turchia è una nazione in costante espansione, che può contare su un florido mercato interno ed esterno (vedi Asia Centrale), su tecnologie avanzate, e, fatto da non sottovalutare, una tassazione intorno al 40% per le imprese, nonché assegnazioni di terreni in una normativa nuova di incentivazione.

Le imprese del Veneto orientale hanno compreso l'importanza di questo vero processo di crescita culturale ed imprenditoriale, che si potrà avvalere dell'esperienza di partner di livello nazionale ed internazionale. In questo quadro si colloca il progetto “Venezia Porta d’Oriente: Missione Turchia”, che vede in prima linea le due Confartigianato venete. Abbiamo incontrato Gianluca Orazio per capire meglio di cosa si tratta.

La situazione attuale in Italia continua a non essere delle migliori, soprattutto dal punto di vista economico. Come si sta muovendo Confartigianato in Veneto?

Le Confartigianato di San Donà e Portogruaro stanno sviluppando azioni sindacali per aiutare le imprese a trovare percorsi nuovi, che aprano a nuove strade commerciali rispetto a quelle attuali. Oggi la crisi è un problema sociale, diversi imprenditori non sanno come arrivare a fine mese, siamo a Natale e un’azienda su quattro non potrà pagare le tredicesime. I nostri imprenditori vivono tutto questo come una sconfitta, sentono persa la loro dignità, un fallimento morale oltre che imprenditoriale.

Il nostro artigiano non ha una linea di separazione tra la sua vita lavorativa e quella personale-familiare. Basti pensare al fatto che spesso casa e capannone sono quasi sempre fisicamente attaccate tra loro, e c'è una fascia tra i due volumi estremamente affascinante ed umana che è mista, dove ci sono i giochi dei bambini, gli abiti da lavoro, gli sci impolverati, una zona composita che non ha distinguo e dove i piccoli hanno ancora accesso.

Le difficoltà a livello economico hanno quindi anche ripercussioni a livello sociale…

Certamente. E’ un problema economico che si traduce a livello sociale con il fallimento della persona, un fallimento anche interiore, una sindrome quella dell’insuccesso che sta devastando e sgretolando non solo un tessuto sociale, ma proprio delle figure umane che sono il perno delle famiglie e a volte di intere comunità.

Il nostro compito come Confartigianato è creare business, però non esclusivamente funzionale a generare reddito, ma proprio a dare dignità nuova alle persone. Non dobbiamo dimenticare infatti che, come micro, piccole e medie imprese, rappresentiamo più dell'80% del Pil del nostro Paese, quindi è grande la responsabilità che abbiamo sui territori produttivi.

Quali sono le specificità delle imprese venete che afferiscono a Confartigianato?

Il nostro progetto “Missione Turchia” ci ha permesso prima di tutto di conoscere meglio le nostre aziende, di ascoltare con attenzione chi sono e che cosa fanno, da dove arrivano, quali sono le professionalità, i prodotti. Devo ammettere che siamo rimasti a bocca aperta. Le aziende del Veneto orientale sono gestite prevalentemente a livello familiare, su una fascia produttiva qualitativamente molto alta e con tempi di reazione velocissimi. Abbiamo quindi scoperto realtà straordinarie ma anche messo in evidenza le carenze che ci accomunano.

I nostri artigiani infatti hanno dei sensi particolarmente sviluppati, anche a livello creativo e generativo, ma abbiamo un limite importante, quello di non saper comunicare o di comunicare poco. L’essere Associazione però ci aiuta a colmare questa mancanza e sono grandi i passi in avanti che stiamo facendo in questo senso, anche attraverso questa missione.

La formazione continua è un’altra delle attività che ci permette di crescere, ad esempio approfondendo l’uso dei social network, del CRM, del Web Marketing e tanto altro, avvalendoci anche della professionalità di alcuni nostri giovani associati. Perché fare Associazione è importante. Dobbiamo tenere assieme le imprese dando loro gli strumenti necessari per coprire le carenze, attingendo quando possibile a fondi pubblici dedicati, affinché le aziende possano fare dei passi in avanti, traendo dei vantaggi, anche perché la perdurante situazione di crisi lo richiede.

Perché avete portato le aziende venete proprio in Turchia?

Avere portato le aziende a Istanbul può sembrare nulla, invece è stato un grande risultato anche da un punto di vista culturale, visti gli incomprensibili pregiudizi che spesso manifesta questo nostro territorio nei confronti della Turchia, che è invece una nazione accogliente e travolgente.

Aver portato delle imprese venete in Turchia è stato quindi un successo perché, fatto salvo chi aveva già esperienze in corso con questo Paese, per i neofiti è stata una presa di coscienza importante che ha allargato la loro visione e fatto comprendere quanto avanti sia e quale dinamismo la caratterizzi. I risultati economici invece li misureremo nei prossimi due anni, ma già ci sono richieste di preventivi e di altri appuntamenti.

In Turchia ci siamo relazionati tantissimo con gli architetti perché sono degli interlocutori straordinari per le nostre aziende, da una parte i buyer ci danno stimoli ma gli architetti hanno visto la realtà delle nostre aziende e hanno respirato la nostra aria. Questo ci ha dato la possibilità di creare scambi e fare rete per aprire partnership, a partire dalla conoscenza reciproca e dalla costruzione di rapporti anche a livello interpersonale. Abbiamo registrato una connessione molto forte, al di là delle aziende che hanno bisogno di contatti diretti e di rivenditori, con l'universo degli architetti, anche se c'è molto da lavorare sulla prospettiva.

L’Italia non è un Paese per giovani, la patria di Mustafa Kemal Atatürk invece?

In Italia molto si è cercato di fare per il ricambio generazionale, ma non ha mai funzionato perché l’approccio è sempre stato sbagliato. Non si fanno i convegni per dire ai vecchi che devono lasciare il posto ai giovani, e non si agevola il ricambio con i bandi pubblici. L’azienda cambia e cresce quando si responsabilizzano i giovani che ci lavorano, allora il cambio non sarà un cambio ma una crescita.

Questo progetto è stato un successo anche perché alle riunioni abbiamo visto partecipare spesso i giovani e la Commissione stessa che lo ha voluto e pensato è fatta di giovani. La necessità di conoscere l’inglese, l’argomento stesso, il desiderio di viaggiare e quindi la propensione all’esplorazione, hanno fatto sì che fossero e che siano i giovani i protagonisti della missione in Turchia. Così sarà quando affronteremo il design, l’uso dei social network , il web marketing e tutto quanto appartiene con maggiore facilità ai giovani. In questo modo aumenterà la loro responsabilità all’interno dell’azienda e la considerazione degli stessi.

I giovani per voi sono dunque una pedina fondamentale…

Vi sono stati diversi giovani imprenditori che sono venuti con noi a Istanbul. Fondamentale sarà investire sulle nuove generazioni di imprenditori, questo le nostre aziende stanno cominciando pian piano a capirlo, e questa potrà essere una delle chiavi di volta per il futuro, un grimaldello per potenziare lo sviluppo delle nostre imprese. In questo modo, l'imprenditore senior verrà educato a conferire un ruolo proattivo e di maggiore rilievo al figlio, riconoscendogli un valore. Questo elemento è parte fondante del nostro progetto e uno dei valori aggiunti in cui personalmente credo di più. Oggi per noi la Turchia è un grande esempio in questo senso.

Partenariati Italia-Turkiye dunque?

Certamente, puntiamo su questo. Il messaggio che deve passare è assolutamente quello della partnership, bisogna fare rete e costruire relazioni. Un grosso lavoro per coinvolgere territori diversi lo stanno facendo i nostri giovani. Siamo riusciti a coinvolgere, ad esempio, un’azienda di Pordenone, nel vicino Friuli Venezia Giulia, sita a Pravisdomini ma iscritta alla Confartigianato di Portogruaro. Pur di far parte di “Missione Turchia”, non avendo potuto beneficiare di finanziamenti perché extra regionale, si è pagata la missione autonomamente e per intero pur di esserci. Questa è lungimiranza.

Quale il ruolo oggi delle Associazioni di categoria, la crisi morde sempre di più…

Le Associazioni di categoria come la nostra devono svolgere azioni sindacali utili agli artigiani. Questo è quello che fanno i mandamenti di San Donà di Piave e Portogruaro, ma che ancora troppe poche Associazioni fanno, essendosi trasformate per pigrizia in studi commercialisti e poco altro.

Nel nostro progetto con la Turchia io credo fortemente perché è nato da una Commissione composta da sette dei nostri artigiani, è un progetto nato dalla base e per la base. Questo è fare Associazione.

Quello che le due Confartigianato di San Donà e Portogruaro hanno fatto è stato riportare gli artigiani nelle Associazioni e nei centri di comando, restituendo il ruolo di segretario a figure giovani in grado di generare un cambiamento all'interno della struttura e togliendo di mezzo la politica e le cancrene parentali da questi sistemi.

Da queste operazioni, attuate in maniera separata, è nata una nuova aria che ha generato scambi e incontri. Non ci siamo più fatti la guerra ma abbiamo iniziato a lavorare assieme nella gestione di territori più ampi e con valenza maggiore. Non ci spaventa l'idea di relazionarci con i nostri vicini del Friuli, o con i giovani, che si stanno spostando verso quei mandamenti che danno loro ascolto e la possibilità di fare, di agire, di portare avanti le loro idee e intuizioni. L'apertura dei nostri mandamenti è, pertanto, alle partnership, anche territoriali. Perché il messaggio che noi desideriamo che passi è quello di parlare alle aziende per generare il cambiamento.

Fabio Della Pietra

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