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ANNO 2012, FUGA DALL'ITALIA

La Fondazione Ismu rileva i dati su immigrazione (stabile) e emigrazione del nostro Paese: nel 2012 68mila italiani sono andati via

 

 

"Partono i bastimenti per terre assai lontane". Così intonava una canzone del primo novecento quando milioni di italiani e meridionali salpavano sulle navi verso il nuovo continente. Oggi il nostro Paese è tornato ad essere terra di emigrazione. Lo rivela la Fondazione Ismu che registra una stabilità nel tasso di immigrazione a fronte di 68mila emigrati nel 2012: +18 mila rispetto all'anno precedente. In questo anno abbiamo ricevuto e pubblicato diverse lettere di giovani che sono andati via, soprattutto 30enni con istruzione e professionalità alte.

I numeri

Per quanto la presenza degli stranieri aumenti del 6 per cento sia per quanto riguarda i regolari che gli irregolari (dal 2012 al primo gennaio gennaio 2013) non è nulla a confronto con l'emorragia di italiani e di nuovi italiani che lasciano il Belpaese. In tutto il 2012 hanno lasciato l'Italia in 68 mila, contro i 50 mila dell'anno precedente e i 40 mila del 2010. Il dato è sottostimato: conta solo chi ha cambiato residenza e non sono tutti i nuovi emigranti. Esattamente 100 anni fa, nel 1913, l'Italia ha vissuto la più grande stagione di emigrazione: i partenti furono 900 mila, uno ogni 40 italiani.

Si scappa dal Sud

Si parte soprattutto al sud. È soprattutto al Sud che si registrano le maggiori cancellazioni dalle anagrafi: +147 per cento nel Molise, +137 per cento in Campania, +129 per cento in Basilicata , +120 per cento in Puglia e + 96 per cento in Sicilia. Sono 2,7 milioni le persone che hanno lasciato il Meridione (per l'estero o per il Nord Italia). E così, al Sud, sta scomparendo una generazione: quella dei 20-30enni che non trovano un posto di lavoro nella loro terra d'origine. Se il flusso non si bloccherà, nel 2050 saranno 4 milioni i residenti al sud che avranno lasciato la loro terra d'origine. Ma in termini assoluti, è la Lombardia la terra dei nuovi emigranti: nel 2012 hanno lasciato la regione per trasferirsi all'estero 14 mila persone, contro le 4mila del 2002. Al secondo posto si piazza il Veneto, con un numero di emigranti fermo al 7 ,mila, la metà. Le destinazioni degli italiani sono sono state soprattutto la Germania (7 mila), la Svizzera (oltre 6 mila), il Regno Unito (quasi 6 mila) e la Francia (più di 5 mila).

Gli stranieri

Il tasso di crescita della popolazione straniera, segnala lo studio di Ismu, è destinata a rallentare il suo tasso di crescita, che dall'attuale 7 per cento scenderà fino all'1,3 tra il 2030-2035. Scenderà soprattutto la componente rumena, oggi al 21 per cento, toccherà quota 15,8 nel 2035, mentre cresceranno gli immigrati di origine marocchina (+3 per cento circa tra 24 anni) e dall'india dal 2,6 al 5,2 per cento nello stesso lasso di tempo.

Senza lavoro

Causa della perdita di attrattiva dell'Italia, per stranieri e concittadini in egual misura, è il blocco del mercato del lavoro. I permessi di lavoro per motivi di lavoro sono dimezzati rispetto al 2011: 67 mila contro i 350 mila nel 2010. Al contrario, gli stranieri che ritornano in patria sono stati 200 mila sia nel 2010 che nel 2011 e nel 2012 il dato sarà analogo. Aumentano gli occupati, grazie al contributo delle donne: sono 82 mila i nuovi impiegati del 2012. Ma accanto a questo dato cresce anche quello della disoccupazione: in un anno il tasso cresce del 6, 1 per cento, attestandosi a 2,7 milioni. L'aggravamento riguarda di nuovo il sud, dove la disoccupazione tra i lavoratori stranieri aumenta del 43,6 per cento, 13 punti in più del tasso di disoccupati italiani. Il crollo più clamoroso riguarda il settore dell'edilizia e dell'industria, dove gli occupati stranieri sono un quarto rispetto al 2007: oggi sono poco più di 60 mila. Tra le cause di questo tracollo c'è la maggiore concorrenza degli italiani: sono sempre di più i connazionali che lavorano in questi due settori. L'unico ambito in controtendenza, dove la manodopera straniera resta la più ricercata, è quello dell'assistenza alla persona, dove nel primo trimestre 2013 gli occupati salgono del 5 per cento

Cresce insofferenza verso immigrati

Cosa pensano gli italiani dell'immigrazione? Nonostante sia un fenomeno stabile e radicato nella società, "prevale l'impressione che gli immigrati rappresentino un quota eccessiva della popolazione e che il numero dei 'clandestini' sia uguale o superiore addirittura superiore a quello dei regolari", scrive in un comunicato Fondazione Ismu. Lo dice "L'immigrazione straniera: opportunità, risorse, problemi", ricerca che Ismu ha condotto insieme a Ipsos. Nonostante questo conforta che il 61 per cento degli intervistati consideri gli immigrati una presenza vitale per il futuro dell'Italia. Quasi otto italiani su dieci sono d'accordo ad estendere la cittadinanza e quasi la metà (48 per cento) sostiene che l'Unione europea abbia scaricato sull'Italia il problema dei flussi irregolari. Forse per questo esattamente la metà del campione manterrebbe ancora il reato di clandestinità introdotto dal Pacchetto sicurezza del 2009.

Nel rapporto Ismu, il ricercatore Giovanni Giulio Valtolina cita anche i risultati di una ricerca Istat del 2013. Se nel complesso emerge una buona predisposizione degli italiani ad aprirsi, il 20 per cento è d'accordo con l'affermazione "L'Italia è degli italiani e non c'è posto per gli immigrati". Chi sposa questa posizione è concentrato soprattutto nel sud e nelle isole (23,2 per cento) e nel Nord Est (21,1 per cento). In condizioni di crisi economica, però, il 51,4 per cento del campione sostiene che gli italiani debbano avere la precedenza per ottenere un posto di lavoro. Questo tema e la crisi economica riempiono la testa degli italiani molto più dell'immigrazione: solo 4 su cento si dicono preoccupati per i flussi degli stranieri, contro una media europea del 10 per cento.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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