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SEI MILIARDI IN 4 ANNI: LA PROPOSTA DEL GOVERNO PER REDDITO MINIMO

Mercoledì il ministro del Welfare Giovannini presenta i risultati della commissione di accademici presieduta dal vice ministro Guerra tra cui Gori, Saraceno e Boeri. Consenso sulla somma necessaria fino al 2017; l’incognita riguarda il denaro da prevedere nella legge di stabilità 2014.

 

 

 

 

Reddito minimo, l’Italia ci riprova. Mercoledì prossimo verrà presentata la proposta sviluppata del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali su cui, dall’inizio di quest’estate, è al lavoro un team di esperti per definirne i contenuti. La presentazione del documento intitolato "Proposte per nuove misure di contrasto alla povertà" segue di soli due mesi la proposta di un Reddito di inclusione sociale (Reis) lanciata da Caritas e Acli a fine luglio, su cui il ministro Enrico Giovannini aveva assicurato un interesse da parte del ministero e del gruppo di lavoro sul tema guidato dal vice ministro Maria Cecilia Guerra. In quella occasione, Giovannini aveva anche espresso la volontà di affinare una proposta entro settembre, per trovare spazio nella legge di stabilità. Se tutto dovesse andare secondo i piani del ministero del Welfare, questa potrebbe essere la seconda volta, dopo la sperimentazione di un reddito minimo nazionale dell’allora ministro della Solidarietà sociale, Livia Turco, a fine anni ’90, che l’Italia prova a darsi uno strumento istituzionale per combattere la povertà su tutto il territorio italiano.

Sarà un documento di indirizzo

Secondo le prime indiscrezioni, la proposta che verrà presentata mercoledì prossimo getterà le fondamenta per la realizzazione di uno strumento che metterà l’Italia finalmente in linea con l’Europa, ma che dovrà essere perfezionata in tutti i suoi aspetti nei mesi che verranno. Tuttavia, nel gruppo di lavoro sembra ci sia il consenso di tutti per quel che riguarda gli aspetti economici: serviranno dai 5,5 ai 6 miliardi di euro in 4 anni. Una previsione che ricalca in pieno quella che era la proposta di Reddito di inclusione sociale avanzata da Acli e Caritas. Le due organizzazioni, inoltre, proponevano di finanziare la proposta con 900 milioni per il primo anno per raggiungere 375 mila famiglie. Un primo passo su cui, invece, non ci sono certezze per quel che riguarda la proposta di Giovannini. Lo scoglio da superare, infatti, sarà l’imminente dibattito sulla legge di stabilità, ma non c’è ancora nulla di certo sulla disponibilità economica per far partire il progetto. Qualche certezza in più, invece, ci sarà per quanto riguarda i criteri d’accesso. Il team guidato dalla Guerra ha definito nel dettaglio questi aspetti, mentre c’è ancora da lavorare sul fronte dei servizi che affiancheranno il sostegno economico.

La commissione di esperti

 Ad affinare la proposta, una commissione di esperti composta unicamente da docenti universitari, guidata dal vice ministro Guerra. Undici i componenti del gruppo di lavoro: Cristiano Gori, docente di Politiche sociali alla Cattolica di Milano; Paolo Bosi, docente di Economia e politiche pubbliche dell’università di Modena-Reggio Emilia; Andrea Brandolini, economista al Servizio Studi della Banca d'Italia; Massimo Baldini, docente di economia università di Modena Reggio Emilia; Tito Boeri, professore di economia presso l'università Bocconi di Milano; Chiara Saraceno, già presidente della Commissione di indagine sull'esclusione sociale dal 1999 al 2001, attualmente è honorary fellow al Collegio Carlo Alberto di Torino; Elena Granaglia è professore ordinario di Scienza delle finanze all'università di Roma Tre; Ugo Trivellato è professore di Statistica economica presso l'università di Padova; Antonio Schizzerotto, ordinario di Sociologia presso l'Università degli Studi di Trento; Vito Peragine docente di scienza delle finanze dell’università di Bari ed Emanuele Ranci Ortigosa, presidente emerito e direttore scientifico dell'Istituto di ricerca sociale (Irs). Nella squadra, anche tre nomi che ritornano nel gruppo che ha affinato la proposta lanciata da Acli e Caritas, a cui hanno collaborato anche Gori, Trivellato e Baldini. Nessuna traccia, nella commissione guidata da Guerra, di referenti del mondo del Terzo settore italiano e dei sindacati.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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