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POVERTÀ E INCLUSIONE, IN ARRIVO 2 MILIARDI DI FONDO SOCIALE EUROPEO

Fse, in arrivo 1,8 miliardi. Le risorse dai fondi strutturali 2014-2020 e sono il 20 per cento del Fse destinato all’Italia: circa 250 milioni l’anno. A fornire la stima il dipartimento per la Coesione territoriale. Ma Tangorra (ministero del Welfare) avverte: ''Non sono sostitutive. Occorre promuovere l’innovazione e infrastrutturare il sistema dal punto di vista ell’informazione col sostegno allo sviluppo del sistema informativo dei servizi sociali. Il resto delle azioni sono lasciate al territorio e quindi saranno le Regioni ad individuare le proprie priorità"

 

 

Almeno 1,6-1,8 miliardi di euro verranno stanziati a favore dell’inclusione sociale e contro la povertà in Italia nell’ambito strategia europea per la programmazione dei fondi strutturali 2014-2020. Risorse provenienti dal Fondo sociale europeo (Fse) destinato al nostro Paese che dal dipartimento per la Coesione territoriale fanno sapere sarà di circa 8-9 miliardi, anche se ad oggi si parla soltanto di “stime estremamente indicative”. Degli 11 obiettivi tematici della strategia, infatti, la Commissione europea intende destinare all’obiettivo 9, “promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà”, il 20 per cento dell’ammontare delle risorse Fse dello Stato membro. Una percentuale che per l’Italia significherebbe la possibilità di disporre dai 230 ai 250 milioni di euro l’anno sul tema dell’inclusione sociale per i prossimi 7 anni. Cifre che, tuttavia, difficilmente saranno più basse di queste, ma bisognerà attendere fino ad ottobre perché dall’Europa arrivi il dato definitivo.

Tuttavia, la percentuale del Fse riservato all’inclusione sociale potrebbe essere ancor più consistente, ma a Bruxelles sono ancora in discussione i regolamenti che riguardano i fondi e nonostante l’imminente scadenza, qualcosa potrebbe ancora cambiare. “Nella proposta di regolamento del Fondo Sociale europeo è previsto che ci sia un pavimento del 20 per cento per il cosiddetto obiettivo tematico 9 – spiega Raffaele Tangorra, direttore generale della Direzione Inclusione sociale al ministero del Welfare -, quello che riguarda l’inclusione sociale. Una volta deciso il quantum complessivo dei Fondi strutturali, il quantum del Fse e una volta determinate le regole di allocazione del Fse tra Paesi, a quel punto il 20 per cento delle risorse allocate al paese devono essere destinati all’obiettivo tematico 9. Deve essere almeno il 20 per cento”.

Risorse che “non sono sostitutive” dell’intervento ordinario dello Stato, specifica Tangorra. “Non dobbiamo pensare che queste risorse possano risolvere il problema del finanziamento delle politiche sociali – aggiunge Tangorra -. La grande attesa che c’è sul fronte della disponibilità di queste risorse può dar luogo a interpretazioni di questo tipo. Tuttavia, non possiamo pensare di pagare servizi ordinari con questo tipo di risorse. Le risorse, però, devono essere complementari ad una politica ordinaria. Non possiamo immaginare che queste risorse funzionino in assenza di una soluzione al problema del finanziamento delle politiche sociali”. Nonostante l’Italia sia stata spesso criticata per l’inutilizzo di fondi europei, per Tangorra, stavolta, il problema non si pone. “Credo che non ci sia il rischio inutilizzo dei fondi – aggiunge -. Quello che dobbiamo evitare, però, è di procedere per microprogetti. La cosa più importante è individuare le priorità”. Urgenze che saranno valutate sia a livello nazionale, che regionale. “Occorre promuovere l’innovazione e infrastrutturare il sistema dal punto di vista dell’informazione col sostegno allo sviluppo del sistema informativo dei servizi sociali. Il resto delle azioni sono lasciate al territorio e quindi saranno le Regioni ad individuare le proprie priorità di investimento”. Da evitare, l’utilizzo dei nuovi fondi con vecchi schemi. “Tutte le volte che si innova c’è una qualche resistenza al cambiamento, ma queste risorse sono un’opportunità che non deve essere schiacciata da prospettive storiche”.

Le Regioni, intanto, si preparano a gestire l’arrivo di nuovi fondi dall’Europa. Proprio in questi giorni le commissioni Politiche sociali e Formazione e Lavoro stanno definendo le priorità su cui concentrarsi. Prima fra tutte, quella dell’accesso al lavoro, con particolare attenzione ai lavoratori svantaggiati e alle fasce vulnerabili, puntando sul modello cooperativo e sull’impresa sociale. Tra le priorità anche la conciliazione, potenziando i servizi di prima infanzia e di cura per anziani e non autosufficienti. Regioni al lavoro anche sulla povertà estrema e la marginalità, con strumenti che favoriscano l’ingresso nel mondo del lavoro e il superamento delle condizioni di indigenza. Per avere linee di indirizzo ufficiali, però, bisognerà attendere la fine dell’estate, quando saranno più chiare anche le indicazioni sull’ammontare del Fse.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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