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BENI E TERRENI CONFISCATI: ESCALATION DI ATTACCHI

Dalla Calabria alla Campania è stato un mese di attacchi incendiari e danneggiamenti ai terreni e alle aziende confiscate alle mafie. Ultimo in ordine di tempo quello alle Terre di Don Peppe Diana di Caserta. Due settimane fa l'incendio alla Placanica Factory in provincia di Reggio Calabria e le buche nel terreno del Fondo rustico "Amato Lamberti" (a sinistra una foto con il terreno gestito dalla coop sociale Resistenza). Libera: "non si può consentire a nessuno di macchiare con tali gesti l’impegno quotidiano di tanti giovani".

 

 

Dal quotidiano on line www.legacoop.it (Raffaele Lupoli, studente master Università Roma 3)

 

Su quel campo nella frazione Pugliano di Teano, in provincia di Caserta, maturavano le pesche e le mele della Cooperativa Le terre di Don Peppe Diana-Libera Terra. Ora il raccolto è andato in buona parte perso. La notte tra venerdì 12 e sabato 13 luglio è stato tagliato in più punti l’impianto di irrigazione e le chiavi di regolazione del flusso idrico sono state strappate via. I “soliti ignoti” hanno anche rubato materiali e gettato in terra i frutti dei primi tre filari del pescheto. Si tratta dell’ennesimo tentativo di intimidazione ai danni delle realtà sociali e produttive che, nel casertano come in tante altre parti d’Italia, gestiscono beni confiscati alla criminalità organizzata. Il terreno in questione è stato sottratto alla disponibilità del clan camorristico Magliulo e recuperato dagli operatori della cooperativa sociale nata nel 2010 in seguito a bando pubblico e operante nel settore agroalimentare e lattiero-caseario con metodo biologico.

Il fondatore di Libera don Luigi Ciotti ha condannato l’atto doloso definendolo “un grave segnale che ci preoccupa ma non ci ferma”. A poca distanza da questi terreni sorge il caseificio che produce la mozzarella di bufala “anticlan”: chi entra nell’impianto della coop Don Peppe Diana ha subito chiaro dove si trova: “Bene confiscato: qui la camorra ha perso” recita la grande scritta che campeggia sul muro oltre il cancello. È con questo spirito che le cooperative di Libera Terra e tanti beni confiscati lungo lo stivale sono invasi in queste settimane da giovani che partecipano ai campi di volontariato, collaborando alla manutenzione degli spazi e soprattutto approfondendo la conoscenza di questi luoghi simbolo del riscatto della collettività che si riprende “il maltolto”.

Gli attacchi ai beni recuperati alla legalità e al sistema produttivo sono purtroppo da anni all’ordine del giorno, soprattutto nel periodo estivo. Il 25 giugno scorso, nel reggino, un incendio ha travolto un agrumeto di circa quattro ettari affidato al Consorzio Terre del sole che gestisce i beni confiscati alla ‘ndrangheta nel Comune di Melito Porto Salvo. Chi ha appiccato l’incendio alla “Placanica factory”, così si chiama il fondo gravemente danneggiato dalle fiamme, sapeva che in quei giorni non erano in programma campi di lavoro e che di notte l’agrumeto, già in passato colpito da furti e atti vandalici, non era custodito. Fortunatamente l’intervento dei vigili del fuoco ha evitato che bruciassero anche la stalla e gli edifici rurali.

Pochi giorni prima, il 19 giugno, un episodio analogo ha danneggiato il terreno confiscato di contrada Seggio Torre a Castelvetrano (Trapani). I 15 ettari di oliveto e vigneto sottratti a Gaetano Sansone, prestanome di Totò Riina, già nell’agosto del 2010 furono colpiti da un incendio. Questo nuovo attacco è arrivato quasi in contemporanea con l’incendio di un altro oliveto in Contrada Staglio, in procinto di essere affidato alle cooperative di Libera Terra.

A completare il quadro degli atti di intimidazione avvenuti nelle ultime settimane c’è quello ai danni della cooperativa sociale (R)esistenza, che gestisce il Fondo rustico Amato Lamberti di Chiaiano: un vigneto di 14 ettari e un pescheto confiscato al clan Polverino. Il 13 giugno gli operatori della cooperativa hanno trovato sul campo due fosse a forma di tomba e accanto delle croci fatte di terra. L’episodio ha scatenato lo sdegno unanime delle istituzioni e delle associazioni campane. “L’esperienza di lavoro sui terreni confiscati alla criminalità è un sogno che si sta realizzando – ha commentato in una nota Libera Campania – e non si può consentire a nessuno di macchiare con tali gesti l’impegno quotidiano di tanti giovani”.

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