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CAMPANIA, MARCHE E PIEMONTE: INIZIATIVE A DIFESA DEL LAVORO

Crisi, gli antidoti da Nord a Sud. A Napoli presentato Jeremy, il fondo che permette agevolazioni al credito per le imprese sociali. Nelle Marche accordo tra cooperazione e sindacati per la tutela del lavoro. In Piemonte il Consiglio regionale approva ordine del giorno contro aumento Iva alle coop sociali: il plauso dell'Alleanza delle cooperative. 

 

 

Campania

Per le imprese sociali della Campania arriva il fondo Jeremie. Tra i progetti finanziati un birrificio artigianale che nascerà a Mariglianella

 

Arrivano nuove opportunità per le imprese sociali della Campania grazie al fondo Jeremie Campania. Nato dalla collaborazione tra Regione Campania, FEI (Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi), Banca Etica e L’APE, Agenzia per la promozione della cooperazione sociale e co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e dalla Regione Campania, lo strumento di finanziamento agevolato a medio-lungo termine per sostenere lo sviluppo delle imprese sociali campane è stato illustrato nel corso del convegno “Sviluppo del terzo settore: Jeremie Campania per le imprese sociali” che si è svolto presso la sede della Regione Campania, Palazzo Armieri.

 

 

 

Jeremie si rivolge alle imprese sociali, in fase di start-up o già esistenti, iscritte alla Camera di Commercio e residenti in Campania. In particolare, potranno accedere al prestito le cooperative sociali e imprese sociali, le Pmi (sia intese come imprese individuali sia come imprenditori autonomi) che operano in diversi settori per favorire l’inclusione e l’inserimento lavorativo. Le risorse messe a disposizione complessivamente sono di circa 9,5 milioni di euro: alle imprese che ne faranno richiesta, una volta superati tutti gli step, potrà essere erogato un importo dai 10 ai 100mila per un durata minima di un anno e massima di 8 anni.

 

“Parliamo di uno strumento finanziario che ha condizioni particolarmente agevolate, si tratta di un prestito, quindi i soldi devono essere restituiti, non si tratta di ‘fondi perduti’, è una sorta di rivoluzione culturale” ha spiegato Luca Sorrentino, presidente dell’Agenzia L’Ape, a cui è affidato il compito di accompagnare le imprese in tutto il loro percorso. A sottolineare l’importanza di una finanza di sviluppo Gabriele Guglietti, responsabile dell’Area crediti di Banca Popolare Etica: “Stiamo continuando a erogare credito in un momento in cui nessuno lo fa: ci rivolgiamo per l’80% alle organizzazioni sociali, per il 20% a privati. I nostri soldi vanno soprattutto al Sud e si tratta di investimenti che non arriverebbero altrimenti”.

 

“Un’iniziativa lodevole – ha commentato l’assessore regionale al Lavoro Severino Nappi – che rientra nell’ambito delle attività che la Regione sta mettendo in campo nella direzione di costruire politiche finanziarie a favore delle imprese sociali e per la crescita occupazionale locale”. Hanno preso parte al dibattito anche il referente soci Banca Etica Area Sud Luigi Saccenti; il referente regionale del FEI Gianluca Palermo; il presidente di Cooperfidi Italia Mauro Gori; il responsabile della filiale di Napoli di Banca Popolare Etica Giuseppe Sottile.

 

Tra i progetti che saranno finanziati a breve anche un birrificio artigianale che produrrà birre solo con materiali locali. Nascerà a Mariglianella, Napoli, e porterà il marchio “Orokei”, che è il nome della coop che l’ha proposto. “L’idea – racconta il presidente, Alberto Mochetti – nasce dal mio hobby per la produzione casalinga di birre, passione, che a un certo punto della mia vita in cui mi sono ritrovato senza lavoro, ho pensato di trasformare in impresa. Non senza difficoltà, abbiamo intrapreso, con alcuni amici appassionati come me, questo cammino, fino all’incontro con Banca Etica, con cui abbiamo subito sentito di poterci sedere allo stesso tavolo. Da lì poi Jeremie è stato un passaggio naturale. Oggi possiamo finalmente dare corpo al nostro sogno”.

 

 

Marche: accordo Centrali cooperative-sindacati su tutela lavoro

 

Legacoop Marche, Agci e Confcooperative hanno siglato un accordo con Cgil, Cisl e Uil delle Marche per un’azione comune a garanzia della qualità del lavoro tramite gli Osservatori provinciali della cooperazione

 

Un accordo per costruire un’azione comune a garanzia della qualità del lavoro, un percorso di controllo e di valutazione sulla regolarità dei rapporti di lavoro nelle 1.900 cooperative marchigiane, attraverso l’attività dagli Osservatori provinciali della cooperazione, istituti nel 2007 e attivi nelle Direzioni Territoriali del Lavoro. E’ quello che hanno sottoscritto ad Ancona le Centrali cooperative Legacoop, Agci e Confcooperative, rappresentate da Massimo Lanzavecchia, Stefano Burattini e Mauro Scattolini, con Cgil, Cisl, Uil, rappresentati da Marco Manzotti, Marco Ferracuti e Renzo Perticaroli. Un’intesa che nasce dalla necessità di tutelare il lavoro degli oltre 20 mila fra soci-lavoratori e dipendenti delle cooperative, specie dalla presenza delle “cooperative spurie”, che non tutelano i soci e li usano come semplice forza-lavoro, li escludono dalla gestione, dalla partecipazione e dal controllo della cooperativa e li costringono ad orari incontrollati, basse retribuzioni e condizioni precarie. Molte di queste cooperative spurie applicano ai soci-lavoratori contratti di lavoro regolari nella forma, ma con abusi su inquadramenti, mansioni, orari, pagamenti, tutele, ecc.; altre applicano contratti di lavoro diversi da quelli sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, cioè Legacoop, Agci, Confcooperative e Cgil, Cisl, Uil, come quelli Unci-Confsal: contratti minoritari, senza il rispetto dei salari minimi previsti dai contratti rappresentativi e senza le relative garanzie e tutele. Una condizione d’irregolarità di fatto che attua una concorrenza sleale alle altre cooperative, impegnate al massimo rispetto delle normative in vigore in materia di occupazione assumendosi tutti i costi necessari. Il mondo cooperativo, anche in questi anni di gravissima e persistente crisi economica, ha saputo misurarsi con gli inediti e grandi problemi posti dalla crisi stessa, da un lato con una tenuta sul piano dell’occupazione in un contesto nel quale, complessivamente, si è assistito invece ad una pesante contrazione. Dall’altro confermando, come elemento forte dell’identità cooperativa, la sua alta vocazione locale e di relazione con la comunità oltre che i suoi caratteri distintivi d’impresa democratica e partecipata. Anche per le cooperative, però, si sono manifestati, negli ultimi anni, seri segnali di difficoltà che hanno causato il ricorso alla cassa integrazione in deroga per 4.046 lavoratori nel 2012, quadruplicati rispetto ai 903 del 2010 e triplicati rispetto ai 1.330 del 2011. Sulla base di questi presupposti le azioni previste nell’intesa sono, da un lato, il rafforzamento della funzione degli Osservatori provinciali della cooperazione - in cui operano insieme Centrali cooperative, sindacati, Inps, Inail, Direzione Territoriale del Lavoro – per orientare e rafforzare l’attività ispettiva e verificare la qualità degli appalti pubblici; dall’altro lato l’istituzione di un “tavolo della cooperazione” per esaminare le problematiche per la salvaguardia dell’occupazione e della competitività, per le politiche per il lavoro e lo sviluppo cooperativo.

 

Piemonte

Iva: Cooperative, bene ordine del giorno consiglio regionale
No aumento per prestazioni servizi sociosanitari ed educativi
   

Le tre centrali cooperative piemontesi, Agci, Confccoperative e Legacoop, recentemente unite nell'Alleanza delle Cooperative del Piemonte, esprimono apprezzamento per l'approvazione dell'ordine del giorno con cui il Consiglio regionale impegna la Giunta a intervenire nelle opportune sedi per scongiurare l'aumento dell'Iva per le prestazioni di servizi sociosanitari ed educativi erogati dalla cooperative sociali. Il Piemonte è la prima Regione in Italia ad avere assunto questo importante impegno.

"Attualmente tali prestazioni – spiegano i tre presidenti Guido Geninatti (Federsolidarietà Confcooperative) Anna Di Mascio (Legacoopsociali) e Mirella Margarino (AgciSolidarietà) – sono soggette all'aliquota del 4% di Iva, ma la legge di stabilità prevede che a fine anno l'imposta salga al 10%, con quasi il 150% di aumento. Esprimiamo forte preoccupazione perché le cooperative e i loro soci verserebbero in una situazione di gravissima difficoltà, già messi a dura prova dai ritardi dei tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione. Le famiglie degli utenti dei servizi e più in generale il sistema di welfare subirebbero danni irreversibili". Le tre centrali auspicano che sia "l'inizio di un percorso virtuoso".

 

Le cooperative sociali aderenti alle tre centrali piemontesi sono quasi 600. I lavoratori a rischio, in caso di aumento dell'Iva, sono 2.000. Nella regione sono 60 mila i nuclei famigliari che rischiano, sempre in caso di aumento, di non avere più i servizi educativi e socio sanitari.

 


Redazione

Campania: Maria Nocerino per napolicittasociale.it

Marche: redazione

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