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LA NUOVA NORMA DEI TIROCINI PREOCCUPA COOP SOCIALI E FAMIGLIE

Da settembre sono in vigore le nuove norme, anche per svantaggiati e disabili. Preoccupazione tra coop sociali, enti locali e famiglie. L'Emilia Romagna ha previsto deroghe sui contributi per i più fragili. Callegari (Csapsa): “Fuori molte persone con disagio". Azioni di salvaguardia per dare un’occupazione a persone fragili, ecco cosa sono le borse lavoro per Alberto Alberani di Legacoopsociali

 

 

 

 

Per il diritto del lavoro non sono mai esistite, ma fino a settembre le borse lavoro hanno rappresentato un valido strumento per dare un’occupazione a persone fragili, in condizioni di disagio, disabili. Persone che difficilmente riuscirebbero a inserirsi nel mondo del lavoro. Qualche esempio? Sono poco meno di un centinaio quelle attivate ogni anno al Quartiere Navile (Bologna) per un costo di circa 80 mila euro. “Soldi spesi bene”, assicura Domenico Pennizzotto, responsabile dei servizi sociali. “La borsa lavoro è un ammortizzatore sociale non riconosciuto. Non si tratta di cifre alte, 350/500 euro mensili, ma è un primo passo e fa sì che la gente non perda la testa dopo la perdita del lavoro”, afferma. Quelli che meritano, poi, possono vedere riaprirsi la strada verso il lavoro: “Dopo la borsa lavoro riusciamo a occuparne una quindicina”, dice Pennizzotto. Azioni di salvaguardia per dare un’occupazione a persone fragili, ecco cosa sono le borse lavoro per Alberto Alberani di Legacoopsociali. In regione, nella cooperazione, sono circa 3 mila le persone svantaggiate assunte e altrettante quelle in percorsi paralleli, come le borse lavoro. Ora però queste ultime non si possono più fare. Il 16 settembre 2013 sono entrate in vigore le nuove norme sui tirocini (legge regionale 7/2013 con cui l’Emilia-Romagna si è adeguata alla normativa nazionale modificata dalla Riforma Fornero) che riguardano, oltre a giovani e disoccupati, anche disabili, svantaggiati e richiedenti asilo. E proprio in riferimento a quest’ultima categoria, la regione ha introdotto alcune deroghe per consentire la ripetibilità del tirocinio (non prevista per i giovani), aprire i finanziamenti dei contributi a privati come le fondazioni ed escludere questi tirocini dal computo totale (è previsto un numero massimo).

 

Nonostante le deroghe le norme però destano preoccupazione tra chi – come coop sociali ed enti locali – tiene aperta la strada verso il mondo del lavoro per persone fragili, anche attraverso la borsa lavoro. E tra le famiglie dei disabili. “L’intenzione della normativa è, giustamente, tutelare i giovani laureati spesso sfruttati con stage non pagati e ripetuti, e da questo punto di vista fa chiarezza e riduce i margini di abuso – dice Leonardo Callegari del Centro studi analisi psicologia e sociologia applicate (Csapsa) – ma, al di là delle deroghe, lascia fuori una serie di persone adulte in condizione di disagio sociale o prolungata disoccupazione, non riconducibili, o con molta difficoltà, a un lavoro in un’azienda profit. Con effetti devastanti”. Un esempio? Un senza dimora disoccupato di lunga data non in carico ai servizi sociali difficilmente rientrerà nelle categorie della normativa, deroghe comprese. “Noi attiviamo circa 400 borse lavoro all’anno, molte a favore di persone in condizioni di disagio non derogabili – afferma Callegari –: con le nuove norme, non potranno più accedere a questi strumenti”. La legge 7/2013 prevede, inoltre, una certificazione delle competenze sulla base del sistema regionale delle qualifiche, “e per molte di queste persone non è possibile”, dice Callegari.

 

Se una parte di coloro che oggi beneficiano di una borsa lavoro potrebbe rientrare nella categoria “c” della normativa, grazie alle deroghe, resta però una ‘zona grigia’ rappresentata da persone in difficoltà tale da non poter accedere ai tirocini, ma che trarrebbero beneficio dallo stare in un ambiente di lavoro, pur senza approdare a un’occupazione ‘normale’. Alla cooperativa Accaparlante sono circa una decina le borse lavoro attivate a favore di disabili. “Siamo una cooperativa di inserimento lavorativo e i disabili lavorano con noi in un contesto educativo – dice Roberto Parmeggiani – Alcuni non hanno disabilità così gravi da essere inseriti in centri diurni ma pur avendo un ruolo attivo, non sono completamente autonomi”. Una delle caratteristiche delle cooperative come Accaparlante è la concomitanza tra ore educative (finanziate dall’Ausl alla cooperativa) e borsa lavoro che, invece, va alla persona. “A fine anno l’Ausl ha comunicato alle famiglie che le borse lavoro saranno prorogate fino a giugno ma non è chiaro se sarà ancora possibile avere più di un tipo di sostegno”, continua Parmeggiani. O ore educative o borsa lavoro? “Se così fosse, sarebbe un passo indietro in termini di autonomia – continua Parmeggiani – La borsa lavoro è, infatti, un riconoscimento per una competenza raggiunta e per un lavoro svolto, e per quanto ridotta dà al disabile un minimo di autonomia, di pagarsi il trasporto o portare a pranzo i genitori ogni tanto. Nella logica del lavoro, fa molto”.

 

Le borse lavoro attivate prima dell’entrata in vigore della nuova normativa sono state prorogate, quindi il problema si presenterà tra qualche mese. E se Alberani rilancia “la riflessione sul salario minimo garantito a livello regionale, per dare un riconoscimento alle fasce deboli non collocabili nel mondo del lavoro”, per Callegari servirebbero nuove deroghe, anche sulla categoria “b” (quella dei disoccupati). Poiché la norma tende a escludere i “poveri poveri”, per Pennizzotto, “basterebbe che la deroga poggiasse sulla valutazione dell’assistente sociale, ai fini dell’attivazione del tirocinio formativo per tali persone”. Callegari è fiducioso: “Confidiamo che la Regione adotti ulteriori deroghe per recuperare molte delle persone che attualmente sono fuori da qualsiasi categoria e che non si possono dimenticare.

Redazione (Fonte: Redattore sociale)

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