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NAPOLI, "WELFARE NON E' UN LUSSO": ASSOLTI OPERATORI SOCIALI E GIORNALISTA CONDANNATI IN CONTUMACIA

Assolti con formula piena l’ex assessore Sergio D’Angelo, l’operatore sociale Ganni Manzo e la giornalista Maria Nocerino. L’appello si conclude dopo tre anni perché “il fatto non sussiste”. Furono condannati in contumacia nell’aprile 2011 a 4 mesi pena sospesa e commutata in 15mila euro di ammenda: i fatti risalgono al gennaio di quell’anno per le mobilitazioni del Comitato Il welfare non è un lusso.

 

 

Nel 2011 furono condannati in contumacia in virtù di un regio decreto del periodo fascista a 4 mesi di reclusione, pena sospesa e commutata nel pagamento di 15mila euro di ammenda, per “induzione a manifestazioni violente e occupazione di suolo pubblico” nell’ambito della lotta degli operatori sociali promossa a Napoli dal comitato Il welfare non è un lusso.

Oggi per l’ex assessore comunale alle Politiche sociali Sergio D’Angelo, all’epoca dei fatti portavoce del comitato e presidente del gruppo Gesco, l’operatore sociale Ganni Manzo e la giornalista Maria Nocerino, arriva la sentenza definitiva di assoluzione con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

La condanna faceva riferimento alla manifestazione davanti al Teatro San Carlo del 21 gennaio 2011, a cui D’Angelo e Manzo parteciparono come membri del comitato Il welfare non è un lusso che si è sempre contraddistinto per il profilo non violento delle sue proteste. In particolare, Sergio D’Angelo, in qualità di portavoce del comitato stesso, svolse un ruolo di mediazione con gli operatori, fondamentale per evitare che la protesta assumesse contorni estremistici, estranei alla natura stessa del lavoro sociale. L’operatore Gianni Manzo, rappresentante anche del Collettivo degli operatori sociali, manifestò, come gli altri, pacificamente, e non sobillò in alcun modo gli animi dei manifestanti. Infine Maria Nocerino, identificata mentre era in delegazione a Palazzo Santa Lucia in qualità di giornalista e addetta stampa del comitato, non era presente al teatro San Carlo.

Dopo tre anni, quello che era evidente nonché documentato da foto e video e che suscitò, all’epoca dei fatti, reazioni di stima e solidarietà di molti ma anche tantissimi attacchi strumentali nei confronti dell’allora assessore D’Angelo, diventa anche verità processuale. Le tre persone coinvolte, vittime di una condanna assurda e ingiusta, emessa sulla base di una legge fascista, che metteva in discussione lo stesso diritto a manifestare per D’Angelo e Manzo, e quello ad esercitare il proprio ruolo di giornalista per Nocerino, trovano finalmente giustizia.

«Piena soddisfazione – spiega l’avvocato difensore Domenico Ciruzzi - per una situazione che si sarebbe potuta risolvere semplicemente ascoltando l’allora assessore D’Angelo, il cui ruolo, estremamente positivo e risolutivo in quella circostanza e nella vertenza degli operatori sociali, è stato completamente trasformato criminalizzandolo. Ancora più grave il fatto che sia stato fatto con un decreto penale di condanna, quindi senza dare alle persone coinvolte la possibilità di difendersi. Una lezione di garantismo, in risposta al giustizialismo dilagante sul web e sulla stampa».

La soddisfazione dei giornalisti

Esulta anche il Coordinamento dei giornalisti precari della Campania, associazione che vede Nocerino una delle fondatrici: "Giustizia è stata fatta. Per questa accusa, i tre erano stati condannati in contumacia a 4 mesi di reclusione. Come denunciato circa tre anni fa dal Coordinamento dei giornalisti precari della Campania, quella manifestazione, datata 21 gennaio 2011, oltre a essere una manifestazione pacifica in difesa del lavoro e degli stipendi di decine di operatori sociali, vide la collega Maria Nocerino impegnata in qualità di addetto stampa del gruppo Gesco. Denunciata e condannata in contumacia, quindi, solo per aver svolto il suo lavoro giornalistico, tutelato dalla Costituzione e dalla legge italiana. Una condanna che aveva minato il principio del diritto di cronaca e, di conseguenza, il lavoro quotidiano che tutti i giornalisti svolgono per portare alla luce la verità dei fatti". 

Il Coordinamento accoglie con soddisfazione la sentenza d'appello, che assolve i tre imputati "e restituisce alla collega Maria Nocerino e, simbolicamente, agli operatori dell'informazione di questa regione, la dignità del loro lavoro".  

Redazione Campania

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