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SLA, I RICERCATORI: TRA LE CAUSE I FATTORI AMBIENTALI

Ci potrebbero essere anche cause ambientali dietro all'insorgenza ed alla progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Questa la conclusione cui e' giunto uno studio epidemiologico-clinico condotto da un gruppo di ricerca interdisciplinare internazionale, coordinato da Marco Vinceti dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia, di cui fanno parte anche statunitensi, russi e tedeschi, pubblicato sulla rivista Neurotoxicology. 

 

 

Qualche mese fa uno studio americano aveva dimostrato la relazione tra la sindrome di Kanner (autismo) e inquinamento. Ora altri ricercatori hanno aperto un altro fronte nel rapporto tra salute e ambiente. 

Ci potrebbero essere anche cause ambientali dietro all'insorgenza ed alla progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Questa la conclusione cui e' giunto uno studio epidemiologico-clinico condotto da un gruppo di ricerca interdisciplinare internazionale, coordinato da Marco Vinceti dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia, di cui fanno parte anche statunitensi, russi e tedeschi, pubblicato sulla rivista Neurotoxicology. Recenti studi condotti da un gruppo di ricerca interdisciplinare internazionale, coordinato da Marco Vinceti dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia, aprono interessanti prospettive circa l'individuazione di possibili cause ambientali per la sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

Il gruppo, composto da Jessica Mandrioli e Eleni Georgoulopoulou della Clinica Neurologica dell'Ospedale civile S. Agostino-Estense di Baggiovara, da Marco Vinceti e da Francesca Bonvicini e Elisa Arcolin del Centro reggiano di epidemiologia Creagen, oltre che da ricercatori stranieri, tra cui Nokolay Solovyev dell'Universita' di San Pietroburgo (Russia), Catherine Crespi della Scuola di Sanita' Pubblica dell'Universita' della California di Los Angeles (Usa) ed il prof. Bernhard Michalke del Centro di Ricerca "Helmholtz" di Monaco di Baviera (Germania), ha pubblicato i risultati sulla importante rivista Neurotoxicology suscitando per la novita' dell'approccio l'interesse della comunita' scientifica.

L'indagine ha effettuato per la prima volta il dosaggio delle diverse forme chimiche (cosiddetta "speciazione") di un metalloide di notevole interesse neurotossicologico, il selenio, nel liquido cerebrospinale di 38 pazienti con Sla, seguiti presso il Centro Sla dell'Ospedale civile di Baggiovara, e di 38 pazienti di controllo, mediante uno studio caso-controllo di popolazione.

Lo studio ha potuto mettere in evidenza due fenomeni inattesi e contrastanti: un incremento nei livelli di liquor di una rara forma inorganica del metalloide, la selenite, a conferma di una precedente ipotesi, gia' formulata dal gruppo di ricerca italiano dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia; una diminuzione della concentrazione di diverse specie organiche del selenio e, in particolare, della selenoproteina P, le cui esatte funzioni in ambito fisiopatologico non sono ancora ben chiare. Lo studio nasce nell'ambito di una collaborazione tra un tradizionale filone di ricerca sugli effetti sanitari degli elementi in traccia, di cui si occupano da tempo con competenza gli igienisti modenesi, ovvero Paola Borella, Marco Vinceti e, prima ancora, Gianfranco Vivoli, e la Clinica Neurologica dell'Ospedale civile S. Agostino-Estense di Baggiovara, diretta da Paolo F. Nichelli, dove da tempo e' attivo un Centro avanzato per l'assistenza e lo studio della SLA, coordinato da Jessica Mandrioli.

La collaborazione, che ha gia' dato origine a numerosi studi in ambito neuroepidemiologico e neurotossicologico pubblicati negli ultimi anni e che, recentemente, e' stata rafforzata dall'approvazione di un progetto di ricerca nell'ambito del Bando Universita'-Regione Emilia-Romagna 2010-12, di cui e' titolare Jessica Mandrioli, e' volta essenzialmente ad identificare variazioni spazio-temporali nell'incidenza della SLA nel territorio locale ed il possibile ruolo di fattori di rischio ambientali, di tipo biologico, chimico e fisico, nell'insorgenza della patologia, in aggiunta o in alternativa al ruolo della suscettibilita' genetica.

"Non sappiamo se questi nostri risultati contribuiranno a favorire la conoscenza dei meccanismi che portano all'insorgenza e alla progressione di questa gravissima patologia neurodegenerativa, anche se ovviamente- commenta Marco Vinceti dell'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia- questa e' la nostra speranza. Constatiamo, tuttavia, come la determinazione delle singole forme chimiche di un elemento complesso e contraddittorio in ambito biomedico, come il selenio, porti a risultati assai diversi e molto piu' interessanti delle tradizionali valutazioni effettuate sulla base dei livelli 'complessivi' dell'elemento, confermando in pieno recenti acquisizioni sia in ambito tanto epidemiologico che tossicologico. In secondo luogo, i risultati che abbiamo ottenuto confermano come studi epidemiologici, basati su bioindicatori di esposizione 'periferici', quali il sangue o le urine, siano di interesse assai limitato per la valutazione dell'effettiva esposizione ai contaminanti ambientali da parte degli organi ed apparati specificatamente colpiti da patologie quali appunto questa malattia neurodegenerativa. Vorrei, infine, esprimere un ringraziamento a quanti hanno reso possibile lo studio: ai colleghi, ai pazienti e ai controlli, ed a chi ha sostenuto l'indagine, ovvero all'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica Aisla nelle sue sedi di Modena, Reggio Emilia e nazionale, le Ausl di Modena e Reggio Emilia, e la Fondazione Pietro Manodori di Reggio Emilia".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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