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"LE DONNE SANNO FARE SQUADRA, CONTINUO A CREDERE IN QUESTO"

Intervista alla giornalista e scrittrice Raffaella Ferrè (nella foto a sinistra), una delle voci del movimento Se non ora quando?: "Le donne si aiutano, hanno una straordinaria capacità di fare squadra, e in questo io continuo a credere".

Donne, lavoro, violenza, futuro: intervista alla giornalista e scrittrice Raffaella Ferrè. 

Raffaella Ferrè (nella foto a sinistra), giornalista e scrittrice, viene da Eboli. Da almeno 6 anni è sulla scena editoriale italiana con i suoi romanzi e soprattutto con il suo blog www.santaprecaria.com. Un suo breve

scritto ha aperto la manifestazione del comitato Se non ora quando? in piazza del Popolo a Roma lo scorso febbraio. Scrive per il portale www.napolicittasociale.it e a maggio è uscito il suo nuovo romanzo "Inutili Fuochi". A lei abbiamo chiesto se l'Italia sia ancora un Paese per donne.

Gli ultimi dati Istat dimostrano il dramma del rapporto donne e lavoro al Sud. Solo 2 su 10 riesce a trovare un'occupazione: il nostro non è ancora un Paese per donne?

Non credo che l’Italia non sia un paese per donne perché le donne in Italia vivono, lavorano, sperano. Credo, piuttosto, che la vita che facciamo in questo Paese non sia una vita giusta ed equa e la mia convinzione valica le distinzioni di genere. Chiunque ammetta di avere un bisogno, che sia di riconoscimento del proprio valore e del proprio impegno, oggi fatica molto più di un tempo. Non mi è possibile, al momento, dire a gran voce, a me stessa o a un altro che è questione di attesa, di studio, di ricerca o di speranza. Al massimo posso dire che qualunque cosa succeda, la si supera, e non è una cosa buona come può sembrare, perché nella frase c’è una condanna che è quella di andare avanti comunque, anche se non vuoi. La vita lavorativa, per come la conosco da quando ho cominciato dieci anni fa, è un gigantesco tapis roulant, guai a metterti seduta, come minimo ti sporchi, ti graffi, se non stai attenta la gente ti passa addosso senza chiedere, perché la gente ha già i fatti suoi a stare dritta in piedi.

Le difficoltà aumentano quando si diventa madri: dal 2008 sono state licenziate 800mila mamme. In questo scenario come si trasforma l'aspirazione e il concetto di maternità?

Essere una donna lavoratrice e madre era una condizione difficile da gestire già 30 anni fa. Mi spiego: sono nata al sud, da una coppia che ha sempre dovuto fare i conti con le difficoltà economiche e lavorative. Mio padre non ha avuto un lavoro fisso per tutta la mia infanzia, oggi lo si chiamerebbe precario, al tempo lo si definiva semplicemente un disoccupato che pur avendo una laurea faceva lo stagionale nei campi. Mia madre aveva un lavoro fisso, con turni che le concedevano pochissimo tempo per occuparsi dei bambini. Il vero welfare, già all'epoca, erano i nonni, gli amici di famiglia. Lo Stato era già assente. Oggi abbiamo una "giustificazione" in più, quella della crisi economica. Il lato pratico è ancora completamente scollegato da quello delle aspirazioni, eppure, forse perché credo che la rinascita del Paese debba passare necessariamente attraverso le generazioni future, io stessa, da donna che non ha mai conosciuto altro che lavori a tempo determinato e che ha visto una certa stabilità solo in proroghe a 3 mesi, spero di diventare mamma.

Lei è una dei volti e delle voci di "Se non ora quando": da dove deve ripartire il movimento?

I volti e le voci sono tanti, io ho scritto per il comitato SNOQ le parole introduttive alla manifestazione del 13 febbraio. Spero che continuino con l'opera di sensibilizzazione, che la discussione possa riguardare anche quelle forme di discriminazione e violenza di genere che viene perpetrata quotidianamente e silenziosamente. Dal 13 febbraio è nata una nuova capacità di autoanalisi della propria condizione: per questo motivo io sono fiera di aver dato un contributo.

La cooperazione sociale ha percentuali di occupazione femminile completamente opposte a quelle nazionali e molte donne ricoprono ruoli dirigenti a differenza del sistema Paese: resta un'eccezione o un modello da esportare?

Spero non rappresenti solo un'eccezione anche se, per me, la vera parità tra i sessi sarà raggiunta quando non avremo più bisogno di calcolare alcuna percentuale.

A tutto ciò si aggiungono i casi di violenza: una ogni due giorni, almeno per coloro che sporgono denuncia. Qualcuno ha parlato di femminicidio ed è intervenuta anche Clio Napolitano, qual è la tu opinione?"

Le donne uccise per mano dei loro uomini, partner, amanti, mariti o ex dall'inizio dell'anno sono quasi 100 (98, ndr), ricordo di aver letto ultimamente. E bisogna rendersi conto che questo è solo l'aspetto più evidente di una serie di dinamiche di violenza all'interno delle relazioni. Si è parlato di femminicidio e a Napoli è nato nello scorso aprile il comitato “RiCominciare”, per chiedere al governo, una legge che equipari le vittime di violenza e discriminazione sessuale alle vittime per mafia e terrorismo. Io credo che il primo passo da fare resti quello della consapevolezza. Le associazioni presenti sul territorio possono fare molto anche con semplici incontri che aiutino a informare, capire e comprendere e mi auguro continuino a farlo. In rete sono presenti moltissimi gruppi che possono fornire un grosso aiuto e per tantissime donne rappresentano il primo passo verso un riconoscimento del proprio dolore. Le donne si aiutano, hanno una straordinaria capacità di fare squadra, e in questo io continuo a credere.

 

Giuseppe Manzo

@peppemanzo

 

 

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