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BOLDRINI: "FONDI ADEGUATI PER I CENTRI ANTI VIOLENZA". A CASERTA "EVA" COMPIE 10 ANNI

La presidente della Camera alle "Donne in rete contro la violenza" si dice soddisfatta della task force annunciata dal ministro Idem e della proposta di ratifica della Convenzione di Istanbul: “Le case non possono ricevere finanziamenti inadeguati". A Maddaloni compie 10 anni il Centro Eva: dal 2003 ha sostenuto 700 donne e ne ha ospitate 103 insieme a 104 bambini. 

 

 

 

 

“Sul fenomeno del femminicidio a cui siamo assistendo in Italia, di emergenziale non c’è nulla. Il problema è strutturale e culturale”. Così il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, in un messaggio inviato questa mattina all’associazione D.i.Re, Donne in rete contro la violenza in occasione del convegno “Dai centri antiviolenza azioni e proposte per rafforzare la libertà delle donne” in corso oggi a Roma. “Le cronache quotidiane sui femminicidi e sulla violenza contro le donne non fanno altro che dimostrare – si legge nel messaggio -, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto fondamentale siano i centri antiviolenza. Lo dicono chiaramente i numeri se in un solo anno 15mila donne si sono rivolte ai vostri 61 centri, vuol dire che la richiesta di aiuto è tanta e non ci si può voltare dall’altra parte”. Per Boldrini non c’è tempo da perdere. “Le case non possono ricevere finanziamenti inadeguati – ha chiarito -. C’è bisogno di qualcosa di stabile e duraturo che permetta di garantire alle donne protezione e sicurezza nel lungo periodo. Insomma, niente logiche emergenziali”. Al governo, la richiesta di adoperarsi “per rispondere all’esigenza di dare respiro alle strutture che aiutano le donne”. Positiva per Boldrini, inoltre, la decisione della ministra per le Politiche giovanili e delle Pari opportunità, Josefa Idem, di creare una task force sul tema, ma anche la notizia della volontà del Parlamento di ratificare la convenzione di Istanbul. “Il 27 maggio è in aula alla Camera il provvedimento di ratifica della convenzione di Istanbul  proposto da parlamentari di diverso orientamento politico. Un primo passo importante di questo passo del Parlamento su questo tema”

L'esperienza del Centro Eva: dal 2003 accoglie vittime di abusi e violenze

Compie 10 anni Eva, centro antiviolenza e casa di accoglienza di Maddaloni che riceve le donne vittime di violenza e abuso intra ed extra familiare e i loro figli. Raffaella Palladino, presidente della Cooperativa Sociale E.V.A. ripercorre la storia del servizio che dal 2003 ha sostenuto 700 donne e ne ha ospitate 103 insieme a 104 bambini.

Il Centro Eva. Eva, finanziato ai sensi della lex 328/00 dall’Ambito territoriale C1 (Maddaloni), nasce nell’agosto del 2003 nel comune di Maddaloni grazie alla Cooperativa Sociale Eva fondata nel 1999 da un gruppo di donne attive nelle politiche di genere che oggi gestisce tre centri antiviolenza in provincia di Caserta e una casa accoglienza a Napoli. Nonostante tanti progetti e servizi sociali stiano subendo con la crisi tagli finanziari tali che li costringono a chiudere, il centro Eva continua a fare in modo esemplare il suo lavoro, grazie all’impegno e la continuità di tante donne, tra cui ex utenti diventate operatrici.          
“Dal 2003 non ci siamo fermate un solo giorno- racconta Raffaella Palladino-. Merito dell’amministrazione comunale che fin dall’inizio ha creduto nel progetto, e dopo 6 mesi lo ha trasformato in servizio. Ma soprattutto per il fatto che rappresenta un punto di riferimento e un’opportunità irrinunciabile per le donne della provincia di Caserta e non solo”. 
Il centro Eva è referente provinciale per il numero verde nazionale antiviolenza 1522 e la casa alloggio ospita anche donne provenienti dalla Provincia di Napoli. 
Di fatti, l’unica casa alloggio nel Comune di Napoli è Casa Fiorinda a Soccavo, gestita sempre dalla Cooperativa Eva. Ma anche “i posti a casa Fiorinda non bastano per coprire la domanda delle donne di Napoli- sottolinea Palladino-, così spesso le donne vittime di violenza vengono mandate dalle suore, nelle case famiglia per madri gestanti o con figli minori. E se in queste strutture che non ci sono operatori specializzati che attuano percorsi mirati alla ricostruzione dell’autostima e dell’autonomia, le donne permangono in una situazione di rischio”. 
Nella mission di Eva c’è anche la diffusione di una cultura innovativa in relazione alla violenza di genere attraverso percorsi formativi e informativi e azioni di ricerca, di analisi culturale, di confronto e di dibattito, di sensibilizzazione e di formazione.        
“Purtroppo ancora buona parte di teorici della violenza la imputano ad una corresponsabilità delle vittime ritenute portatrici di patologie psicologiche. Nulla di più falso: tutte le donne sono potenziali vittime, al di là del loro titolo di studio o delle caratteristiche individuali, perché la violenza di genere è un problema culturale e sociale trasversale che riguarda la modalità di relazionarsi tra uomo e donna. Nonostante i processi di emancipazione delle donne, gli uomini continuano a considerarle una merce. Non è un caso che quando la donna lascia il compagno o lo denuncia scatta la violenza perché l’uomo perde quella che considera una sua proprietà.          
Un altro mito da sfatare è che la violenza sia in crescita: i casi di femminicidio restano costanti- sono stati 127 nel 2012, 124 anno l’anno prima-. Quello che sta finalmente sta aumentando è la visibilità della violenza di genere”.

Il percorso delle donne. Il centro di accoglienza è aperto tutti i giorni con continuità di orario e per tutti giorni dell’anno garantendo una disponibilità all’accoglienza anche in situazioni di emergenza. Eva rappresenta un luogo sicuro dove sottrarsi alla violenza e riflettere sulle situazioni e sui vissuti; tra i servizi offerti: accoglienza; orientamento; consulenza Legale; consulenza psicologica; gruppi di auto-aiuto;  accompagnamento nel percorso di reinserimento lavorativo; azioni di sensibilizzazione; sportello di orientamento al lavoro. L’equipe è formata da operatrici specializzate che hanno competenze specifiche di genere, tra loro anche psicologhe tirocinanti della SUN, alcune delle quali sono diventate operatrici.
Le donne arrivano ad Eva contattando il numero verde 1522, recandosi al centro spontaneamente, su segnalazione altri servizi, o a seguito di una denuncia formale sebbene questa non sia affatto indispensabile ad esempio per essere accolte nella Casa alloggio; “siamo contrari all’obbligo di denuncia che qualora imposta, si configura come l’ennesima violenza. La donna deve essere libera di sceglierla o meno. Le donne arrivano con traumi terribili, ma per prendere consapevolezza di ciò che è accaduto, riconoscere la propria autonomia emotiva e ricostruire la propria identità hanno bisogno di tempo. Acquisiscono man mano un’indipendenza emotiva, economica, dalle relazioni”.

L’indipendenza economica: l’obiettivo più difficile da raggiungere. Ma se il processo di emancipazione psicologica può concludersi anche nell’arco di tre, sei mesi, l’indipendenza economica e abitativa difficilmente si ottiene in questo lasso di tempo. “La Provincia di Caserta al pari di quella di Napoli sono luoghi dove non c’è lavoro e si vive peggio. Se le donne che subiscono violenza possono avere un titolo di studio elevato, un lavoro e una rete sociale, quelle che ci chiedono accoglienza nella casa sono di solito sono quelle più povere, con un alto malessere e poche opportunità di autonomia. In tante non avevano la terza media e l’hanno presa da noi. Per loro è fondamentale creare opportunità di lavoro”. 
In collaborazione con la Coop. Dedalus nell’ambito de “la Casa delle differenze” la Cooperativa Eva ha promosso dei corsi di cucina e cucito a Napoli, mentre nella casa alloggio che gestisce a Casal Di Principe, con il sostegno della TIM, ha attrezzato una cucina dove sono realizzati corsi di formazione e attività di catering con le donne. “Attualmente stiamo producendo marmellate e conserve che Rosso Pomodoro sta proponendo in tutti i punti ristorazione”.

I bambini: sempre più vittime di abusi sessuali. Sempre più spesso oltre alle donne, anche i loro figli sono vittime di violenza diretta, oltre che indiretta. “I bambini figli di donne vittime di violenza sono devastati: i sintomi della violenza assistita è comune a tutti. Tuttavia, secondo una relazione interna ai centri antiviolenza italiani, i figli di donne vittime di violenza sono sempre più essi stessi vittime di violenza sessuale. Ciò avviene nel 40% dei casi.        
Noi di Eva, abbiamo addirittura la sensazione che la percentuale sia in crescita e superi il 40%. Sempre più spesso accogliamo anche giovanissime donne abusate, ad esempio una ragazza di 20 anni ci ha raccontato che dai 12 anni ha subito violenze sessuali da parte del padre. E’ un fenomeno sul quale non ci sono ancora ricerche approfondite e si possono solo avanzare supposizioni, tuttavia se la violenza di genere ha una causa soprattutto culturale, abusare dei propri figli ha motivazioni patologiche”.

I successi del Centro. “Personalmente una delle cose di cui sono più orgogliosa è che tante donne prima ospiti sono rimaste a lavorare con noi e oggi sono le operatrici migliori - sottolinea Raffaella-. Tutti i centri antiviolenza inoltre condividono il risultato che  nessuna donna che è stata seguita è poi rimasta vittima di un femminicidio. Ma se è vero che la rete antiviolenza, quando c’è funziona, è evidente che tutti gli episodi di violenza di genere e sui bambini che accadono quotidianamente sono da imputarsi anche alla carenza di fondi, al ridottissimo numero di centri antiviolenza, soprattutto al sud, e alla scarsa competenza degli assistenti sociali. Bisognerebbe moltiplicare all’infinito gli investimenti a partire dalla formazione di operatori specializzati e dalla promozione della cultura di genere”.

Redazione (Fonti: Redattore sociale e napolicittàsociale.it)

 

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