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INTERVISTA A LAURA PUPPATO: UNICA DONNA CANDIDATA ALLE PRIMARIE DI CENTROSINISTRA

Intervista a Laura Puppato, l'unica candidata donna alle primarie del centrosinistra. Consigliere regionale in Veneto, la Puppato risponde a tutto campo su welfare, terzo settore, cooperazione, occupazione femminile e servizi alla persona: "in tema di lavoro è necessario innalzare il tasso di occupazione femminile e migliorare le tutele rispetto a gravidanza, maternità e paternità. Servono tutele sociali della maternità delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici simili a quelle previste per le lavoratrici dipendenti".

 

Cinquanta organizzazioni sindacali e sociali della Rete "Cresce il welfare, cresce l'Italia" sono scese in piazza il 31 ottobre u.s. contro il Ddl Stabilità (aumento Iva per le coop sociali, ad esempio) e per chiedere il rifinanziamento del Fondo sociale: perché il welfare non è un priorità nell'agenda politica?

Ho paura che anche nel nostro Paese sia passata l'idea che non possiamo più permetterci lo Stato sociale che abbiamo conosciuto fino ad ora. Mi pare chiaro che l'orientamento generale del Governo sia rimettere ordine le casse dello Stato pescando nelle tasche dei cittadini in modo trasversale. Noi dobbiamo capire che Welfare non è spesa a fondo perduto, è un grande motore di sviluppo anche economico. Ogni euro dato al volontariato e alla cooperazione si trasforma in 10 euro di servizi! Cosa sarebbe la nostra vita senza gli asili nido, un'assistenza domiciliare integrata e funzionante, i servizi per i disabili. Quanti posti di lavoro creeremmo o faremmo emergere dal nero investendo davvero in tutto questo?

Molti esponenti del Terzo settore hanno parlato di un disegno del governo tecnico: rimandare le politiche sociali al "capitalismo filantropico". Sarà questo il futuro del welfare in Italia?

Spero di no. Primo perché è tutto da dimostrare che i capitalisti siano filantropi, secondo, come recita l'articolo 3 della nostra Costituzione, sta allo Stato assicurare una vita dignitosa ai cittadini e non mi pare che questo concetto si possa declinare in “affidiamo questo compito alla bontà del miliardario di turno”. Il Governo legiferi perché i capitalisti paghino il giusto sulle rendite finanziarie e sui patrimoni che possiedono. In questo modo lasciamo a ciascuno il compito che gli è proprio.

Lei è consigliere regionale di una delle più floride regioni del Nord che può vantare una certa stabilità nel sistema del welfare. Per quanto riguarda questo territorio quali sono i principali interventi nel settore socio-sanitario messi in campo attualmente?

Il Veneto è sicuramente un modello di integrazione socio-sanitario d'eccellenza che però negli ultimi anni sta soffrendo dei forti tagli messi in campo dai governi e soprattutto è strozzato dal vincolo del Patto di Stabilità applicato alle amministrazioni locali. Anche ciò che funziona si trova sottoposto a tagli lineari e pesanti. Noi del Partito Democratico siamo all'opposizione in Regione, impegnati in questo momento a salvare quell'eccellenza che le altre regioni ci riconoscono. Abbiamo approvato da poco il nuovo piano socio-sanitario che alla regione mancava: una delle caratteristiche è il potenziamento di alcuni ospedali come grandi hub territoriali e la riconversione degli altri in strutture intermedie, centri per l'Alzheimer e altro. Ma da questo piano mancano tantissime cose: gli aspetti sociali sono trattati con grande superficialità, soprattutto negli ambiti della disabilità, della salute mentale, dell’infanzia-famiglia-adolescenza, degli anziani e delle dipendenze. Oltre a non essere definiti i livelli essenziali di assistenza sociale.

Nella sua carriera politica, prima ancora di ricoprire questo ruolo, è stata sindaco: già in quegli anni gli enti locali subivano notevoli tagli ed erano stretti all’interno di un duro Patto di Stabilità, come pensa sia possibile ora per le Amministrazioni continuare a garantire i servizi in questo clima di ristrettezze?

L'Italia è caratterizzata dalla presenza di piccoli comuni che fino ad oggi gestivano in proprio tutti i servizi al cittadino. Oggi non è più possibile continuare così. In Veneto abbiamo avviato in questo periodo dei percorsi che porteranno alla fusione di molti comuni sotto i 5mila abitanti. Dove questo non avviene è necessario che venga imposto loro almeno di aggregare i servizi erogati in aree limitrofe, una scelta che porta con sé una maggiore efficienza nell'uso delle risorse. È importante che gli amministratori scelgano i servizi minimi universali a cui non si può rinunciare e, sul resto, chiamino i cittadini a compartecipare. Come politico ritengo più importante costruire infrastrutture sociali per sostenere i più poveri piuttosto che autostrade e grattacieli.

La cooperazione sociale in Italia è un pezzo importante di quell'economia civile che il governo sembra ignorare: 5 milioni di utenti e 350mila lavoratori impiegati, tra cui tante donne e molti giovani under 35. Qual è la sua posizione sul rapporto pubblico-privato sociale?

A me piace uno Stato che fissi una cornice di regole utili al buon funzionamento della “macchina sociale” ma non credo che debba gestire in prima persona ogni servizio offerto ai cittadini. Penso si debbano utilizzare le risorse che ci sono a livello centrale per finanziare le iniziative virtuose del privato sociale che sa essere il vero protagonista sul territorio delle azioni che servono davvero a dare risposte ai bisogni concreti delle terre su cui opera. La personalizzazione dei servizi territoriali è una pratica virtuosa: la società è cambiata non è più tempo di risposte uguali per tutti da Taormina a Venezia. È per questo che ritengo strategico che questo settore vada sostenuto e non gravato da aumenti dell'Iva sui servizi erogati e tagli iniqui alle risorse necessarie a garantire la qualità o addirittura la sopravvivenza dei servizi stessi.

Lei è uno candidati alle primarie del centrosinistra: quali sono le sue proposte in tema di welfare nel caso dovesse guidare il Paese o essere parte di una futura maggioranza di governo?

Per prima cosa introdurrei a livello fiscale il fattore famiglia: più figli più spese riconosciute. Questa misura comporterebbe da subito incrementi di reddito variabili tra i 200€ e gli oltre 1000 € al mese per famiglia. Aumentare la professionalità di chi si occupa di anziani e disabili, aumentando così le possibilità di lavoro qualificato. Così l’assistenza a domicilio, che è più a misura d’uomo e meno onerosa, deve essere avvantaggiata rispetto a quella effettuata nelle strutture pubbliche. Sostegno concreto al non-profit. La società oggi è dinamica, si auto-organizza e il settore non-profit risponde frequentemente alle domande che lo Stato lascia inevase, sostenendo una parte non solo sussidiaria di welfare. È giusto che chi opera in modo da essere utile alla società venga favorito da particolari sgravi fiscali: non solo lo Stato deve erogare e sostenere progetti, ma anche riconoscere il lavoro sociale e premiare fiscalmente quello che viene prodotto.

Lei è l’unica donna candidata alle primarie: il tema della parità di genere è fortemente sentito dalla cooperazione sociale dove, stando ai dati, la maggioranza dei lavoratori è donna. Come intende che si possa sviluppare il processo di parità di genere che a tutt’oggi ancora non è così culturalmente diffuso e accettato come dovrebbe?

Servono “politiche di genere” che riguardano tutti: la condizione delle donne investe trasversalmente tutta la società e non è un “problema” a sé, un diritto minore, né va visto come un fronte su cui uomini e donne devono competere. Al contrario tutte le evidenze dimostrano che il progresso della condizione femminile ha sempre ricadute positive su tutta la società. Dovendo essere breve, ma su questo il mio programma è dettagliato, direi che in tema di lavoro è necessario innalzare il tasso di occupazione femminile e migliorare le tutele rispetto a gravidanza, maternità e paternità. Servono tutele sociali della maternità delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici simili a quelle previste per le lavoratrici dipendenti. A questo vanno aggiunte politiche che facilitino la presenza delle donne in politica, un diritto di rappresentanza ancora ampiamente al di sotto degli standard europei. Aggiungerei azioni concrete su prevenzione della violenza di genere e tutela delle vittime, difesa della L.194 relativamente alla tutela della madre e del nascituro come anche per l’interruzione volontaria di gravidanza. Modifica della L. 40 sulla fecondazione assistita. 

Giulia Casarini

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