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CLANDESTINITÀ , OSCE: "REATO FAVORISCE TRAFFICANTI"

 

“Il reato di clandestinità deve essere abolito perché è un’altra possibilità per i trafficanti di esseri umani di sfruttare il fenomeno ed è un ostacolo per le vittime”. E’ quanto ha dichiarato Maria Grazia Giammarinaro, Rappresentante speciale dell’Osce per la lotta al traffico di esseri umani, nel suo intervento di conclusione di un convegno sulla tratta di persone che si è svolto nella sala Aldo Moro di Montecitorio, alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini, del Procuratore nazionale antimafia pro tempore Giusto Sciacchitano e di Maria Cecilia Guerra, vice ministro del Lavoro e Politiche Sociali.

“Insieme alla connessione tra contratto di lavoro e status di residenza, sono due aspetti che vanno riconsiderati” ha detto Giammarinaro che presentava i primi risultati della sua visita in Italia. La relatrice speciale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha espresso “solidarietà a Cecile Kyenge” e preannunciato che la ministra per l’Integrazione “sta prendendo in considerazione nuove proposte per l’emersione dei fenomeni di sfruttamento”.

Giammarinaro è intervenuta per due volte nel corso del convegno. Oltre alle conclusioni dopo un breve dibattito con i rappresentanti delle associazioni anti tratta, la rappresentante Osce aveva anche fatto una prima relazione sulla situazione italiana, subito dopo il discorso di saluto della presidente Boldrini. “La novità di questi anni è che siamo consapevoli che il traffico di esseri umani è un fenomeno di massa – ha riferito - Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro, almeno 800mila persone in Europa sono vittime di tratta”.

Venendo al caso italiano, “ci sono interi settori della vita economica del Paese che sono infestati da questo fenomeno para schiavistico – ha spiegato Giammarinaro - Stiamo arrivando al livello di guardia. Sono in aumento lo sfruttamento lavorativo e l’accattonaggio, che coinvolge soprattutto minori. L’Italia è un paese che ha iniziato molto presto e bene la sua attività con una norma sociale di contrasto, l’articolo 18, che sto promuovendo a livello internazionale, in cui l’assistenza non è condizionata da una previa collaborazione con la giustizia. Purtroppo il percorso sociale non è più attuato: è sulla carta, è lettera morta perché viene attuato solo il percorso giudiziario”. 

Rivolta al vice ministro Guerra, ha continuato: “i programmi di protezione sociale non sono stati rifinanziati, i relativi bandi non sono usciti. Ci 26mila persone assistite dalle associazioni che riescono a operare anche con cifre modeste, nessun altro paese può vantarlo. Se il bando non esce, a dicembre avremo 26mila persone per la strada, e sappiamo cosa si intende”. 

Per quanto riguarda lo sfruttamento lavorativo, “per chi lo subisce, il problema vero è avere indietro il proprio salario o almeno un ristoro che consenta di riprendere in mano la propria vita – ha spiegato la rappresentante dell’Osce - I processi penali sono pochi e non sempre si concludono con condanne, per fortuna il sindacato è diventato più attivo. Ma gli imprenditori devono essere consapevoli che non si può tollerare che ci sono imprenditori che ancora usano il lavoro paraschiavistico”. È proprio sulla tratta a fini di sfruttamento in agricoltura e nell’edilizia che si è concentrato l’intervento di Giammarinaro.  “Noi abbiamo ancora oggi il problema dell’emersione di questo fenomeno – ha detto -  Non c’è convenienza a denunciare lo sfruttamento, la triste verità è che i controlli sul lavoro irregolare comportano l’espulsione dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, i controlli devono essere per chi li sfrutta non per chi è sfruttato. I Cie devono essere aperti alla presenza di lavoratori e lavoratrici sociali per instaurare rapporti di fiducia con queste persone. Nei Cie finiscono le vittime di sfruttamento sessuale”.  

Secondo la relatrice Osce, “serve l’istituzione di un National Rapporteur, perchè abbiamo uno dei sistemi più avanzati ma non c’è una visione d’insieme e uno strumento di monitoraggio”.

Infine, Giammarinaro ha sottolineato che “il traffico di esseri umani è una forma di gravissima violenza contro le donne, sfruttate nel lavoro domestico, turistico alberghiero e in agricoltura”, oltre che per essere costrette alla prostituzione. “E’ vero che si tratta di moderna schiavitù, questo non è uno slogan – ha detto - è schiavitù quando si prende un salario misero di cui la maggior parte va agli intermediari e quello che resta è solo per la sussistenza, quando si viene picchiati perché si rivendica il proprio salario. È una condizione para schiavistica. Ma è un fenomeno culturale la mancata percezione del grave sfruttamento para schiavistico, siamo difronte a una sorta di normalizzazione”. 

 Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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