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GIORNATA MONDIALE RIFUGIATO: UNHCR CRITICA L'ITALIA, GLI IMPEGNI DEL MINISTRO KYENGE

 

 

 

Giornata mondiale del rifugiato 2013. Dati, polemiche e impegni per potenziare le strutture di accoglienza stanno connotando questo 20 giugno. Ad attaccare l’Italia è Lorens Jolles, delegato Unhcr per l’Europa meridionale: “Ogni estate si trova impreparata di fronte agli sbarchi”. Intanto arrivano i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e il ministro Kyenge avverte: “Serve Piano nazionale per l’integrazione”.

Unchr critica il nostro Paese

Per l'agenzia stampa Redattore Sociale la giornalista Raffaella Cosentino ha intervistato il delegato Unhcr Lorens Jolles e ha curato gli approfondimenti sul tema della giornata: “Il sistema italiano di asilo è impreparato a fronteggiare gli arrivi di migranti durante l’estate, ormai ampiamente prevedibili. A muovere queste accuse all’Italia sono l’Alto commissariato Onu per i rifugiati e il Consiglio italiano per i rifugiati. “Quello che sta succedendo adesso non è una situazione fuori dal comune. Io non parlerei né di un’emergenza nazionale, né ancora di un’emergenza a Lampedusa – dichiara - Però è un po’ difficile spiegare come mai ogni anno in questo periodo ci si trova impreparati, io direi quasi con le braghe per terra”. Su questa espressione colorita, il rappresentante in Italia dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati specifica: “non voglio sminuire gli ostacoli e le difficoltà che ci possono essere per l’accoglienza nei centri e per la logistica, però non è la prima volta, è la regola aspettarsi un flusso maggiore di arrivi in estate”.

Agli occhi di Jolles, “il problema è di tutto il sistema d’accoglienza italiano, però è Lampedusa che ne subisce le conseguenze”. Il delegato Unhcr loda i lampedusani. “Ho un rispetto enorme per i cittadini di Lampedusa che in tutti questi anni hanno dimostrato una grande civiltà, tolleranza, umanità – dice - Pochi avrebbero fatto quello che hanno fatto loro, però devono anche vedere che ci sono i trasferimenti rapidi delle persone che arrivano sull’isola”. Invece l’Italia si è lasciata di nuovo sorprendere da un fenomeno ormai consueto e decennale. “Dopo l’incendio del 2011 non sono stati ancora presi provvedimenti per ristrutturare il centro di accoglienza a Lampedusa, che ha una capienza odierna di 250 persone, quando in passato poteva accoglierne 800 e ci sono in questi giorni a Lampedusa oltre 1000 persone – afferma Jolles - Al contrario dovrebbe esserci un sistema collaudato che preveda due cose: una disponibilità maggiore di posti sull’isola per fare sì che non ci sia un’emergenza ogni volta che arrivano più di 250 persone e un meccanismo di trasferimenti rapidi, nel giro di 48 ore, di quelli che arrivano, perchè Lampedusa ha sempre avuto la caratteristica di essere un centro di transito”.

Jolles sottolinea che sono “pochissime” le persone spostate dall’isola dal 15 al 18 giugno, quando “sono state trasferite solo 150 persone su più di mille arrivate”. Il delegato Unhcr specifica: “non dico che è facile farlo. Ma è meglio che i problemi ci siano sulla penisola e non a Lampedusa, perché l’isola non è preparata per questo, è troppo piccola per gestire gruppi grandi di persone e lì ogni problema, come il sovraffollamento del centro, è molto più difficile da gestire, risulta amplificato. Bisognerebbe avere un meccanismo che possa gestire una crescita stagionale come quella che c’è adesso”.

I dati

Sono 7.200 i “boat people” arrivati via mare sulle coste italiane nel corso del 2013. La cifra la fornisce Flavio Di Giacomo, responsabile comunicazione Oim, basandosi sul monitoraggio dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni. Il numero è lievemente più alto di quello fornito dal ministro dell’Interno Angelino Alfano di 6970 persone. Facendo un paragone con il periodo dal primo gennaio al 19 giugno 2012, l’anno scorso gli arrivi erano stati 3540, circa la metà in tutte le coste del sud Italia (Lampedusa, Calabria, Sicilia e Puglia).
L’anno scorso il totale di arrivi di migranti dal mare è stato di circa 13.200 persone in tutto il 2012.
“È un’emergenza umanitaria non un’emergenza degli sbarchi – spiega Di Giacomo - perché il rischio di naufragio è sempre presente, continuano a esserci morti in mare, il Mediterraneo continua a essere un cimitero, è questa per noi l’emergenza, non il numero di persone che arrivano”. Secondo il responsabile comunicazione dell’Oim, nel 2013 “siamo tornati ai livelli di qualche anno fa, nel 2012 c’è stata una frenata negli arrivi probabilmente dovuta al fatto che dopo la guerra in Libia i trafficanti non erano organizzati a fare partire le persone, evidentemente ora c’è un’organizzazione più efficace”. Intanto sono appena 600 le persone arrivate sulle coste che si sono dichiarate siriane dall’inizio dell’anno. Mentre sono 1300 i somali e quasi altrettanti gli eritrei.

Gli impegni

Serve un piano di integrazione sul territorio, per i rifugiati, un piano di progettazione delle loro vite, per risolvere le emergenze ma guardare anche al futuro”. Lo ha sottolineato la ministra dell’Integrazione Cècile Kyenge a margine della celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato, in corso di svolgimento oggi a Roma. “Bisogna considerare i rifugiati come cittadini –aggiunge - e in quanto tali pensare a un’ottica di integrazione. L’ Italia ha una tradizione di accoglienza e bisogna fare leva su questo. Bisogna cioè valorizzare questo lato dell’Italia per cercare di dare un approccio alle politiche di integrazione”. La ministra ha inoltre ribadito che il suo è un “ministero sentinella che cercherà dare un approccio di integrazione per consentire la continuità di vita a queste persone, una vita che non deve finire ma deve riuscire a riprogrammarsi”.

Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale dello Sprar, replica a Laurens Jolles, il delegato Unhcr in Italia sull’ampliamento da 3 mila a 5 mila posti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che, lamenta Jolles è ancora “solo sulla carta”, nonostante se ne parli da anni. “Da dicembre a oggi abbiamo attivato 1500 posti in più oltre ai 3 mila standard dello Sprar – afferma Di Capua – tutti messi a disposizione per svuotare il centro di Lampedusa, in due modi: trasferendo nell’accoglienza Sprar le persone che hanno ottenuto la protezione internazionale dai Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), questo ha permesso di liberare posti nei Cara e di trasferirvi i migranti arrivati sull’isola, o come avviene in questi giorni, portando direttamente con un ponte aereo le persone da Lampedusa alla rete Sprar, senza passare dai Cara”. Di questi 1500 nuovi posti, oltre 800 sono state le disponibilità dal 15 maggio ad oggi. Parte dei migranti sono stati portati nel Cara di Mineo (Catania), mentre 204 persone sono state trasferite direttamente dall’isola Pelagia allo Sprar nella giornata di ieri. “Altri 160 posti dovrebbero essere pronti entro pochi giorni” annuncia Di Capua.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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