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CARCERE, ANTIGONE: 37MILA I POSTI REGOLAMENTARI. POLEMICA RISTRETTI ORIZZONTI-DAP

 

 

 

"In realtà i posti nelle carceri italiane sono 8mila in meno rispetto a quelli formalmente certificati". Lo ha affermato Guido Gonnella, presidente di Antigone a margine della conferenza stampa del Cnca ieri a Roma. Secondo Gonnella, "l'amministrazione ha avviato un proprio rilievo sui posti letto reali. C'è una circolare del Capo dipartimento che ha chiesto a tutti i direttori di andare a verificare quali siano i reparti chiusi e pare che abbiano potuto verificare sul terreno che in realtà i posti regolamentari veri siano 37mila e non 45 mila, contro una popolazione carceraria di circa 66.130". Un dato, quello di oggi, che assegna all'Italia "il tasso di affollamento più alto dell'Europa dei 47, cioè del Consiglio d'Europa, quindi anche più alto della Serbia". Secondo Gonnella, la rilevazione del Dap dovrebbe terminare a fine maggio ed è destinata a valutare la presenza di reparti inutilizzati per manutenzione in corso o per altre ragioni, che in un primo momento venivano presi in considerazione nel conteggio dei posti letto.

 

“Esco dal carcere nel pomeriggio e mi ritrovo a leggere un comunicato stampa che inizia così: ‘L’Amministrazione Penitenziaria  contesta fermamente i dati sui suicidi e sui decessi naturali che periodicamente vengono pubblicati a cura del Centro di documentazione ‘Ristretti Orizzonti’. Ma qualcuno pensa davvero che ci sia bisogno di ‘gonfiare i dati’ dei suicidi in carcere per raccontare le condizioni di vita nelle carceri italiane, per spiegare il disagio, la sofferenza, la fatica di chi ci vive dentro, e anche di chi ci lavora?”. Inizia con questa considerazione la risposta di Ornella Favero, direttore responsabile di Ristretti Orizzonti, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che ieri aveva accusato proprio Ristretti Orizzonti di ‘gonfiare’ i dati sui suicidi in carcere (vedi il lancio nel notiziario di ieri).

Afferma la Favero: “Da sedici anni faccio informazione dal carcere e sul carcere, sono responsabile di un giornale e di un sito realizzato da detenuti e volontari, ai quali cerco di trasmettere il valore di una informazione onesta, sobria, non urlata. Da dodici anni pubblico sul nostro sito il dossier  ‘Morire di carcere’, che con altre associazioni curiamo per dare dignità alla morte delle persone, che in qualche modo ‘non hanno retto’ alla galera. Dignità significa anche un nome e un cognome, dove possibile, qualche pezzo della loro storia, e non semplicemente un numero nelle statistiche dell’Amministrazione penitenziaria. Forse i nostri criteri sono diversi da quelli dell’Amministrazione. A differenza dell’Amministrazione penitenziaria, infatti, noi riteniamo che ‘sia morto di carcere’ chi si impicca in cella e muore però in ospedale, e riteniamo anche che chi si mette un sacchetto in testa e perde la vita sniffando il gas ci abbia voluto dire che non ce la faceva più a vivere. Non è allora finalmente arrivato il momento, per l’Amministrazione penitenziaria, di dare un nome e un cognome alle persone che ‘cominciano a morire’ in cella e poi muoiono soffocate, impiccate, piene di gas? Non è arrivato il momento di confrontarsi con i nostri dati sulla base di una effettiva trasparenza, visto che noi i dati li pubblichiamo sempre, e non i semplici numeri ma tutto quello che riusciamo a sapere di quelle persone, perché stiamo parlando comunque di persone morte, persone che non ci sono più, persone che noi chiediamo solo di ricordare con un po’ di umanità?” 
Conclude la Favero: “Sono anni che sento anche dire che non è vero che per il sovraffollamento aumentano i suicidi, e certo lo sappiamo che nessuno si suicida perché sta stretto. Ma possibile che sia così scandaloso sottolineare che in posti, in cui invece di tre o cinque per cella sono in sei o in otto o dieci, ad  ammazzare il tempo perché non hanno nulla da fare nella desolazione delle galere sovraffollate, manca l’attenzione per le persone, manca l’ascolto, manca una idea di speranza e di futuro, ed è per questo che la gente sta male e qualche volta decide anche di togliersi la vita?”. 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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