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KYENGE: CITTADINANZA ATTESA DA 1 MILIONE DI BAMBINI

 

 

 

"Il tema della cittadinanza è una questiona nazionale. Riguarda un milione di bambini, ai quali dobbiamo dare una risposta": pur senza mai nominare lo ius soli, Cécile Kyenge, ministra per l'Integrazione, ribadisce l'importanza di cambiare la legge sulla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. E lo fa intervenendo a Milano, al Castello Sforzesco, durante la cerimonia con cui 200 bambini, nati nel capoluogo lombardo da genitori stranieri, hanno ricevuto dal Comune la cittadinanza simbolica. "Non dobbiamo avere paura del meticciato -ha aggiunto-. La realtà italiana è già meticcia: lo si vede nelle scuole, negli ospedali, se si va alla stazione ferroviaria. Questa quotidianità impone un cambio nella politica. Dobbiamo tutti affrontare questo tema, al di là delle ideologie". Sul triplice omicidio a Niguarda commesso da un immigrato di origine ghanese, la ministra ha sottolineato come "la violenza è da condannare sempre. La violenza non ha colore, né etnia. Siamo tutti uguali di fronte alla legge e chi sbaglia deve pagare".

A Milano i minori stranieri sono 45.793, di cui circa 34mila nati in Italia. Per la ministra "la concessione della cittadinanza simbolica è una buona pratica che lancia un messaggio a tutto il Paese, perché significa che lì dove una persona sceglie di vivere lì è casa sua". L'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, parlando ai bambini ha aggiunto che "questa è una città bella perché è fatta di tante storie diverse, di famiglie con nomi tanto differenti. La cittadinanza simbolica è un abbraccio per dirvi che Milano è una città per tutti e di tutti". L'assessore all'Istruzione, Francesco Cappelli, ha concluso sottolineando che "a Milano nessun cognome è straniero".

Roma: situazione minori

 “Minori bengalesi spinti dal Comune di Roma all’illegalità, alla strada e allo sfruttamento”. È quanto denuncia Salvatore Fachile, avvocato dell’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), commentando la vicenda dei due ragazzi bengalesi rinchiusi nel Cie di Ponte Galeria da circa 5 giorni. Secondo Fachile, “i due ragazzi sono solo la punta dell’iceberg, perché questa situazione riguarderà fino a 1.800 ragazzi bengalesi, solo a Roma. Da un po’ di mesi, infatti, il comune di Roma sta cercando di mettere fuori dai centri di accoglienza della capitale un numero elevatissimo di minori di origine bengalese precedentemente accolti presso le strutture comunali in base alle loro dichiarazioni suffragate da una visita presso un ospedale pubblico”. Si tratta di ragazzi che si sono presentati spontaneamente alla polizia, ha aggiunto Fachile, “che si sono dichiarati minorenni sottoponendosi anche ad una visita medica di accertamento dell’età presso una struttura pubblica che li ha riconosciuti minorenni, per poi essere ospitati presso delle strutture, con programmi di integrazione sociale”.
 
Circa 1.800 ragazzi già inseriti nei percorsi di integrazione che, fuori dai centri, potrebbero finire per strada. “Sono ragazzi destinati al circuito legale – ha aggiunto Fachile -, ma se li metti fuori, non fai altro che spingerli all’illegalità e allo sfruttamento”. Per circa 50 ragazzi risultati maggiorenni ad una seconda visita voluta dal Comune di Roma, intanto, non c’è stato scampo. “Sono stati fatti destinatari di un decreto d’espulsione, di una denuncia penale per truffa ai danni dello Stato e alcuni sono stati portati al Cie di Ponte Galeria”, ha raccontato Fachile, ma nel Cie di Ponte Galeria ad oggi ce ne sono solo due, per mancanza di posti. Per gli altri non c’è altro che la strada. “I ragazzi che non sono stati condotti al Cie sono stati sbattuti fuori con una denuncia penale per truffa ai danni dello Stato e con un decreto di espulsione – ha spiegato l’avvocato dell’Asgi -: non finiscono al Cie perché non c’è posto. Stanno per strada o ci finiranno presto. Aspettano l’ordine di uscita dalla casa di accoglienza perché si sono rifiutati di fare la seconda visita. Finiranno a dormire a Termini con un decreto di espulsione in tasca, ma nessuno di loro tornerà in Bangladesh. Sono destinati a rinforzare le fila di quelle persone che vivono nascoste e per strada”.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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