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IUS SOLI: SOSTENITORI, CONTRARI E MODERATI APRONO IL DIBATTITO

 

 

Uno “ius soli moderato” nella proposta a firma Kyenge. Il 21 marzo scorso, però, è stata depositata alla Camera dal Pd una proposta di legge di riforma a firma Bersani, Speranza, Chaouki e Kyenge. Il testo tratta solo la questione dei minori, un aspetto sul quale già nella precedente legislatura si era tentato di trovare un accordo. In particolare, l’articolo 1 bis sottolinea che può acquisire la cittadinanza italiana chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è nato in Italia e vi risiede legalmente senza interruzioni da non meno di un anno; chi è nato in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno vi risiede legalmente senza interruzioni da non meno di cinque anni; chi è nato nel territorio italiano da genitori stranieri o vi ha fatto ingresso entro il decimo anno di età a condizione che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria di primo grado o superiore presso istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale idoneo al conseguimento di una qualifica professionale. In sostanza si tratta non di un’acquisizione immediata della cittadinanza alla nascita, ma di uno ius soli temperato, sia  per i bambini che nascono da genitori stranieri ma legalmente residenti, sia per i minori che arrivano entro i dieci anni (condizione essenziale è la frequenza di un corso di studi completo).

Intanto si apre il dibattito ed ecco che si schierano favorevoli, moderati e contrari all’ipotesi di una legge di cittadinanza.

Chi frena

"Sullo ius soli io porrei dei temperamenti a questo diritto: il pericolo è che il nostro Paese di trasformi in tante cittadine che vengono a partorire in Italia pur di avere la cittadinanza. Bisogna stare attenti". Lo dice il presidente del Senato Pietro Grasso, ai microfoni di Radio anch'io, dove osserva: "Io sono per uno ius soli temperato dallo ius culturae, con alcuni requisiti: il soggiorno di un genitore da almeno 5 anni, per esempio, o che il minore frequenti la scuola".

Chi è contrario

Uno stop di Scelta civica all'annuncio del neo ministro all'Integrazione, Cecile Kyenge, di voler presentare un ddl sul tema dello ius soli per la cittadinanza ai minori figli di immigrati, nati in Italia. Durante una conferenza alla Camera per presentare una proposta di legge sulla cittadinanza breve (che contempli ius soli temperato, ius culturale e norme non solo per minori ma anche per gli adulti stranieri), Mario Marazziti, deputato del gruppo che fa riferimento a Mario Monti, e primo firmatario della proposta, spiega che un'iniziativa governativa sul tema creerebbe "imbarazzi" alla maggioranza che lo sostiene e che quindi sarebbe meglio partire dalle proposte di legge gia' depositate in parlamento che forse potrebbero portare "un largo consenso" attraverso un lavoro di mediazione tra le diverse forze politiche visto che gia' il Pdl e' salito sulle barricate per lo ius soli.

"Io credo innanzitutto- sottolinea Marazziti- che il messaggio lanciato dal ministro Kyenge sia troppo limitato al solo aspetto dello ius soli. Sarebbe un'iniziativa che non andrebbe a coprire tutte le problematiche della cittadinanza che comprende anche la questione adulti, apolidi, cittadini comunitari. Ci sono infatti molte fattispecie non contemplate nello ius soli che tra l'altro ha provocato critiche e reazioni molto forti da parte di alcune componenti politiche. In parlamento ci sono gia' nove proposte di legge annunciate e otto stampate, tra le quali anche una del Pd a firma Bersani, Speranza e della stessa Kyenge come deputata. E allora partiamo da queste proposte che contemplano le varie fattispecie. Un ddl su un unico elemento potrebbe non ottenere un consenso cosi' largo come noi auspichiamo".

Chi sostiene

"L'aggressione al ministro Cecile Kyenge sul tema della cittadinanza e dello ius soli è indice di un riflesso mai superato di una parte dello schieramento politico ad utilizzare l'immigrazione in termini demagogici e strumentali quando non palesemente razzisti". Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, che aggiunge: "Riconoscere i diritti di cittadinanza ai bambini nati e vissuti nel nostro Paese non e' solo un atto di civiltà, ma un messaggio di fiducia e di futuro ad un Paese che attraversa un momento drammatico. L'Italia infatti non puo’ continuare ad essere nella situazione paradossale di nascere ed investire su ragazzi destinati a diventare 'stranieri'".

Poi, prosegue: "La coalizione 'L'Italia sono anch'io', composta da 22 grandi associazioni della societa' civile, fra cui la Cgil, ha raccolto oltre 100.000 firme sotto una proposta di legge di iniziativa popolare e ha chiesto alla presidente della Camera di mettere in calendario, senza ulteriori indugi, la discussione in Parlamento. Quella, infatti, e' la sede dove puo' svolgersi un confronto, che ci auguriamo impegnato e civile, che porti ciascuno ad assumere le proprie responsabilita', fuori dalla nebbia della propaganda e dei titoli ad effetto".

Infine, Lamonica conclude: "Siamo vicini al ministro Kyenge e le facciamo i migliori auguri di buon lavoro. La sua presenza al governo e' uno dei tratti delle potenzialità e della ricchezza della societa' italiana, e le cose che ha detto sul tema dell'integrazione e dei diritti, sono tali da poter qualificare una politica e farci uscire dal clima plumbeo e xenofobo che ha caratterizzato la legislazione e gli interventi degli anni scorsi".

 

 "Non posso che condividere la posizione del Ministro Cecile Kyenge sulla riforma della cittadinanza". Lo ha dichiarato Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza.  "Oggi in Italia quasi un quinto dei bambini nasce da almeno un genitore straniero e quasi un milione di ragazzi di origine straniera frequenta le nostre scuole, ovvero l'8,5% della popolazione scolastica. È una realta' della nostra societa' con cui dobbiamo fare i conti, una questione che la politica dovrebbe affrontare mettendo da parte ogni possibile velo ideologico. Se e' vero che la capacita' della politica e' quella di interpretare i bisogni della societa', un passo avanti sul diritto di cittadinanza non e' piu' rinviabile. Come ha detto il Presidente della Camera si tratta di una questione di civilta', piu' volte sottolineata anche dal nostro Presidente della Repubblica, che si e' fatto il piu' autorevole portavoce della legittima aspirazione di coloro che sono nati in Italia, ma sono ancora giuridicamente stranieri, a diventare cittadini italiani. Occorre pertanto arrivare presto ad una legge- ha concluso il Garante- che nel rispetto della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia non discrimini tra i bambini che nascono in Italia da genitori stranieri ed i loro coetanei italiani. Con i quali gia' condividono studi, giochi, interessi, linguaggi e aspirazioni. In una parola, la vita". 

Polemiche su Lucia Annunziata 

Scoppia la polemica sulla giornalista, ex presidente della Rai, per le domande rivolte al ministro Kyenge. Così scrive Igiaba Scego su corriereimmigrazione.it: "L’apoteosi, il culmine dell’orrore, è stato quando la signora Annunziata ha ribadito e con una certa serietà: «Lei dalla sua Africa si porta dietro una quota di non so, poligamia, animismo. Sa che questo, diciamo, potrà esserle imputato prima o poi». Non credevo alle mie orecchie, Giuro! Ha detto davvero: «Potrà esserle imputato?». Ma la signora Annunziata ha presente cos’è l’Africa? Ha mai letto Wole Soyinka o Chimamanda Adichie? Sa che l’Africa è modernità? Sa che è un continente? Sa che l’Africa non è una, ma tante? Sa che molti paesi africani hanno tassi di alfabetizzazione informatica molto più alti dell’Italia?". E poi aggiunge: "Mi sono chiesta se al posto della neoministro Kyenge fosse stata presente una Laura Boldrini o una Emma Bonino, le domande sarebbero state le stesse? Credo di no. Sono sicura che la prima domanda sarebbe stata politica in quel caso e non si sarebbe saltati tipo cavalletta a quesiti da antropologo dilettante". Di fronte a queste critiche è doveroso un chiarimento per chi occupa posti rilevanti nell'informazione pubblica del nostro Paese. 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

 

 

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